A San Pietroburgo, notte bianca con goletta rossa

"

 

 

- Ma tu l'hai mai vista una notte bianca?
- Beh, questa è una notte bianca, no?

Il tizio che mi ha rivolto la parola, e al quale ho risposto, tiene un boccale di birra intonso e schiumoso tra le dita della sinistra. Con la destra sposta una sedia per mettersi a sedere di fronte a me. Scuote la testa e sorride con un angolo della bocca.

- Intendo una vera notte bianca.

Invece di rispondergli che no, una vera notte bianca non l’ho mai vista, intuisco dove vuole andare a parare: lui è uno di quelli che ha visto cose e notti che noi provinciali non possiamo neanche immaginare. Mi preparo perciò alla rivelazione del segreto di una vera notte bianca. Di certo non si può spacciare per notte bianca questo miscuglio di chiasso e alcol. Combriccole di giovani con boccali di birra tra le mani, giovani coppie dove lui tiene per il collo una bottiglia bordolese di vino rosso e un calice nell’altra, mentre lei si beve le parole del compagno. Schiamazzi e ragazzi, notte bianca e notte in bianco, ubriachi e corteggiatori. La solita zuppa estiva. Una volta la chiamavano movida.

Il tizio che nel frattempo si è accomodato davanti a me senza neanche chiedermi se può o se sto aspettando qualcuno riprende il suo leitmotiv.

- Io sì che l'ho vista, anzi vissuta, una vera notte bianca.

Non posso più ascoltare senza tacere. Perciò gli faccio la domanda che mi sta sollecitando da un po'.

- Dove l'hai vista?
Sorride, e c'è del compatimento in quel sorriso.
- A San Pietroburgo, dove vuoi vederla, anzi viverla, se no, una vera notte bianca?
- Eh già, e dove se no?
- Quest’anno eravamo cinque milioni. Non leggi i giornali?
Vorrei rispondergli che, dei giornali, oltre ai listini di borsa, salto anche i resoconti delle notti mondane. Invece decido di dargli corda.
- Allora non è stata la prima volta?
Cazzo! Non ti sto parlando dell'Oktoberfest, ma della notte bianca di San Pietroburgo. Basta una volta e non te la scordi più, quest’anno è stato il clou rispetto alle edizioni precedenti.

 

 

"A

 

 

Decido di fare il duro, anzi il maleducato, come piace a lui. O sta al gioco o leva l'ancora e mi lascia in pace, davanti al mio calice di vino rosso.
- Se vuoi parlarmene, parlamene, senza farla tanto lunga.
L'uomo che nel frattempo si è scolato metà del boccale, apprezza la franchezza, sorride con il solito angolo della bocca e attacca.
- È stato la notte del solstizio d’estate…
- Il 21 giugno scorso.
- Sì la notte del primo giorno d’estate, la più lunga. Abbiamo buttato giù tanto di quell'alcol che se avessimo pisciato nella Neva il livello dell’acqua sarebbe cresciuto di un metro e tutti i pesci sarebbero morti ubriachi.
- E perché non l'avete fatto?
- Ma sei matto, se i poliziotti ti beccano te lo tagliano. Sai Putin non è mica…
- Lo so, lascia perdere, vieni al dunque.
- Ehi, rilassati non siamo in Russia. Non ti faccio la spia.
Comincio ad averne le tasche piene di questo suo girare intorno all'argomento, forse è ubriaco, ma non so come liberarmene, se non lasciandolo sfogare un po’.
- Eravamo tutti lì affacciati sulla Neva con le nostre bottiglie e guardavamo i motoscafi carichi di politici, industriali e mafiosi, tutta quella bella gente che aveva dovuto sorbirsi la musica lirica e classica con Cecilia Bartoli e Placido Domingo e Anna Netrebko al teatro Kirov.
Eccolo, il nostalgico.

 

 

L'ex caserma, affacciata sul canale Fontanka, in cui sarà aperto il Golitsyn Loft

 

 

- È da un bel po’ che si chiama Mariinskij, l’hanno restaurato di recente.
- Beh, a me piace chiamarlo Kirov e al diavolo San Pietroburgo, per me è sempre Leningrado.

Si sta divertendo a provocarmi.
- Beh, sai che ti dico, tutta quella bella gente costretta a starsene chiusa in un teatro per tante ore aveva accumulato una sete tale che si era bevuta autobotti di vodka e champagne e probabilmente aveva le mani che puzzavano di caviale. Più d’uno di loro dev’essere caduto nella Neva, ma i giornali figurati se ne hanno parlato.

- Non si può rovinare una festa se la gente è tanto stupida da morire durante la festa.
- Bravo! Poi è passata la goletta dalle vele rosse…
- Che storia mi stai raccontando?

A questo punto il mio «ospite» mi racconta che a una certa ora del mattino della notte senza notte e senza mattino è tradizione che appaia un vascello con le vele scarlatte.
Tutto ha avuto origine da un romanzo all’acqua di rose che racconta i tormenti amorosi di una povera fanciulla in attesa del suo principe al timone di una goletta con le vele rosse. Dato che i principali animatori della notte bianca sono i giovani laureati, è naturale che sia venuta a loro l’idea di fare la parte dei principi dei sogni.

 

 

Interno dell'ex caserma in cui sarà aperto il Golitsyn Loft

 

 

Per farla breve, vengo a sapere che questa celebrazione, ben lungi dall’essere spontanea, deriva da una direttiva sovietica che risale al 1968. Le autorità pensarono di incanalare in quel modo l’energia degli studenti per evitare che prendesse una piega politica come in Occidente. Ma nel 1979 la festa era diventata così tumultuosa che le autorità, temendo di perderne il controllo, decisero di sospenderla. Fu ripristinata nel 2005, tenuta per le briglie dal comune.
«La popolazione di San Pietroburgo non si riunisce in maniera spontanea, non è nella nostra mentalità», ha scritto la giornalista culturale Alissa Kustikova. «Le grandi feste sono sempre iniziative che piovono dall’alto». Questo lo so per ragioni che capirete poi.

Il tizio che ho di fronte non mostra interesse per la citazione. A lui interessa la cronaca dei suoi bagordi, non la storia. Però sembra che mi abbia letto nel pensiero.
- Sì quello che hai detto è vero, devi averlo letto da qualche parte, ma non credere che gli abitanti di San Pietroburgo siano dei pecoroni.

 

 

In un locale di via Dumskaya

 

 

Capisco quel che vuol dire. Oltre che seguire, la città si fa seguire. Crea, inventa, ricrea. I palazzi aristocratici, gli edifici imperiali senza imposte che non si difendono dalla luce, ma la divorano, possono inghiottire e rimasticare a lungo le notti febbricitanti e alcoliche ben oltre il 21 giugno. È in una maestosa ex caserma dal frontone neoclassico affacciato sul canale Fontanka che il prossimo agosto sarà aperto il Golitsyn Loft. Come in altri locali della piccola ma piccante via Dumskaya, dove si radunano gli insonni per bere, rimorchiare e dimenarsi al ritmo della hit dell’estate V Pitere-Pit!, cioè «a San Pietroburgo (Piter) si beve», del gruppo di ska-rock Leningrad (vedi video-clip). Sì, a Piter ci si ubriaca, mentre a Mosca si sniffa e a Čeljabinsk si spara. Russi tradizionalisti, quelli di San Pietroburgo.

 

 

 

 

Il mio dirimpettaio attacca a canticchiare il disco per l’estate russo, quando dietro di lui si profila una donna alta, capelli neri e uno sguardo dello stesso azzurro di quei fiorellini di campo chiamati «gli occhi della madonna». Quegli occhi mi guardano con espressione interrogativa. Mi alzo in piedi. Sorrido alla nuova venuta.
- Ti stavo aspettando.
- Eccomi qua.
Ci abbracciamo. Ci baciamo. Ci stacchiamo. Troppo a lungo di fronte a uno sconosciuto. Voglio presentarlo ad Alissa, la mia fidanzata, arrivata da San Pietroburgo qualche giorno fa. Mi giro verso lo sconosciuto che sapeva tutto sulla notte bianca. La sedia è vuota. Alissa ha portato una bottiglia. Piena. Vino rosso. È la mia goletta dalle vele rosse. Chissà se riuscirò a essere il suo principe azzurro, in questa notte fin troppo bianca per i miei gusti. Ma con le imposte alle finestre. (Orazio Folonari)

 

 

Nessun commento ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi