Israele, il ristorante dove i clienti di buona volontà pagano la metà

Un piatto di hummus

 

Un ristoratore che non vuol cedere all'isteria montante ne approfitta per farsi pubblicità. L'Humus bar, nella città di Kfar Vitkin, nel nord d'Israele, ha annunciato che dimezzerà il conto ai clienti arabi ed ebrei che si sederanno allo stesso tavolo, riferisce Times of Israel.

Da qualche settimana, una nuova escalation di violenza scuote la regione. Dal 1° ottobre, gli scontri, le aggressioni reciproche tra palestinesi e coloni israeliani e un'ondata di attentati anti-israeliani hanno provocato più di quaranta morti palestinesi, tra i quali parecchi autori degli stessi attacchi, così come un morto arabo israeliano da una parte e otto morti israeliani dall'altra, così come l'eritreo scambiato per un attentatore e linciato dalla folla.

«Paura degli arabi? Paura degli ebrei? Per noi, non ci sono arabi ed ebrei, ma solo esseri umani», si legge in un post sulla pagina Facebook del ristorante. È un piccolo gesto del proprietario a favore della coesistenza. «Se c'è una cosa che riunisce questi due popoli, è l'hummus (specialità di tutto il Medio Oriente a base di ceci, ndr)», ha dichiarato.

Un'iniziativa lodevole, ma solo un minuscolo passo per allontanarsi dal baratro che separa palestinesi e israeliani. La radice delle tensioni ha la sua origine nelle occupazioni, non nella cattiva volontà dei singoli individui, arabi o ebrei che siano. «L'occupazione pacifica non esiste», ricorda lo storico Henry Laurens, uno dei migliori specialisti della regione.

 

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