Cuba, i Rolling Stones guidano la Reconquista

 

di Eric Berlinguer - foto dI Dave J. Hogan

 

Elizardo non riesce a crederci. A sessant'anni ha potuto assistere, come centinaia di migliaia di cubani, a un concerto dei Rolling Stones. Sull'onda della rivoluzione castrista, il gruppo britannico era considerato un simbolo della decadente musica occidentale. Così come i Beatles, era stato implicitamente vietato dalle autorità cubane. Le quali hanno finito per tollerare questa musica «imperialista» negli anni Ottanta e Fidel Castro aveva anche inaugurato una statua di John Lennon all'Avana. Venerdì sera (25 marzo 2016, ndr), Mick Jagger l'ha dichiarato a una folla stimata attorno al mezzo milione di spettatori: «I tempi cambiano». Dopo la visita del presidente Barack Obama all'inizio della settimana, molti vedono nell'arrivo del gruppo britannico un'aria di palese cambiamento nell'isola caraibica.

Il cantante britannico si è a più riprese espresso in spagnolo per stabilire un contatto diretto con un pubblico molto mescolato di giovani e meno giovani. «Hola, Habana. Grazie Cuba di aver offerto al mondo tanta buona musica». Sempre in spagnolo, ha fatto dell'ironia, sottolineando che aveva mangiato «fish and chips» all'ambasciata della Gran Bretagna prima di mangiare riso e fagioli, piatto tradizionale cubano.

 

 

 

 

Il concerto gratuito che i Rolling Stones hanno tenuto alla Città sportiva dell'Avana ha spinto numerosi locali ma anche cubani di campagna e della provincia di Oriente ad assistere a questo evento unico. C'era chi aveva dormito all'aperto, vicino allo stadio, la notte precedente il concerto. La prima canzone, Jumpin Jack Flash, ha immediatamente mandato in orbita gli spettatori. A maggior ragione, il finale con Satisfaction è stato un'apoteosi dato che è di gran lunga la canzone più conosciuta dai cubani.

Fin dal primo pomeriggio, una folla si era ammassata ai bordi del luogo. Alle 14, quando le porte della «Ciudad Deportiva» si sono aperte, i cubani e gli spettatori stranieri si sono precipitati verso il palcoscenico per conquistare i posti migliori. Per tutta la durata delle sei ore d'attesa, si sono costituiti piccolo gruppi improvvisati, organizzati sit-in qui e là, che si sono scambiati esperienze di viaggio o impressioni su Cuba.

Per ammazzare il tempo cubani, latino-americani ed europei hanno cominciato a simpatizzare. Sotto l'umida calura tropicale, il rum è colato a fiotti. Ceti cubani si sono fatti delle loro bevande sperimentali fatte di acqua e peperoncini che un britannico ha avuto palese difficoltà a ingurgitare.

Eduardo, giovane studente in chimica all'Avana, lo confessa: conosceva molto poco i Rolling Stones. Aveva solo ascoltato qualche loro canzone prima di venerdì per familiarizzarsi con il gruppo. «Mi piacciono molto certe canzoni, ma altre non mi dicono nulla», riconosce. La sua impressione all'uscita dal concerto è tuttavia inequivocabile: «È stato straordinario». Una signora di una sessantina d'anni, Miriam, era estasiata: «È la mia generazione. Questa musica mi parla, mi ricorda un'epoca che a Cuba non ho veramente potuto vivere».

 

 

Cuba, Mick Jagger sul palco del concerto alla Ciudad Deportiva dell'Avana

 

 

Rivoluzione e Rolling Stones, quasi coetanei
La distanza culturale tra le abitudini musicali cubane e le canzoni d ei Rolling Stones si è talvolta rivelata considerevole. Al momento della richiesta di bis, i cubani sono rimasti a lungo zitti. È stato solo dopo qualche minuto che hanno cominciato ad applaudire per far tornare in scena il gruppo britannico fondato nel 1962, tre anni dopo la rivoluzione cubana.

Mick Jagger ha infuso nello spettacolo un'energia di cui detiene il segreto. Infaticabile, piroettante sulla scena nelle sue consuete camicie satinate, ha percorso in lungo e in largo il palco che era stato appositamente predisposto per arrivare tra il pubblico come una passerella. La sua gestualità è piaciuta al popolo cubano sempre ben disposto quando si tratta di espressività corporea. I chitarristi Keith Richards e Ronnie Wood hanno infiammato il servizio d'ordine soggiogato dai loro assolo. Il primo con una camicia rossa ampiamente sbottonata, braccialetti e collane assortiti, aveva l'aria visibilmente sbalordita a suonare di fronte a un pubblico così insolito.

 

 

 

 

I tassisti, anche quelli improvvisati, hanno approfittato di questa serata eccezionale per fare buoni incassi. All'uscita dal concerto, una marea umana ha invaso il quartiere della Città sportiva. Colonne di pullman attendevano chi rientrava nelle differenti province del Paese. Chi doveva raggiungere Santiago, nell'Oriente, aveva di fronte quattordici ore di strada. Parecchie migliaia di spettatori cercavano un taxi per rientrare nel centro della capitale. Un gruppo di giovani cubani ha trovato un mezzo di trasporto efficace: un autobus pubblico preso in prestito per l'occasione e utilizzato come taxi. I prezzi della corsa si negoziavano caso per caso. Ma erano comunque cari.

Il concerto non ha forse convinto i cubani ad abbandonare il reagaton per il rock britannico degli Stones. Ma ha aperto una breccia in un Paese dove la musica venuta da fuori è stata a lungo vista come una minaccia per l'identità (rivoluzionaria) cubana. Oggi, il regime ha acconsentito ad aprirsi a un rock che i Rolling Stones hanno tentato di rendere contemporaneo. (Le Temps, 26 marzo 2016)

 

 

L'Avana, le immagini del concerto dei Rolling Stones

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