Cina, la Via della Seta ripassa dal Gobi

Cina, deserto del Gobi 4

 

di Orazio Folonari

 

Riusciranno i cinesi a vendere il deserto del Gobi? Ci stanno provando. Ai milioni di connazionali che s’involano per Macao, Hong Kong, il resto dell’Asia, l’Europa, l’Africa e persino l’America, le autorità di Pechino suggeriscono, come solo loro sanno suggerire, di trascorrere in patria i pochi giorni di ferie cui hanno diritto.

Perché non restate? Siate patriottici, abbiamo tante cose belle anche qui da noi, andate, visitatele, divertitevi, prendetevi una vacanza, anche di due o tre giorni, purché torniate puntuali lunedì. Oggi è giovedì, sincronizziamo gli orologi.

E dove potremmo andare? Abbiamo già visto tutto quel che c’era da vedere: la muraglia, Pechino e la città proibita, Shanghai, Guilin, i luoghi dove Mao è nato, ha marciato, si è riposato, ha scritto una poesia… Che altro ci resta da vedere?

A differenza di certe autorità occidentali, le autorità di Pechino hanno l’insolita capacità di non farsi mai cogliere di sorpresa o in fallo e perciò hanno sempre la risposta pronta: avete provato con il Gobi? Sì, il deserto del Gobi, nel nord-ovest. Pensate che gli europei lo solcavano, sì a loro piacciono parole come «solcare», insomma lo traversavano per venire a comprare la seta da noi, quando il loro viaggiatore in capo era Marco Polo e noi eravamo il favoloso Catai. Ah, la Via della Seta. Pensate: la Via della Seta. Ma lo sapete su quanti cataloghi i tour operator occidentali scrivono questo magico nome? E lo sapete o no che un lungo tratto di quella via solca il deserto del nostro Gobi? Andate, dunque, se avete già visto tutto il resto, sulla Via della Seta. Se piace tanto agli occidentali una ragione dovrà pur esserci. E se la scoprite, ce lo riferirete, ne’.

Sulla Via della Seta, nel deserto?

Sì, nel deserto.

Ma è vuoto.

Lo stiamo attrezzando.

È vero. A Dunhuang, provincia di Gansu, in quella porzione di deserto con cui i turisti cinesi stanno prendendo dimestichezza turistica, cominciano a vedersi le prime turistiche comodità. Latrine protette da sacchi di sabbia alla maniera delle casematte. Marciapiedi che terminano quando inizia la sabbia. Lampioni che scompaiono quando finisce il marciapiede. Passerelle sulla collina di Mingsha, più terrosa che sabbiosa, per i pedoni che vogliono addentrarsi dove non osano i torpedoni.

Pure l’iniziativa privata si è presa la sua parte e fa la sua parte nell’allestimento della grande attrazione con piccole attrattive. Una è il cammello con la scaletta per salirvi in groppa, tra le due gobbe con il pelo intriso di polvere e sabbia del Gobi. Un’altra e la rivendita degli stivali arancione sand proof, ossia antisabbia, di tutte le taglie, per chi non è stato tanto avveduto da metterli in valigia.

Qualche turista, insofferente del vento e del sole del Gobi, si protegge nuca, naso e bocca con bavagli improvvisati. Foulard di seta acquistati sulla Via della Seta. Più naturale di così. Mica come a Pechino, dove ci si protegge dallo smog perenne con mascherine candide quando te le infili e lerce soltanto un’ora dopo. Qui si respira un’aria buona, benché frammista a granelli di sabbia. Spinti dai venti siberiani, che in certi periodi dell’anno sfrangiano il deserto di neve. E l’escursione da 40 gradi sopra lo zero può passare a 40 sotto. Che vuoi farci, è la schizofrenia di questo deserto matto. In certi luoghi, la Via della Seta richiede di adattamento e occhi adatti.

L’uomo con il banchetto di foulard di seta sorride ai turisti ma mette le mani avanti (per coprire l’obiettivo) quando il fotografo si avvicina. Niente foto. Nessuno rubi l’anima sintetica ai suoi fazzoletti, coperti da un velo di cellofan per proteggerli dalla sabbia che vola nel deserto del Gobi come se non avesse mai volato da che mondo è mondo.

Sulle immagini e sull’autore
Le foto, scattate nel 2013 a Dunhuang e nel parco geologico di Zhangye Danxtia, sono del fotografo ungherese Bence Bakonyi. Sovraesposte, annullano gli esseri umani in un paesaggio irreale, quasi extraterrestre. Fanno parte della serie Cognition. In certe immagini la sabbia è così eterea da sembrare neve. La lunga fila di figurine che si arrampica lungo il fianco della duna fa venire in mente i cercatori d’oro sulle montagne del Klondike nella sequenza iniziale del film La febbre dell’oro di Charlie Chaplin. Per il resto, è uno scenario metafisico che fa pensare a Guerre stellari. Dopotutto, la fantascienza è sepolta nella sabbia. Proprio nel deserto del Gobi sono stati dissepolti dinosauri che sembravano i progenitori dei tauntaun cavalcati da Luke Skywalker e Han Solo nel secondo episodio della saga.

 

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