Cina, Hong Kong spazza via il suo medioevo

TO GO WITH: Hong Kong-culture-social-housing-development, FOCUS by Dennis Chong This picture taken on December 31, 2015 shows a elderly pharmacy owner at the counter of her shop outside the Nga Tsin Wai village to be demolished as part of a city re-urbanisation plan in Hong Kong on January 25, 2016.  The village can be traced back to 14th century, the authorities say, and is the city's only remaining walled village in urban area.  AFP PHOTO / Philippe Lope

 

 

Qui non si firmano petizioni, qui non ci sono né Cina Nostra né il Fondo ambientale cinese. Qui si demolisce e guai a chi protesta, infastidisce il potere o con esso interferisce. Di uguale all’Occidente, in Cina, c’è solo la strategia che precede la demolizione. Prima si lascia che l’antico si muti in decrepito, che il tempo e l’evacuazione «spontanea» degli abitanti facciano il loro corso, che i ruderi diventino irrecuperabili, che la riduzione in macerie sia inevitabile, amen. L’accoppiata tra profitto di stampo capitalista e ruspa dai cingoli comunisti è di un’efficienza strepitosa. Irresistibile. E così con la fine fi gennaio è scaduto il tempo di Nga Tsin Wai. Sarà raso al suolo l’ultimo villaggio medievale fortificato di Hong Kong datato XIV secolo, unica traccia di com’era la megalopoli alle origini. Al suo posto sorgeranno ovviamente torri come quelle che guardano dal molto alto in basso le ostinate casupole che hanno osato varcare il Duemila.

Gli ultimi abitanti hanno il cuore pesante e con le gambe molli si aggirano per il villaggio ridotto ormai a una baraccopoli. Delle mura di cinta non è rimasta che qualche pietra. Quella pezza di bicocche fatta di lamiere, travi putrescenti e tegole ricoperte di muschio è un’offesa per gli occhi dei tecno-architetti che vogliono tutto uguale e tutto alto uguale. Ma Nga Tsin Wai è anche un’isola di resistenza per gli ultimi superstiti di un’identità che l’impero britannico aveva preservato e protetto. Resistenti anziani, e se non si affretteranno ad andarsene prima dell’arrivo dei bulldozer resteranno sepolti dalle macerie delle loro case, oltre che dei loro ricordi. Nessuna pietà per chi si oppone all’incalzante bruttezza livellatrice del progresso a direzione unica.

In una fredda mattina d’inverno, gli ultimi abitanti, che non sono più di una ventina, hanno impacchettato le loro misere cose con la morte nell’anima. I distruttori-ricostruttori sono alle porte.

Nga Tsin Wai è uno delle decine di villaggi fortificati, con le loro mura, i loro fossati, le loro torri di guardia, costruiti nel corso dei secoli dai diversi clan in quello che sarebbe poi diventato il centro di Hong Kong. Situato a Kowloon, nella parte continentale della città, è il solo ancora in piedi. Conta non più di una cinquantina di case e di negozi malandati, nonché un tempio taoista dedicato a Tin Hau, la dea del mare protettrice dei pescatori.

Le autorità di Hong Kong, dove lo spazio è raro e il prezzo del metro quadrato esorbitante, hanno avuto buon gioco a dimostrare che il villaggio è fatiscente e che deve lasciare il posto a 750 alloggi nuovi fiammanti. Ma per gli abitanti di Nga Tsin Wai, le cui origini risalgono al 1354, è tutta una vita che scompare.

 

 

 

 
La galera per chi resiste all'espulsione

«Il villaggio ha una lunga storia e noi siamo qui da tanto di quel tempo che non mi ricordo più da quando», dice con amara ironia Kwok Ye-ka. Questo parrucchiere di 52 anni aveva deciso di restare fino alla scadenza fissata dal governo a fine gennaio. Le autorità hanno avvisato che ci sarebbero state pene carcerarie per i recalcitranti. Il signor Kwok è scontento dell’indennizzo ricevuto, ossia 200 mila dollari di Hong Kong, l’equivalente di 23.600 euro, e una proposta di alloggio provvisorio. «La mia sola casa è qui. Ci vivo da più di vent’anni. Ora il mio avvenire è incerto», si lamenta. In questi ultimi anni, la distruzione di edifici, villaggi antichi e mercati ha suscitato parecchie critiche. Nel 2008, la demolizione del Queen’s Pier, molo dell’isola di Hong Kong costruito in epoca coloniale, utilizzata tra l’altro per accogliere ospiti di riguardo, aveva provocato manifestazioni di protesta. Non c’è stato nulla da fare. Al suo posto, sono stati costruiti uno svincolo stradale e lottizzazioni edilizie.

Un’intera via del quartiere centrale di Wan Chai chiamata «via degli inviti di matrimonio» tanti erano i commercianti specializzati in regali di nozze tradizionali, è stata rasa al suolo. A beneficio di palazzi residenziali e negozi di lusso più cari ai cinesi arricchiti.

Speculazione, distruzioni e ricostruzioni non cesseranno. Con i suoi sette milioni di abitanti, l’ex colonia britannica ha bisogno di 400 mila nuovi alloggi per i prossimi dieci anni. Le autorità insistono nei loro piani mentre gli abitanti si chiedono se valga la pena di sfigurare la città e con ciò perdere la loro cultura e la loro identità. Per quanto il regime sia minaccioso e oppressivo, scoppiano bolle di ribellione. Ma per Nga Tsin Wai il governo si era messo gli assi nella manica da tempo e ora può calarli: i terreni son suoi, le case sono insalubri e insanabili, la zona non è bonificabile. Come volevasi dimostrare fin da principio della partita truccata. Dopo la truffa, la magnanima concessione. Il tempio taoista non sarà distrutto. (Orazio Folonari)

 

 

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