Mario Dondero, fotoreporter

Mario Dondero fotografato da Monika Bulaj 1

 

 

Oggi, domenica 13 dicembre 2015, giorno di Santa Lucia, protettrice della vista, si è spento lo sguardo di Mario Dondero. «Straordinario fotoreporter bohemien, giornalista flâneur, affabulatore da osteria, partigiano delle cause migliori, indefesso viveur inafferrabile e ubiquo», lo definisce il manifesto, giornale con il quale collaborò fin dalla prima ora. Aveva 87 anni. Con le sue immagini ha raccontato un'Italia e un mondo scomparsi da tempo. Vi proponiamo un articolo che Carlo Franza gli dedicò quando era ancora vivo, insieme alle splendide foto che gli ha scattato Monika Bulaj.

 

 

Mario Dondero fotografato da Monika Bulaj 2

 

 

«Ho sempre cercato di essere il più semplice e lineare possibile. E poi non si deve perdere di vista la verità. Mi infastidiscono le costruzioni artificiose». E ancora: «Volevo fare il marinaio poi sono diventato fotografo», parole di Mario Dondero, leggenda vivente e campione del fotoreportage.

Classe 1928 di ceppo ligure, partigiano in Val d’Ossola, ha collaborato giovanissimo a L’Avanti, l’Unità, Milano Sera, Le Ore. Dapprima scrive e poi, un po’ per evitar le «menate fastidiose della redazione», un po’ per viaggiare, inizia a fotografare imparando «i primi rudimenti, oltre a una certa aggressività e disinvoltura necessaria per fare il mestiere».

 

 

Mario Dondero fotografato da Monika Bulaj 3

 

 

Tra Milano, Parigi e il mondo racconta quel che vede attraverso L’Espresso, L’Illustrazione Italiana, Le Monde, Le Nouvel Observateur, per citarne alcuni. Mario Dondero ha ritratto centinaia di persone, volti noti e sconosciuti, da Man Ray a Mario Giacomelli, da Claude Simon a Samuel Beckett, a Roland Topor, Pier Paolo Pasolini, Willy Ronis, e poi soldati, gente al bar, passanti, ragazzi in strada. Sguardi, occhi, mani, facce, orecchie, atteggiamenti, tutto fa parte dell’archivio straordinario di Dondero, professione fotoreporter.

Alcune sue fotografie sono le fotografie che abbiamo in mente di un determinato periodo, di un determinato personaggio: la Parigi di Sartre, il Nouveau Roman chiamato così da Emile Henriot su Le Monde tra ’50 e ’60 e detto anche «scuola dello sguardo», la Roma di Elsa Morante e Moravia, la Milano di Ugo Mulas, fino alla Cambogia dei Khmer rossi, la Grecia dei colonnelli, Franco e la Spagna, passando per Beckett, Bacon, Pier Paolo Pasolini, Alberto Giacometti a Venezia, Man Ray e altri ancora.

 

 

Mario Dondero fotografato da Monika Bulaj  4

 

 

Non ha mai smesso di credere nella forza esplorativa dell’immagine, nella generosità della ricerca e in Robert Capa come a un maestro. È stato chiamato in moltissimi modi. Ma quando si presenta a qualcuno dice: «Mi chiamo Mario Dondero, sono un fotoreporter». Essenziale e troppo vero.

 

 

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