Amaro Lucano, il petrolio in Basilicata

La ristorazione si adegua

 

 

testo e foto di Michele Lapini

 

Il più grande giacimento petrolifero d’Europa si trova nella regione più povera d’Italia, la Basilicata. Circa l’80% della produzione italiana di greggio proviene dalle 22 concessioni di coltivazione situate nella gran parte in Val d’Agri, una zona particolarmente rinomata per la presenza di produzioni dop come il Canestrato di Moliterno e i fagioli di Sarconi. Nel Centro Oli situato nella parte bassa della valle, passano i circa 80mila barili al giorno di greggio, secondo i dati forniti da Eni, che coprono il 6% del fabbisogno energetico nazionale.

Nonostante questa grande infrastruttura situata nel mezzo delle campagne della Val d’Agri, la Basilicata rimane ancora la regione italiana con la percentuale più alta di persone che vivono in condizioni di povertà, dove la disoccupazione giovanile al 42% e l’emigrazione sono i risultati della situazione economica e sociale della regione.

I bilanci dei Comuni coinvolti nell’estrazione, e quello regionale, hanno ricevuto ingenti somme di denaro derivanti dal 7% di royalties sulla produzione di petrolio. Si calcola che nell’ultimo triennio l’importo medio annuale sia stato di 110 milioni di euro, di cui 94 destinati alla Regione Basilicata; alla fine del 2010 solamente il 35% dell’importo ricevuto era stato utilizzato. La percentuale di royalties sul petrolio, che è la più bassa al mondo, è stata recentemente portata al 10% con l’emissione della Carta Idrocarburi da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, con la quale ogni cittadino della Basilicata patentato ha ricevuto 100,70 euro da spendere in carburanti.

Quest’ultima iniziativa ha scatenato diversi malumori tra la gente, divisa tra chi crede che la cifra sia ridicola rispetto ai guadagni delle imprese petrolifere (Eni e Total), e chi la considera una fregatura poiché i soldi pubblici tornano poi nelle casse delle stesse compagnie, oltre che escludere dal beneficio tutta quella parte di popolazione che non ha la patente, ma che subisce allo stesso modo gli effetti dell’estrazione petrolifera.

L’impatto dell’estrazione è stato particolarmente negativo per la zona attorno al Centro Oli di Viggiano, il più grande d’Europa e tra i pochi al mondo ad essere stato costruito in una zona abitata. Tra le famiglie che vivono in quell’area c’è un forte malcontento, dovuto sia agli effetti visibili e tangibili che produce il processo di «prima raffinazione», con un forte odore sgradevole e frequenti scosse del terreno, sia dall’inquinamento che ha colpito duramente l’agricoltura e il turismo nell’area circostante il Centro Oli di Viggiano.

L’estrazione petrolifera non sembra dunque aver portato quello sviluppo economico e sociale sperato, e la speranza per un disoccupato di trovare lavoro è passata dal 29.1% del 2007 al 21,5% nel 2010, secondo i dati della Banca d’Italia. Nel 2010 il numero di occupati è diminuito di 5.400 unità ed il numero di famiglie in cui nessun componente lavora è passata dal 15,5% del 2007 al 20,2% nel 2010. (Le foto e il testo, realizzati ne 2012, sono più che mai attuali)

 

 

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