Copenaghen, è nata una stella

A Copenaghen, l'Unicef ha il più grande magazzino di aiuti umanitari nel mondo, nel quale lavorano 350 persone.

 

di Ilario Spina

 

Beh, sì, somiglia più a un asterisco, ma stella fa cielo, fa speranza, fa bandiera europea. Lo sfondo non è però azzurro, ma verdognolo. Che è il colore delle acque del porto di Copenaghen dove la nuova cittadella delle Nazioni Unite, Un City, è sorta. E verdi sono i suoi contenuti: perché ospita agenzie che si occupano di clima e ambiente, perché alla sua costruzione non è stato sacrificato un filo d'erba. Anzia la sua sostenibilità ambientale è certificata da premi e attestati della Commissione europea.

UN City si trova nella zona dei vecchi dock. Nell'area prima sedotta e poi abbandonata dai traffici marittimi. Ora nel nuovo complesso astrale, che è di uno scintillante bianco ospedaliero si trafficherà di ben altro. Tra non molto, di esseri umani, oltre che di ecologia e meteorologia. Perché è qui, dove sono già installate nove agenzie, che entro l'inizio del 2016 si trasferiranno da Ginevra l'Unhcr e l'Unhchr, ossia l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Tra i parquet e i muri odorosi di vernici fresche, si è sparso il profumo della curiosità per quei nuovi cento colleghi in arrivo dalla Svizzera. Saranno carine? Saranno simpatici? Lo scopriranno presto, simpatizzando in caffè, bistrot, ristoranti, pub e alberghi di cui abbonda la zona. Che già fanno buoni affari e che sperano di incrementarli.

Il complesso di UN City è stato preso in affitto per 22 milioni di euro dallo Stato danese, che l'ha concesso in uso gratuito all'Onu.

Al piano terra di UN City, un plastico mostra un nuovo edificio lungo la stessa banchina e due torri collegate da un ponte sul canale in cui è ormeggiata la nave che collega tutti i giorni Copenaghen a Oslo. Le autorità danesi vorrebbero affittare nuovi uffici, secondo lo stesso modello collaudato. La Danimarca ha in bilancio finanziamenti per le organizzazioni che si spostano a Copenaghen. Si parla di 100 mila euro per ogni posto di lavoro.

Il sostegno a UN City ha ottenuto larghi consensi nella classe politica. Ogni nuovo posto attirato a Copenhagen ha aumentato di almeno cinque volte i benefici economici dell'investimento iniziale. Si marcia verso nuovi traguardi sempre che il governo uscito dalle urne il 19 giugno non metta i bastoni tra le ruote. È formato infatti dai liberali che, durante la campagna elettorale, hanno promesso di ridurre il bilancio per gli aiuti internazionali.

I vantaggi di più quartier generali in Europa sono spiegati da Camilla Brückner, direttrice dell'ufficio scandinavo del Programma dell'Onu per lo sviluppo (Undp) dal quale dipendono 180 persone. «Avere una sede a Copenaghen, come a Ginevra, ci permette di comunicare nello stesso giorno sia con l'Asia sia con le Americhe. La differenza oraria è molto ridotta con l'Africa, il continente che maggiormente beneficia degli aiuti internazionali».

UN City è inoltre orgogliosa di far lavorare insieme le organizzazioni che ospita. Che condividono le spese di manutenzione dell'edificio o quelle per la sicurezza. La vicinanza fa nascere iniziative comuni. «Per esempio, abbiamo lanciato un progetto congiunto per gli acquisti responsabili nel campo della salute», aggiunge Camilla. «Siamo stati particolarmente ispirati dall'Unfpa, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, che è il primo acquirente pubblico di preservativi in tutto il mondo e che ha lavorato a stretto contatto con i propri fornitori affinché la produzione di preservativi sia più rispettosi l'ambiente». E conclude: «UN City è un «laboratorio» che New York e Ginevra farebbero bene a prendere come esempio».

 

UN City dentro e fuori (galleria di foto a scorrimento)

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