Turchia, Istanbul sotto la neve

Istanbul sotto la neve. Foto di Yasin Akgul 18

 

A Istanbul, quando nevica, possono succedere cose spiacevoli.

Ad Aydos, punto panoramico a 500 metri sul livello del mare nella zona orientale della città, si erano accumulati 150 centimetri di neve nel febbraio 2015, meno di un anno fa. Nessuno si prendeva la briga di spalarla. Lascia che cada, mormoravano i turchi di lì guardandola cadere. Faceva alta montagna. Faceva più alta la collina. Di un metro e mezzo. Ma questo è niente.

Quello stesso mese, Nuh Köklu, un giornalista che si batteva per i diritti umani, di ritorno da una manifestazione contro un progetto di legge del governo per dare più poteri alla polizia, ingaggiò una battaglia a palle di neve con gli amici nel quartiere di Kadikoy, sulla riva asiatica del Bosforo. Un «proiettile» colpì la vetrina di una drogheria. Ne uscì il padrone che prima picchiò il giornalista con una mazza da baseball poi, tornato nel negozio, ne uscì armato di un coltello con il quale pugnalò al cuore Koklu uccidendolo. Ma questo è ancora niente.

Era nevicato parecchio nel dicembre 2013 e i dirigenti dell'Uefa, preoccupati per la tenuta delle tettoie sopra gli spalti dello stadio di Istanbul mandarono dei tecnici a controllare. Di lì a poco giorni si sarebbe disputata la partita di Champions League Galatasaray-Juventus. Si giocò, ma l'incontro fu interrotto al 27° minuto. Le strisce nere delle zebre torinesi erano diventate bianche. Nessuno ci capiva più niente. Buffon parava i fiocchi scambiandoli per palloni. Ma questo è ancora niente.

Nel febbraio dello scorso anno (stavo per scrivere quest'anno: mi ci vuole sempre qualche giorno per uscire dall'abitudine) duecento tifosi napoletani che dovevano raggiunge Trabzon dove la squadra partenopea si sarebbe battuta contro il Trabzonspor, furono bloccati all'aeroporto di Istanbul da una tormenta di neve.

In Italia, Trabzon una volta la chiamavamo Trebisonda. Perdere la Trebisonda vuol dire dar fuori di matto. E questo sì che è un fatto grave. Soprattutto se ci sono di mezzo dei tifosi.

Guardando le bellissime foto di Yasin Akgül, capisci bene che l'altra faccia della tormenta è l'estasi. Ma non bisogna essere né droghieri né tifosi né quelli che devono prendere un aereo per apprezzare la qualità estetica della neve e restarne estasiati. A Capodanno la neve noi non l'abbiamo avuta. Gli stambulioti, sì. Mi auguro che il controverso maltempo, che ha annullato 142 voli ma manda in estasi sciatori e bambini, li distragga. Li aiuti a dimenticare per un po’ il loro sultano. Ma se ne guardino bene dal fare pupazzi di neve con le sue sembianze. Alla neve non si adduce il rosso sangue. (is)

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