Lo smog? Tutta colpa della pizza

Forno a legna

 

 

San Vitaliano. La nostra Pechino è a San Vitaliano, seimila anime vesuviane ostaggio dello smog, a nord di Napoli, la località più inquinata d’Italia, stando alle rilevazioni delle micidiali polveri sottili ed ultrasottili dell’agenzia regionale Arpac. E il colpevole è noto: la pizza. Una centralina nei giardinetti della scuola Marconi - fra scivoli e giostrine - rimanda quasi ogni giorno dati agghiaccianti sui picchi di inquinamento. Dati da pianura padana, da distretto industriale cinese.

E la colpa è della pizza. I dati del rapporto Legambiente Mal’aria 2015, che stanno mettendo a rumore l’opinione pubblica in queste ore, scordateveli. Si fermano a gennaio 2015. Da allora la centralina fra le giostrine per l’infanzia di San Vitaliano ha scandito, con angosciante regolarità, 114 giorni di sforamento nel 2015, contro gli 86 di Milano registrati da Legambiente. Non solo. I livelli delle emissioni inquinanti quotidiane del paesino del Vesuviano sono spesso più alti di quelli di Milano. E visto che San Vitaliano non ha il traffico di Milano - né quello di Napoli che in confronto a San Vitaliano sembrerebbe un giardino profumato con i suoi 49 sforamenti - il colpevole è sicuro: la pizza.

Cos’altro resta ad un paesino non paragonabile a una città industriale se non per una discreta presenza di opifici? La pizza, è ovvio. Per tacer del mandolino. Da 48 ore un’ordinanza del sindaco Antonio Falcone, lista civica, inchioda la pizza alle sue responsabilità. O i pizzaioli si forniscono di impianti atti ad abbattere le emissioni di «polveri totali… ai limiti inferiori del 10 per cento rispetto a quelli autorizzati» o si mettono i sigilli al forno. Basta pizza. E basta pane, anch’esso prodotto bruciando «biomasse», leggi legna. Da oggi e fino al 31 marzo, solo crocché. La pizza potrà tornare a primavera ma sarà di nuovo bandita dal 15 novembre 2016 per mantenere terso il cielo. A meno che - e l’ordinanza è puntigliosa a riguardo - i pizzaioli non si adattino ad installare «le migliori tecnologie disponibili che eliminino almeno l’80 per cento delle polveri sottili pm10... predisponendo una presa fiscale (sic) a monte ed a valle per controlli».

E se un impianto solo non fosse sufficiente ad ottenere un risultato da cantone svizzero, i pizzaioli di San Vitaliano dovranno adottarne «due in serie, di tecnologie diverse». Un impianto di abbattimento delle polveri da diverse decine di migliaia di euro, dicono fra i ristoratori ancora frastornati e increduli. Massimiliano Arrichiello, titolare della Taverna 191 sulla via Nazionale delle Puglie che corre tra Napoli ed Avellino per volontà dei Borbone, trova due parole sole. «Allucinante. E ridicolo. Non vogliono che vendiamo pizza? Nessun problema. Il mio ristorante non ne serve più di trenta-quaranta al giorno, oltre alla normale ristorazione. Siamo noi i colpevoli del disastro? Chiuderemo il forno. Io, comunque, un impianto di abbattimento ce l’ho».

Questo ristorante, come il vicino Cavallino, è meta di celebrità locali e nazionali. Ti parlano di Francesca Pascale, la Fidanzata, di Clementino, rapper-scrittore sulla via di Sanremo. Dalla via dei Borbone sarebbe approdato a San Vitaliano anche il corteo di Vincenzo De Luca, presidente della giunta regionale, per una pizza al Cavallino. Tempi andati. Il colpevole è noto. De Luca, in caso, tirerà dritto pochi metri, fino a Nola. San Vitaliano, che si dice «comune libero da organismi geneticamente modificati» fin dal cartello di benvenuto potrà aggiungere, fiero: «E comune libero dalla pizza». Ma circa il dieci per cento di quelle anime vesuviane inquinate - i 506 iscritti al gruppo facebook «Comitato per la salute di San Vitaliano», adesioni in crescita - non ci crede. E stamane domenica si ritrova in piazza Leonardo da Vinci dalle 10, davanti al comune, con mascherine e megafoni. Obiettivo, svegliare il resto del mondo sull’avvelenamento imponente e dalle cause misteriose di una comunità. Ciro Coluccino, ex dirigente delle Poste, napoletano trapiantato qui, ha indetto la prima manifestazione che San Vitaliano ricordi. (Chiara Graziani, Il Mattino, 20 dicembre 2015)

 

Le migliori pizzerie con forno a legna nelle città più turistiche d'Italia

Roma
Folletto maligno
via Lucio Elio Seiano 18

Milano
Cerro Ardente
viale Monte Nero 16

Napoli
Starita
via Materdei 27/28

Torino
Pulcinella
Corso Novara 19

Dintorni di Venezia
Columbus
via Piave 68, Mestre

Firenze
Rocco e I Suoi Fratelli
piazza Ravenna 10

Palermo
Tredicisette
via Siracusa 20

Bologna
Da Ciro
via de' Gessi 5/C

Genova
Lo Scugnizzo
via Torti 180/R e via Rivale 6/R

Dintorni di Rimini
Da Chi Zuclòn
via Sacramora 47, Viserba

Tutte queste pizzerie hanno riscosso consensi entusiastici su Tripadvisor.

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