Asolo, tesori e sapori nelle terre della regina Caterina Cornaro

Uno scorcio di Asolo

 

di Marisa Deimichei - foto di Cesare Gerolimetto

 

Apro le finestre che si affacciano sulla valle. Sono arrivata stanotte, ho intravisto soltanto una manciata di stelle. Il sole è così limpido da ferirmi gli occhi, ovunque c’è verde, azzurro, silenzio.

A sinistra si stende l’immensa pianura, dicono che con un binocolo si vedrebbe fino a Venezia, a destra le cime innevate del Monte Grappa e il profilo severo delle Prealpi. Al centro, il vero colpo di scena: una collinetta tonda come un budino, coltivata a viti ordinatissime interrotte qua e là da immensi bouquet di mandorli in fiore.

In mezzo alla gioiosa trama naturale, un gioiello di architettura di superbia estrema: Villa Contarini, detta degli Armeni, rivolta verso Nord per ospitare i villeggianti estivi nelle ombrose camere affrescate. È slanciata e sottile, l’alto portico a sei archi la sospinge verso il timpano ornato di spirali di pietra. Sembra una ballerina scortata da guardiani, due antichi cipressi che la proteggono ai lati.

Con uno sguardo abbraccio tutto questo dalla mia camera dell’Hotel Cipriani di Asolo, elegante e austera, arredata in perfetto stile neoclassico, con travi in legno scuro e ampie finestre ad arco che dominano uno dei luoghi più incantevoli d’Italia. Da un palazzo accanto, si affacciava su questa valle a sognare Eleonora Duse; l’amò così tanto da voler essere sepolta proprio laggiù, accanto a Villa degli Armeni.

 

Asolo, Villa Contarini detta degli Armeni

 

Esco di corsa in una mattina ancora invernale, ma leggera e frizzante, voglio arrivare anch’io laggiù per ammirare il paesaggio alla rovescia. Credo di non aver mai colto, né in Toscana né altrove, un’icona così densa e perfetta, così riassuntiva degli strati di arte, natura e cultura che appartengono alle zone più felici del nostro Paese.

La vecchia Asolo si adagia sul crinale delle colline con le sue case di pietra bionda mescolate ai frequenti palazzi veneziani, ornati di bifore, terrazze, capitelli e colonne sottili. In alto l’antica rocca romana, le torri e il castello della regina che salpò da Venezia per governare l’isola di Cipro, Caterina Cornaro. Era giovane e bella, figlia di mercanti, e la Serenissima la fece partire con tutti gli onori: la regata storica ricorda ancor oggi la sua gloria. Ma una volta laggiù, e rimasta vedova, la bella Cornaro governò da sola e cominciò a fare di testa sua.

Indispettiti, i veneziani la richiamarono subito a casa e l’ammansirono proclamandola Signora di Asolo dove, nel 1489, arrivò di domenica mattina «con un corpo di guardia di 100 soldati veneziani, 100 persone e 12 damigelle, un nano negro, una cameriera di colore a cui era affezionata e un medico tedesco. Un seguito completo, nel quale il suo giovane e bel segretario, che divenne più tardi il cardinal Bembo, fu la stella letteraria più celebre». La regina senza trono aprì qui la sua corte e i nobili che la seguirono costruirono chiese e palazzi, ornandoli di affreschi leggiadri che ancor oggi illustrano quei tempi beati.

 

Asolo, la torre del castello della regina Caterina Cornaro

 

Da allora quasi nulla è cambiato in questa piccola città, circondata da ville e giardini rinascimentali e boschetti ottocenteschi che salgono da profonde vallate fino a sfiorarne il centro e a renderlo selvaggio e misterioso nonostante l’esibizione di tanta civiltà. Dev’esser stato questo contrasto a incantare viaggiatori inquieti come Freya Stark e Robert Browning, che ritennero di non potersi fermare altrove se non qui. Anche Giosuè Carducci ne fu conquistato e la definì «la città dei mille orizzonti» per tutte quelle quinte disegnate da colli e monti, vicini e lontani, che si possono abbracciare con un solo sguardo in questa limpida mattina.

Ma dopo un giorno o due, passati a sbirciare nelle vetrine sotto i portici, dove si trovano tessuti fatti a mano e mobili antichi, ricamatrici e sarti che tagliano abiti e camicie su misura, enoteche per l’ombretta e trattorie odorose di radicchio e soppressa, dopo aver perlustrato le colline fiorite in corroboranti passeggiate e aver visitato chiese e palazzi, solitarie rocche e castelli, può venir voglia di curiosare giù nelle valli o giusto nelle colline accanto, alla scoperta di infiniti tesori.

 

Le colline attorno ad Asolo

 

Come resistere, sapendo che a Maser, a cinque chilometri ad est, Andrea Palladio ha costruito la sua villa ideale e che a Possagno, altri dieci chilometri da Asolo, ma verso ovest, è nato Antonio Canova, e nella sua casa sono conservate le celebri Grazie e altre inarrivabili creature di marmo che turbarono, fra gli altri, i sonni di Stendhal?

 

A Maser, fra Palladio e Veronese
Maser è un altro sogno di piccola città, un borgo della Marca Trevigiana, dolcemente appoggiata alle tonde colline che la circondano. Assolata e deserta in un mattino di febbraio, ecco l’elegantissima Villa Barbaro, disegnata da Andrea Palladio per il patriarca di Aquileia, e terminata nel 1558, quando il divino architetto è nella piena maturità. La villa, che ha un corpo centrale classico, con frontone e colonne ioniche, dispiega le sue lunghe ali in un meraviglioso giardino, creato per valorizzarla e rimasto intatto nei secoli. L’interno è un susseguirsi di sale che mettono allegria: Paolo Veronese ha scelto luminosi pastelli per affrescare pareti e soffitti di straordinaria vastità, incanto e armonia.

 

Villa Barbaro, a Maser, è il capolavoro di Andrea Palladio

 

Ma conviene non farsi troppo stregare, perché a due passi da qui c’è Ca' Nani, del ‘500, bianca e severa, dalle raffinate proporzioni, con travi decorate e bellissimi pavimenti alla veneziana. E poi Villa Pastega, Villa Bolzon, Villa Querini e la settecentesca villa Pellizzari... non saprei dire quale, in così incredibile concentrazione di bellezza, valga la pena di essere ammirata con più attenzione. Ma questo sta alla personale sensibilità, a volte basta un boschetto accanto a una balaustra di pietra a farci sognare una vita di intensa felicità o un terrazzo alla veneziana per immaginare dolcissimi ozi.

Chi ha buone gambe (ci vogliono cinque ore) o ama il cavallo o la mountain-bike può lasciare la macchina in albergo e venire qui attraverso un magico percorso dalla Rocca di Asolo a Monte Collalto (non spaventi il nome, in realtà è un colle di 496 metri) e poi, magari, scendere con la teleferica fino alle spalle di Villa Barbaro. Ma è solo uno dei tantissimi itinerari nella natura che si possono scegliere in zona. E la passeggiata è densa di sorprese, fra alberi piantati molti secoli fa dalle nobili famiglie, faggi e castani, ma anche lecci e ulivi, alberi da frutto e, ovunque, profusione di rose canine cespugli fioriti.

 

La Rocca di Asolo

 

Come perdersi fra bellezze e sapori
È impossibile descrivere tutto quello che si può fare in un solo weekend o in una vita intera in queste magnifiche terre a nord di Treviso.

Proprio ad Asolo, in piazza D’Annunzio 2, c’è l’ufficio Informazioni turistiche (tel.0423.529046, www.asolo.it), fornitissimo di mappe, suggerimenti e idee. Si esce carichi di materiale ben fatto, utile a scoprire Asolo, ma anche tutti gli itinerari nei fastosi dintorni, proposti dalla Provincia di Treviso (www.provincia.treviso.it). Eccone alcuni.

Città murate, castelli, fortificazioni
Da San Zenone degli Ezzelini a Oderzo, passando da Asolo, Vittorio Veneto e Conegliano, decine di castelli, rovine di torrioni, mura difensive e cittadelle fortificate, rimaste intatte dal Medioevo. Lunghe teorie di pietre fra mandorli, cipressi e ulivi, dove la vita sembra essersi fermata e gli echi delle leggende vivono ancora. Da Bianca di Collalto, la cui storia spezza il cuore e sembra simile a quella di Biancaneve, ma senza lieto fine, a Ezzelino da Romano, mostruoso tiranno, creduto dai popolani figlio del demonio.

Vini e sapori
La Marca Trevigiana è certamente favorita dalla natura: la varietà di situazioni geologiche la rendono unica e fertile. Fra i vini che valgono il viaggio c’è il Prosecco di Conegliano; fra i formaggi, l’aroma di erbe dei pascoli da assaggiare nelle malghe della Pedemontana, e ovunque il mitico radicchio, amarognolo e croccante. Nella zona del Montello ma anche altrove, c’è da far provvista di deliziosi salumi: le sopresse, i musetti, gli ossocolli e le pancette. E poi, a seconda della stagione, asparagi, ciliegie, funghi, marroni, peperoni e piselli. Tutti coltivati biologicamente.

Architettura, sintesi millenaria
Ville, palazzi, chiese e borghi, concentrati in un patrimonio storico che ha pochi uguali. Dall’epoca Longobarda al Quattrocento, dal Manierismo all’architettura industriale contemporanea, ci sono otto percorsi a tema per scoprire i diversi linguaggi dell’armonia.

Una notte in villa
Se si è molto pigri o stanchissimi e si ha voglia di ritemprarsi senza muovere un dito, ma godendo ampiamente delle meraviglie asolane, non c’è niente di meglio di un weekend All’Hotel Villa Cipriani. Accanto alle mura della piccola città, nasce in epoca palladiana come villa di campagna, ornata da un curatissimo giardino, logge e terrazzi che si affacciano su panorami incantevoli. Adorata dalla Regina Madre d’Inghilterra, da Marcello Mastroianni e da Kim Basinger, Villa Cipriani offre una cucina del territorio (e si può prenotare qui anche solo per il pranzo nella veranda luminosa, aperta sulla valle) e uno spazio benessere, dove farsi massaggiare, coccolare o ricaricarsi di energia con le docce di cromoterapia.
Hotel Villa Cipriani Asolo, via Canova 298, tel.0423.523411,

Shopping
Tessuti, ceramiche, dolci, ravioli al radicchio: non si può partire da qui senza averli almeno visti, toccati, annusati.

Per i tessuti: Tessoria Asolana, via Canova 317. Antichi telai di legno lavorano seta, cachemire, lana e cotone per produrre tessuti d’arredo e abiti da sposa di raro splendore e raffinatezza. Curiosate nel cesto degli scampoli: vi troverete dei tesori.

Per le ceramiche: La Guizza, via R. Browning 166. Qui la gente viene a costruirsi a poco a poco i servizi per la tavola. Ogni piatto è diverso dall’altro, le forme e i disegni antichi o modernissimi, tutti modellati e dipinti a mano.

Per i dolci: Forno a Legna, via Canova, angolo Piazza D’Annunzio. Pane fatto ogni notte in formati sfiziosi, focacce profumate, ma soprattutto schiacciata al cioccolato di Asolo, la crostosa, e altre mille delizie.

Dove mangiare
Hosteria Ca’ Derton, piazza D’Annunzio, tel. 0423.529648
In uno dei palazzi più antichi, una bella sala elegante e raccolta. La cucina è tradizionale: frittatine al tarassaco, bigoli al torchio, baccalà, saraceni con carciofi e salsiccia. Menu completo sui 50/60 euro.

200 Food and wine, via Valcagnana 200, tel. 0423.524060
Un piccolo salotto con pochi tavoli, aperto solo la sera. Può stupire, ma la cucina è danese come la proprietaria, offre nordiche e squisite specialità. Ottima la scelta dei vini, il prezzo medio è sui 40-50 euro.

Antica Osteria Al Bacaro, via Robert Browning 165, tel. 0423.55150
Davvero senza pretese, ma autentica e caratteristica. Si mangiano salumi e baccalà, si spizzica, si beve del buon vino. Prezzi convenienti.

Agriturismo Il Ciliegio, via Tiziano 5, Crespignaga di Maser, tel. 0423.529107
Nella fattoria dove è possibile acquistare la frutta, a due chilometri dal centro di Asolo, un ristorante casalingo, dove gustare minestroni e tagliatelle al ragu, frittate rustiche e dolci fatti in casa.

Bed & Breakfast
Prezzo medio: sui 50 euro a notte per persona.
Villa Vega, via Foresta di Pagnano 3, Asolo, tel. 0423.55026
A trecento metri dal centro storico, una bella villa di fine ottocento offre comode camere con aria condizionata e un bel giardino dove viene servita la prima colazione.

Casasolana, via Sottocastello 18, Asolo, tel. 0423.55754
Un bel casale veneto dell’Ottocento, restaurato di recente in posizione collinare a meno di un chilometro dal centro cittadino. È circondato da un bel parco.

Pleris, via Bernardi 26, Pagnano d’Asolo, tel. 0423.952181
Un’antica casa padronale dove visse il Torretto, maestro di Antonio Canova. A pochi minuti dal centro storico.

 

A spasso per Asolo e dintorni (photogallery)

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Marisa_Deimichei

L'autrice del reportage. Marisa Deimichei, direttrice (e spesso fondatrice) di quindici testate: l'ultima F per Cairo editore; e, a ritroso, Tu Style per Mondadori e Vanity Fair per Condé Nast. La sua vera, poco esaudita, passione è viaggiare e scrivere di viaggi.

2 responses

  1. Pregevole articolo sulla provincia trevigiana. Ma il menu ti indica un bel fondo schiena femminile creola con la scritta CUBA. Non ti ritrovi spaesato ma insomma......
    • Ivano Sartori
      Errore umano del redattore di turno, distrazione dovuta forse al summenzionato fondoschiena. Grazie per la segnalazione, chiediamo scusa, abbiamo rimediato. Ci conservi la sua fiducia e, all'occorrenza, non manchi di tirarci le orecchie.

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