Arona, subito una Coke per Big Charlie

Il san carlone, come viene comunemente chiamato, abbisogna di restauri

 

 

di Chiara Fabrizi

 

 

In una mano il breviario, nell’altra una bottiglia di Coca-Cola: ovviamente di formato gigante, degna di un colosso come il San Carlone. L’idea non arriva da un pubblicitario senza troppi scrupoli e - a rassicurazione di devoti e puristi dell’arte - non sarà di certo praticabile. Anche se risolverebbe, nello spazio di un sorso, un problema pressante: trovare i fondi necessari al restauro della statua-simbolo di Arona.

 

 

una-finestra-alle-spalle-del-dan-carlone

 

 

 

«A breve bisognerà intervenire sia sulla parte esterna che sull’interno della statua realizzata su progetto di Giovan Battista Crespi e ultimata nel 1698», annuncia Gianluca Erba, responsabile tecnico della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, che è proprietaria della statua e del colle su cui si erge. Dalla fine del ‘600, il volto, il naso pronunciato del santo di casa Borromeo, la mano con cui benedice la sua città natale, Arona, e tutto il Lago Maggiore, sono stati esposti alle intemperie. L’ultimo restauro risale al 1975. Da qui l’appello dell’Ambrosiana: «Chi, dall’altra parte dell’oceano, ha beneficiato del San Carlone, ora ne sponsorizzi il restauro. Che sia la Coca-Cola o la Pepsi non importa».

 

 

Il volto severo del santo

 

 

Perché, anche se non a tutti è noto, la Statua della libertà di New York, simbolo degli States, è in qualche modo «figlia» del colosso di San Carlo. Lo scultore francese Frédéric-Auguste Bartholdi, incaricato nel 1874 di realizzare un monumento che celebrasse l’amicizia tra gli Stati Uniti d’America e la Francia, soggiornò alcuni mesi ad Arona proprio per studiare la struttura del San Carlone.

 

 

Interno del colosso 1

 

 

Nella primavera del 1869, di ritorno dall’Egitto, Bartholdi si fermò sul Lago Maggiore per analizzare la tecnica utilizzata dal Crespi per erigere il colosso: un insieme di blocchi di pietra e gabbie di ferro su cui sono fissate le lastre di rame. Il fatto viene attestato dalle cronache locali e nei pannelli didattici, all’interno del museo su Liberty Island, si dice chiaramente che Lady Liberty è stata costruita sul modello del colosso di Arona.

 

 

interno-del-colosso

 

 

 

Un debito d’onore che potrebbe essere ripagato sostenendo il restauro. Erba precisa: «Abbiamo già pronto un progetto redatto dal Cnr di Roma, il cui costo complessivo ammonterebbe a 1,5 milioni di euro, esclusi i ponteggi. L’intervento riguarderebbe principalmente la parte esterna in rame battuto, ma si dovrebbe intervenire anche all’interno, in particolare sul reticolo metallico, che, causa infiltrazioni, è soggetto a ruggine».

Il restauro potrebbe divenire «spettacolo» e veicolo di promozione al tempo stesso: «Come accade per il Duomo di Milano», aggiunge il responsabile tecnico dell’Ambrosiana. «Contribuire alla manutenzione di un monumento conosciuto in tutto il mondo garantisce visibilità e non solo con la pubblicità diretta sulle impalcature. Seguire le operazioni di restauro, posizionare delle webcam, documentare le fasi di lavoro: sarebbero nuove opportunità da sfruttare».

 

 

La statua di San Carlo Borromeo, ad Arona, sul lago Maggiore

 

 

In attesa che sponsor generosi e in ogni caso compatibili con la figura e il messaggio del santo di casa Borromeo si facciano avanti, l’Ambrosiana continua con i controlli di sicurezza. Dall’analisi dell’interno, effettuata nei mesi scorsi da uno strutturista, non sono emersi problemi: i visitatori possono continuare ad arrampicarsi lungo la scala verticale che conduce fino agli occhi del San Carlone. Una rassicurazione per i tanti turisti - nel 2015 sono stati 50mila - che ogni anno decidono di entrare nella testa del San Carlone e di osservare dall’alto, con il suo sguardo, il lago tutt’intorno. (La Stampa, 4 giugno 2016)

 

 

Esercitazione di salvataggio

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