Crociere, la dolce vita di bordo

Cocktail sul ponte

 

Testo di Marisa Deimichei – foto di Alberto Pejrano

 

Musical for two

Lui è alto, massiccio, impalato nella giacca scura. Lei magrissima, in bianco. Mentre ballano la rumba lei si guarda in giro, implorando sguardi. Incrocia quello, indispettito, della brunetta oversize in rosa fior di pesco, caviglia grossa su tacchi dorati. Coppie in gran soirée ballano sul palco, illuminato dai fuochi d’artificio che esplodono dal maxischermo. È come essere al cinema. Solo che, questa sera, i protagonisti sono i passeggeri. Per mezz’ora vivranno nel cuore del sogno che li ha portati fino qui.

Sul palazzo fatato, che scivola nel mar del Caribe, mentre si celebra il rito più atteso, il cocktail del comandante. Musica, champagne, stropiccio di taffettà: le coppie «argento» rinnovano antiche promesse. Quelle in viaggio di nozze hanno gli ormoni in subbuglio. I single (pochi) sperano.

 

Chi si somiglia, si piglia

Oggi si sbarca a Nassau, prima meta caraibica. Vai al Blu Lagoon? Bollino blu. Vai all’Atlantique? Bollino giallo. Non puoi sbagliare. Carta Costa alla mano e via, tutti in fila con le guide. In attesa del pullman, le coppie si sbirciano. E si scelgono per fatale attrazione. Di dove siete? Varese. Ma dai, noi di Busto! E per 16 giorni pranzo, cena, balli e gite insieme.

 

Guanti bianchi

 

Questi americani!

In barca per Blu Lagoon. Mi metto a poppa in posizione strategica. Stendo le gambe, tanto c’è posto. La cicciona in arancio si precipita davanti al «mio» panorama e pretende che tolga i piedi dal bordo. Filma per tutto il viaggio con la regia del marito, adeguatamente quintalato e palesemente fiero di lei. Blu Lagoon è un miracolo di bellezza: tutte le sfumature di verde a azzurro, strette fra due lingue di sabbia bianco incandescente. La magia dura 20 minuti: tempo che arrivino altre dodici barche e la spiaggia sparisce sotto i culoni degli americani.

 

Ragazzi, siate romantici

Nel palazzone fatato ogni cabina ha il suo balcone con tanto di sedie a sdraio. Sono qui a godermi il sonnellino delle tre, quando mi svegliano i vicini.

Lei: «Sei un bastardo. Lo sai che mi piace ballare. Ieri sera c’erano gli anni Settanta e tu sei sparito al Casinò. Sei tornato alle tre di notte e ti sei alzato alle sette per correre in palestra col tuo amico. E io? Che ci faccio qui?».
Lui: mugugno incomprensibile.
Lei: «Senti, a casa non parliamo mai: mi avevi promesso che almeno qui…».
Lui, a denti stretti: «Non rompere i c...».
Lei, col singhiozzo nella voce: «Dai, vieni dentro».
Lui: «A far che? A farmi massacrare dalle tue stronzate?».

Sbircio al di là del mio balcone: lei è carina, sui quaranta, in lacrime col suo bikini da squaw. Lui, con l’aria scazzata, è alto, biondo, niente male. Intanto, sfilano le dolci colline di St. Marteen. Ma perché non vi godete il paesaggio? Forse è proprio questo a renderli nervosi: troppa bellezza, se non è condivisa, scatena antiche malinconie.

 

Basket

 

Tequila in paradiso

Sbarchiamo a Tortola. Oggi niente gruppo, affitto una macchina. Attraverso l’isola e mi piazzo a Josha Bay, fantastica! Spiaggia a mezzaluna deserta con baracchino per le bibite e mangrovie giganti. Un solo surfista sulle onde di spuma tiepida. Per pranzo mi sposto due baie più in là: a Lambert Bay, cibo piccante, sonnellino e prima scottatura. Aperitivo struggente, rosso tramonto fra palme e musica caraibica al Cane Bay.

Alla partenza della nave il cielo è ancora striato di rosa. Le Virgin Island fanno corona intorno a noi, piccoli budini verde pistacchio nella sera. Silenzio. Sul mio terrazzino mi bevo una tequila e sono in paradiso.

 

Ballando ballando

Tutti sul ponte 9 dopocena, a farsi accarezzare dalla brezza. Stasera festa caraibica. Grandi vassoi di frutta, gelatine e torte esotiche. La band suona calipso, mambo, salsa e cha cha cha. La pista è affollatissima e disciplinata, ballano tutti in perfetta sincronia. Ecco la coppia di Busto: quasi non li riconosco. Lei, abbronzantissima, è in lamé azzurro, lui in bianco. «Ballate benissimo!». Lei: «Abbiamo imparato qui: tutti i pomeriggi in piscina ci sono le lezioni con tanto di coreografia». Lui: «Dai, Mariella, diglielo che questa è la nostra settima crociera. Siamo bravini, eh?». Bravini? Sembrano quelli di Saranno famosi.

 

Ballerine

 

Raggio verde nostalgia

Oggi Antigua. È tonda, verde, autentica. Dicono che abbia 365 spiagge. Fossero anche solo 30, le poche che vedo sono magnifiche. Bianchissime e il mare, che scopro dall’alto fra i tornanti, è una vertigine blu. Grandi onde, acqua calda, zero bagnanti. All’interno, piantagioni di banani e foresta tropicale. Ma anche, sul lato est, campi riarsi, muretti di granito e caprette come in Sardegna. Affittare una macchina costa dai 50 ai 70 dollari. Ma è pura libertà.

Alle 18 si riparte. Il sole è già basso all’orizzonte e il comandante Bossi annuncia: «Guardate fisso verso il tramonto: oggi si vedrà il raggio verde». Colpito al cuore, un ufficiale si apparta con il cellulare sul ponte più alto. Non mi vede ma io, ladra di parole, lo sento: «Sì Franci, ti penso. La nave è tutta d’oro. Me sembra di vederti, in controluce, come l’ultima volta che sei stata qui. Ma no, figurati! La più giovane avrà 50 anni». Be', insomma...

 

Verso il nulla

La nave si stacca lentamente dal porto mentre il cielo diventa viola e poi, di colpo, grigio perla. Se non ti guardi in giro, non ti accorgi di muoverti, tanto questo palazzone si muove leggero, elegante e silenzioso. L’aria è dolce, sui ponti c’è musica e lo stridio dei gabbiani ci segue. Finisco il mio drink e mentre getto l’ultimo sguardo verso l’isola che si allontana, mi chiedo come sarà vivere qui cinque giorni senza più vedere la terra. Vado a farmi un bel idromassaggio in palestra, doccia, trucco, scelta del vestito: è la sintesi perfetta fra vita semplice e sana di giorno e mondanissima la sera.

 

Calma piatta con lama di luce

 

Lasciatemi qui

È il terzo giorno di navigazione in mare aperto. Mi piace appartarmi sul terrazzo della mia cabina. Leggo, scrivo, l’oceano divora tutto il tempo. È piatto, azzurro, striato di lamine d’oro. All’orizzonte piccole nubi sembrano fatte di una materia più leggera dell’ovatta. Non vorrei mai arrivare. La nave ondeggia impercettibilmente. Assorbe energia. Ho sempre voglia di dormire, sono stregata dall’aria, dal sole, dal blu. La diga che arginava la stanchezza dentro di me si rompe. Finalmente mi offro al nulla.

Belli e impossibili

Quando esco dalla mia culla, sono travolta dalla vitalità. Quanto mangiano! E poi ballano, si mettono in maschera, giocano alle slot machine, non stanno mai fermi. Si torna un po’ bambini nel grande villaggio vacanze che viaggia sul mare.

Oggi pranzo all’aperto, vicino alle piscine. Due amiche bionde sono circondate da corteggiatori niente male. Saranno marinai? Se fossero passeggeri li avrei visti prima! Ogni tanto sul ponte più alto, verso sera, si vedono dei ragazzoni in tuta bianca, alti e belli. Dove li terranno nascosti?

 

Fitness e relax anche per l'equipaggio

 

Aggressivi e potenti

Parlo con Francesco, bellissimo pi erre dei vip a bordo. Vorrei farmi raccontare qualche storia carina, ma non ha tempo per me. Lo tormentano le telefonate di certi clienti, sempre furiosi per qualche ragione. Tipo il ghiaccio che esce dalle macchinette col buco in mezzo. Tuona un cliente texano: «Me lo procuri compatto!». Francesco sorride e spiega: «Fanno moltissime crociere e si aspettano sempre il massimo!». Boh! Intanto una signora vestita di lillà chiede di poter fotografare, sui quattro lati, un’imponente sedia-trono della hall. Vuol farla copiare per il suo salotto in Arkansas.

Italiani brava gente

Con il signor German, impeccabile e bonario gentiluomo e Hotel Director (e cioè responsabile del perfetto funzionamento di questo palazzone che arriva a ospitare 2600 crocieristi), ci divertiamo a classificare gli ospiti per simpatia. Al primo posto, indovina un po’, ci sono gli italiani. Sulle transoceaniche sono in minoranza, ma sono ben disposti, partecipano a tutti i giochi e non si lamentano mai. A seguire, i tedeschi, gli spagnoli e i francesi, tutti alla mano e di buon carattere. Gli inglesi sono un poco snob, ma non rompono e stanno per i fatti loro. I pestiferi sono proprio gli americani (in netta maggioranza sulle crociere caraibiche e transoceaniche) Il loro motto è: guadagno, pago, pretendo. Viaggiano fino all’ultimo: in carrozzina, col medico privato, con le bombole di ossigeno. In questo dovremmo imparare da loro.

 

Foto di gruppo con signora

 

Pulita al 100 per 100

Il signor German mi porta giù negli abissi, nei tre-quattro ponti vietati ai passeggeri (mannaggia, ecco dove si nascondono i belloni: nelle sale macchine e dintorni!). Ma a farmi restare di sasso sono le cucine e le enormi celle frigorifero: tutto brilla d’acciaio e profuma di maniacale pulizia. «Quando arriviamo a Miami salgono gli ispettori della sanità Usa e ci controllano persino i filtri del caffè. Basta una piccola distrazione e ci tolgono punti. Ma finora il nostro punteggio è sempre stato 100 su 100».

Saliamo e sull’ascensore un signore in tuta blu sta cambiando una lampadina: è questo il suo mestiere, girare tutto il giorno sulla nave per controllare migliaia e migliaia di punti luce. Sapevo anche quanti erano ma me lo sono dimenticato. Come lui, mille e più membri dell’equipaggio, specializzati nei lavori più incredibili (tipo l’ebanista: si cura di tutti i legni pregiati ) ci garantiscono una vita da nababbi.

 

Fuori dal mondo

È il quarto giorno di navigazione. Non faccio che dormire, cullata dallo stropiccio dell’acqua, che vibra come seta grezza. La cabina è il mio regno, anche perché fuori comincia a far freschino. Il letto è il mio ponte di comando su cui ammasso libri, dolci, frutta, creme dopo sole, computer e magliette. La tv interattiva mi permette di sognare le prossime gite (ci rimangono ancora: Tenerife, Casablanca e Barcellona) e di prenotarle con un clic. Posso scegliere i film che voglio, la musica e godermi i meravigliosi concerti e spettacoli che danno a bordo proprio quando io, la sera, sto dormendo da ore.

Il cellulare in mezzo all’oceano non prende e sono solo in due o tre a sapere dove sono. Wow! Decido di mettere il naso fuori nel tardo pomeriggio e mi accorgo che hanno coperto la grande piscina del ponte 8. Una struttura trasparente, di vetro e acciaio, lascia passare i raggi del sole per abbronzarsi anche quando tira vento. Intorno, succede di tutto: balli, corsi di yoga e di cucina, ginnastica di ogni genere (ma non la chiamano più così, parlano di pilates e roba simile) da mattina a sera. E, dopocena, la banda suona il rock in attesa della grande abbuffata di mezzanotte.

 

Il panino

 

Buon appetito!

Questo è il regno di golosi. Capitanati da Ciro Onorato, dolcissimo e simpatico Restaurant Manager, eserciti di cuochi e camerieri, dalle sei del mattino alle due di notte, servono cibo. È pura delinquenza: per gli americani (ma non solo) che tendono alla pinguedine, è come dirgli: ingozzati e crepa. Dunque, funziona più o meno così.

La prima colazione si può chiedere, senza supplementi, in cabina. E non si tratta solo di cappuccio e brioche: c’è un menù pazzesco. Poi, appena usciti dalla cabina si passa a dare un’occhiata al buffet self-service, casomai ci venisse voglia di una bella salsiccia sfrigolante.

Al Grill della piscina verso le undici ci si può strafare di uova e pancetta e salmone affumicato. Intanto, al ristorante Perla del Lago a mezzogiorno è pronto il buffet per la seconda colazione. Ogni giorno un Paese diverso sfila sotto il naso con odorini stuzzicanti: dal Messico alla Cina, dai Carabi all’India. Ma naturalmente non ci sono solo i cibi esotici: gli italiani schizzinosi possono chiedere pasta al dente saltata in padella, bisteccona e patate fritte. Se non ti piace niente, mezz’ora dopo apre il ristorante Argentieri: dall’antipasto al dessert, sei servito al tavolo di tutto punto, passando attraverso sei portate, leggere e squisite, rigorosamente italian style.

Intanto, al ponte 9, oltre alla pasta e alla pizza, puoi fare il pieno di ottimo gelato che, per non lasciare nemmeno un forellino nello stomaco, puoi pappare fino alle quattro, quando scatta l’ora del tè, che viene servito con quantità e qualità di dolci tali da far impallidire le pasticcerie più rinomate del Regno di Sicilia.

 

L'ultimo goccio

 

Finito il tè, puoi sbafare una pizza gustosissima alla pizzeria Posillipo (orari di apertura: 17.30-1.30). Tirate in qualche modo le 18.30 (per fortuna ci sono gli aperitivi!), si apre il Ristorante Argentieri per cene luculliane, da alternare (con soli 20 euro in più) ai menù paradisiaci studiati da Gualtiero Marchesi per il Club Medusa. Sia chiaro: a parte questo (e, grazie a dio, le bevande alcoliche) ognuno può concedersi – gratis! – tutti i pasti e gli spuntini di cui è capace. E non è finita, perché poi c’è la sorpresa di mezzanotte: il buffet più taccagno assomiglia a un pranzo di nozze.

Commenta Ciro: «Gli americani si lamentano per il cibo. Si aspettano caviale e aragosta. Noi li serviamo nelle serate speciali, ma tutti i giorni mi sembra uno spreco». L’ho detto che siete delinquenti: un po’ di caviale sull’hot dog che male fa?

 
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