Hong Kong, piovono polpette

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In realtà a piovere sono state soprattutto manganellate, rifilate dai poliziotti ai venditori di polpette. Loro ci tiravano mattoni, hanno replicato le forze dell'ordine. Superfluo chiedere chi siano stati i primi a cominciare.

Tutto è iniziato la notte tra l'8 e il 9 febbraio 2016, con un'operazione che doveva essere più di pulizia che di polizia. Le autorità di Hong Kong, sempre meno disposte a tollerare le anomalie dall'ex colonia britannica, in stridente contrasto con le severe regole vigenti nel resto della Cina, avevano deciso di mettere un po' d'ordine nel popolare quartiere di Mong Kok dove pullulano i venditori di strade con chioschi stabili e ambulanti.

Ne è nato un pandemonio che si è concluso con ventitré arresti, e una cinquantina di feriti tra cui quattro giornalisti. Senza contare l'elevato numero di passanti cui lo street food è andato di traverso a causa del fuggi fuggi e dell'acchiappa acchiappa, dell'intimazione «fermati o sparo!» urlato dai poliziotti. E infatti colpi di pistola sono stati esplosi. «Abbiamo solo sparato in aria», si giustifica il comandante la piazza.

Ma che cosa hanno di tanto pericoloso per l'ordine pubblico le polpette di Mong Kok e perché i loro venditori sono considerati «elementi radicali», dissidenti alla stregua dei manifestanti della rivolta degli ombrelli che nel 2014 tennero in scacco la polizia per ben undici settimane, picchiati e arrestati solo perché chiedevano democrazia e libere elezioni?

Le tanto contestate polpette, consumate a mo' di merenda o stuzzichino a ogni ora della giornata sia dai cinesi sia dai turisti, come tutto il cibo di strada è un ingresso nel vivo della megalopoli. Intingere le polpette di pesce nelle salse agrodolci o piccanti fa parte di un rito locale. La salsa servita la notte scorsa dai poliziotti, con l'acre fumo dei lacrimogeni che fa gocciolare gli occhi è senz'altro la versione più agra. Anzi, sgradevole.

Verrà mai il giorno in cui i cinesi capiranno che voliamo in Cina per le loro antiche usanze e non perché ci mostrino quanto sono bravi a imitare e superare l'Occidente? Per le loro polpette e non per gli hamburger americani. Per i noodles e non per la pizza «italiana». E neppure per i ristoranti con le stelle Michelin ivi dislocati dai francesi. E non sempre abbiamo voglia e risorse per mettere piede nei loro paludati ristoranti. Lasciateci passeggiare, lasciateci sgranocchiare, lasciateci circolare, non c'è nulla da sequestrare. Non toglieteci lo street food di bocca.

 

 

Uno dei tanti carrelli per la vendita dello street food

 

 

Sul web la rivolta delle polpette di pesce è stata battezzata #FishballRevolution con riferimento a #UmbrellaRevolution dagli ombrelli con i quali i manifestanti del 2014 si proteggevano dagli spray urticanti della polizia e usati per nascondere i volti. Secondo gli attivisti di Hong Kong Indigenous, un movimento «identitario» anti-cinese, l’obiettivo è di cancellare poco a poco la cultura locale, normalizzando Hong Kong e trasformandola in una «città completamente cinese». Ossia, in qualcosa per la quale non vale la pena di mettersi in viaggio.

È vero che con il film One night in Mongkok, il quartiere in questione non si è fatto una buona reputazione. Nella pellicola cinese è mostrato infatti come il territorio di caccia di bande e Triadi, quartier generale di bische e alberghi a ore. Tutto vero, ma il turista non se ne rende conto. Il massimo che gli può accadere è di venire borseggiato o truffato, come nel resto di Hong Kong. Come nelle più grandi città del mondo mete di turismo.

E poi bisogna lasciarglieli in tasca al turista gli spiccioli per fare shopping proprio a Mong Kok, dove abbondano quei mercati di strada che sono la quintessenza della cultura cittadina. Ladies street Market, dedicato all'abbigliamento, ai souvenir e ad altre curiosità, è il più frequentato dagli stranieri. Mentre i locali preferiscono i negozi e le bancarelle dell'adiacente Fa Yuen Street che offre vestiti, scarpe, accessori e articoli di marca overstock. Anche se l'abbigliamento fa la parte del leone, non mancano i fiori e gli animali d'affezione, a cominciare dai pappagalli. Merce di cui si sconsiglia l'acquisto, stante il giusto divieto d'importazione.

Chi agli acquisti preferisce le foto non deve perdersi Nathan Road, soprattutto di sera, quando la principale arteria del quartiere si anima e si accendono le luci al neon che in fondo sono quel che c'è di meglio in una metropoli dal ventre buio e dalle mente oscura. Ed è anche l'ora più adatta alle polpette. Da accompagnare con una tazza di tè. L'unica bevanda che può mettere d'accordo gli ex sudditi di Sua maestà Britannica con i fratelli maggiori. Fin che la prossima rivolta non li separi.

 

 

HONG KONG - MARCH 19: Neon lights on Mongkok street on March, 19, 2013. Mongkok street is a very popular shopping place in Hong Kong.

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