Castel Gandolfo, la fattoria di papa Francesco

Castel Gandolfo, la fattoria di papa Francesco 1

 

 

Gli asini sono tre: i due bianchi, Aristotele e Platone, che non vengono dalla Grecia bensì dall’Egitto, e Noè un «sardagnolo» di un anno appena. Poi ci sono i due struzzi, senza nome. Sia gli uni che gli altri non producono nulla. Sono decorativi. Mentre ogni giorno settanta mucche frisone si fanno mungere 700 litri di latte e le galline ovaiole scodellano una media di 200 uova. Quanto alle decine di conigli, polli, capponi, anatre e tacchini è facile immaginare che cosa debbano fornire in questa fattoria laziale che non è come le altre. Si trova infatti nella residenza estiva dei papi a Castel Gandolfo, famosa per i suoi giardini, e quel che produce finisce sulla tavola di papa Francesco, a Casa Santa Marta. Un bendidio che il pontefice non consuma ovviamente da solo ma condivide con dipendenti ed ex dipendenti delle Ville e le loro  famiglie. Quel che resta è incamerato dall’Annona, il supermercato della Città del Vaticano, o distribuito ai bisognosi.

Ogni mattina, alla cinque, dalla fattoria parte un furgone che consegna alle dispense papali latte, yogurt, uova, polli, frutta, verdura e miele. E poi l’olio prodotto da 1.300 ulivi (1.700 litri l’anno), il vino rosso (Cesanese del Piglio) e quello bianco (Trebbiano e Malvasia). Insieme a frutta e ortaggi di stagione: prugne, pere, mele, pesche, cachi e kiwi, zucchine, melanzane, peperoni, carciofi… Il tutto coltivato senza l’uso di concimi chimici. Solo fertilizzanti naturali. A parte il verderame per le viti, che appartiene da secoli alla tradizione contadina. Le galline ruspanti che razzolano sull’aia si nutrono di mangime biologico, tutt’al più impastato con gli scarti delle ostie fatte in casa dalle suore benedettine.

Anche se la produzione della fattoria papale non può definirsi biologica in senso stretto, la fedeltà alle antiche tecniche di coltivazione e di allevamento garantisce l’alta qualità dei prodotti contrassegnati dal marchio «Fattoria delle Ville Pontificie».

Le Ville Pontificie hanno una superficie di circa 55 ettari (11 in più della Città del Vaticano), di cui 30 tenuti a giardino e 25 destinati all’attività agricola. Residenza estiva dei pontefici fin dal 1600, la tenuta si trova in splendida posizione: da un lato domina il lago di Albano, dall’altro la costa tirrenica. Il palazzo pontificio di Castel Gandolfo, con le adiacenti Villa del Moro e Villa Cybo, gode dei privilegi dell’extraterritorialità concessi nel 1929 con la firma dei Patti Lateranensi tra lo Stato Italiano e la Santa Sede.

Nel 1934, Pio XI completò la residenza con l’acquisto di alcuni orti verso Albano per impiantarvi un’azienda agricola. Una scelta che testimonia l’attaccamento della Chiesa cattolica di allora al mondo rurale. Uno scampolo di autarchia in un’Italia ancora in prevalenza contadina. La fattoria non è però una reliquia del passato. Fin dagli inizi è dotata di attrezzature all’avanguardia ed è sempre rimasta al passo coi tempi conciliando alta tecnologia e tradizione. Il caseificio, per esempio, dove si producono formaggi primo sale e mozzarelle, ha un modernissimo impianto di pastorizzazione.

Papa Francesco non ha ancora fatto visita alla «sua» azienda. Quando lo farà, non mancherà di dare qualche consiglio a chi lavora la «sua» terra. Figlio di contadini piemontesi, può permetterselo.Nel clima di apertura che contraddistingue il suo pontificato, lo scorso anno aveva promesso che già da questa primavera la fattoria sarebbe stata aperta al pubblico con la possibilità di degustazioni. Ma ancora non è successo. Per ora è possibile solo acquistare i prodotti nello spaccio che si trova in via Carlo Rosselli ad Albano Laziale (dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 12).

Per saperne di più, telefonare allo 06.935971.

 

 
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