Cina, il ponte della fifa

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Si dice spesso «mozzafiato» e altrettanto spesso si tratta di abuso linguistico. È un modo di dire ricorrente, soprattutto nei resoconti di viaggio scritti con lo stampino, per definire sbrigativamente un panorama o la vista di altro spettacolo naturale che ci incanti o ci emozioni. Mozzafiato, per me, vuol dire invece gambe di burro e cuore che comincia a dar fuori di matto. Tentazione di guardare e repulsione di ciò che mi tenta. Quell'horror vacui che da vertigine in senso stretto è diventato metafora. Beh, ci sono casi in cui anche le parole e le espressioni più scontate riacquistano tutto il loro significato, la loro verità originaria. Ed è allora che attrazione e repulsione entrano in conflitto e ti mettono alla prova.

Succede, per esempio, alla vista del ponte che scavalca un baratro nel parco nazionale di Shiniuzhai, in Cina. È lungo 300 metri e sospeso a 180 metri di altezza. Attraversare o non attraversare il pauroso strapiombo? Il dilemma non si porrebbe (forse) se il ponte fosse com’era prima. Ma ora è di vetro e quando guardi sotto hai l’impressione, non campata per aria, di camminare nel vuoto. E non ti conforta sapere che le oscillazioni sono state previste dagli undici ingegneri che lo hanno progettato e che il vetro è spesso 25 volte quello di una finestra. Al cuore, inteso come muscolo cardiaco, non si comanda. Se ne fotte, la fifa, delle certezze dell’ingegneria.

 

 

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Gli ingegneri sono preoccupati della manutenzione. Perché le lastre di vetro non si graffino, chi percorre il ponte è tenuto a infilarsi soprascarpe di carta, come si fa quando si entra in certi ambienti sterili.

Qualcuno ha battezzato questa passerella il «ponte degli eroi», perché ci vuole fegato (ecco qual è l'organo che supplisce ai cedimenti del cuore) per camminare da un orlo all’altro del precipizio. Non sono pratico di anatomia umana, ma ho il sospetto che i meccanismi della prova del coraggio risiedano in qualche parte del cervello, anche se non saprei dirvi quale.

In queste foto, le ragazzine (assenti, se ben vedo, i coetanei maschi, a parte uno che viene letteralmente trascinato dalle intrepide) stanno probabilmente affrontando con spensierata (o simulata) tranquillità un’adolescenziale prova di coraggio. Forse, una sorta di rito di iniziazione. All'apparenza superato con disinvoltura e in allegria. Come si addice all'età. Un'età in cui si può fare ben di peggio per essere promossi «braveheart»

Alla fine, e di questo sono sicuro, il superamento della prova sarà stato salutato da una salva di selfie.

 

 
Campati per aria (fotogalleria)

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