Erbonne, villaggio fantasma tra Italia e Svizzera

Erbonne

 

 

Annidato sul versante italiano del Monte Generoso, ai confini del Canton Ticino, Erbonne non conta che nove abitanti l'anno. Che si chiamano tutti Cereghetti o Puricelli: cinque sono cittadini svizzeri, tre hanno la doppia nazionalità e uno solo è italiano. Un borgo insolito, dalla storia millenaria, dove il tempo sembra essersi fermato.

Bisogna mettere in conto un'ora e mezzo d'auto per superare i 35 chilometri che separano Lugano da Erbonne. Il percorso sul versante ticinese del Monte Generoso e poi della parte italiana non è che salita e tornanti. Da San Fedele d'Intelvi, il comune dai cui dipende Erbonne, la strada è così stretta che due auto fanno fatica a incrociarsi, ma la vista panoramica sul lago di Como è assicurata.

 

 

Veduta panoramica di Erbonne

 

 

Venerdì mattina, ore 10, Entriamo a Erbonne, la dove finisce la vallata, nel «luogo che non c'è», come viene anche chiamato. Ci fermiamo davanti all'Osteria del Valico, un n ome insolito, gicché nessuna dogana collega Erbonne al villaggio ticinese di Scudellate, un chilometro a piedi o in bici. Ubicata al sommo della Val Muggio, la vallata più meridionale della Svizzera, Scudellate è la località d'origine di cinque dei nove abitanti di Erbonne, i Cereghetti, nati in Italia ma rimasti svizzeri con il passare delle generazioni.

Davanti all'albergo chiuso durante la settimana, troviamo Stefano Agnese, presidente dell'Associazione dei Finanzieri (agenti della polizia finanziaria) della Val d'Intelvi, in pensione. Un romano che, malgrado i quarant'anni vissuti nella regione, non ha perso l'accento della Città Eterna. È responsabile del piccolo museo Burlanda e Sfrusaduu (finanzieri e contrabbandieri, in dialetto locale), aperto nel 2002 nell'ex caserma della Guardia di finanza. Operativa durante gli «anni caldi» del contrabbando, la caserma è stata chiusa nel 1977.

 

 

In questa foto del 2008 gli abitanti di Erbonne erano ancora undici

 

 

Nell'unica sala del museo, si trova tutto quel che riguarda l'attività delle guardie di frontiera svizzere e dei contrabbandieri: uniformi, merci sequestrate, stecche di sigarette soprattutto, oggetti diversi. Acquistate nel Ticino, le «bionde» erano trasportate in Italia dagli «spalloni». Questo traffico, insieme a quello dei caffè e del riso in senso inverso, rappresentavano allora la sola alternativa all'emigrazione. I locali si mostravano indulgenti verso i contrabbandieri, che rischiavano la pelle in montagna per nutrire le loro famiglie.

Il museo custodisce anche gli utensili del lavoro degli «spalloni» come gli zaini (bricolle) o le soprascarpe in iuta che attenuavano il rumore dei passi. Testimonianze di un'epoca di cui la gente del posto si ricorda con nostalgia. «Quando ero un giovane agente», ricorda Stefano, «succedeva a volte al mio comandante di giocare a carte al bar del villaggio con degli avventori alcuni dei quali erano contrabbandieri, ma in servizio era inflessibile». I contrabbandieri colti in flagranza di reato se la cavavano il più delle volte con una multa e il sequestro delle loro merci. Stefano Agnese spiega: «Alla fin dei conti, i finanzieri, perlopiù giovani meridionali e i contrabbandieri, avevano in comune la stessa precarietà, e avevano scelto quei mestieri per tirare avanti con le loro famiglie».

 

 

Erbonne, il museo del contrabbando

 

 

Nel villaggio, il silenzio è rotto solo dallo scorrere dell'acqua nel vicino lavatoio. Stradine graziosamente pavimentate e case di pietra, una fontana, un piccolo cimitero, una chiesa ma nessuna bottega. Neanche un medico. «Le famiglie sono partite, la scuola ha chiuso nel 1969 per mancanza di scolari, qui la vita è difficile, soprattutto d'inverno», racconta Marinella Cereghetti, 60 anni. «Il villaggio si popola d'estate quando riaprono le case per le vacanze, in occasione della grande festa locale», dice.

Nata a Como da padre ticinese e madre italiana, è svizzera. Una straniera a casa sua, entrata in Italia, come indica il suo permesso di soggiorno, il giorno della sua nascita. Nubile, Marinella lavora alle Poste di Genestrerio, nel sud del Ticino. Vive a Erbonne per non lasciare soli i genitori, Franco, 88 anni, e alba, una Puricelli, svizzera per matrimonio, 89 anni gagliardamente portati. Incontriamo anche Marisa Puricelli, 52 anni, che raggiunge Marinella al lavatoio, dove si ritrovano entrambe per fare il bucato. «Bisogna essere nate qui per viverci», sospira Marisa che abita con Felicità, la sua mamma di 87 anni, una Cereghetti che invece, sposandosi, è diventata italiana.

 

 

Uno scorcio di Erbonne

 

 

La nostra visita dei villaggio termina con l'arrivo di Riccardo Cereghetti, 72 anni, celibe. Parcheggia la sua auto, la sola che abbiamo visto a Erbonne, vicino al lavatoio. «Sono andato a dare da mangiare alle carpe», ci dice. «Fino agli anni Settanta c'erano ancora 250 vacche circa a Erbonne e più di cento abitanti. Con l'età, la solitudine pesa, a volte penso di andarmene, ma qui ho la casa di famiglia». Anche Riccardo è rimasto svizzero. «Non mi sento né italiano né svizzero», precisa con disincanto.

Sindaco di San Fedele d'Intelvi, 1800 abitanti, Sergio Lanfranconi, 76 anni, ci spiega la particolarità del villaggio. «Erbonne è stata per secoli l'alpeggio di Scudellate e dunque abitata da Ticinesi. Si è spopolato quando gli abitanti hanno abbandonato l'agricoltura. Ma, come scrisse qualche anno fa il Corriere della Sera, è vero che gli abitanti di Erbonne erano dei trascurati dal loro comune perché erano in maggioranza svizzeri? «Niente affatto», ribatte il sindaco che ha lavorato per tutta la sua vita in Svizzera, «sono nostri concittadini allo stesso titolo degli altri, pagano le tasse e hanno diritto agli stessi servizi di quelli di pianura». Fino al tramonto dell'Ottocento tuttavia gli abitanti di Erbonne pagavano le tasse in Svizzera. Perché all'epoca, mancando di un cimitero, seppellivano i loro morti a Scudellate. E quando l'ultimo dei nove abitanti avrà chiuso i suoi conti con le tasse e con la vita, Erbonne sarà solo un villaggio di vacanze.

 

 

Erbonne, il lavatoio.

 

 

Qualche data
A 950 metri di altitudine, tra i monti Generoso e Orimento, Erbonne vanta una storia millenaria. Tracce dell'uomo di Neanderthal, di circa 60 mila anni fa e i resti di un orso che risalgono a 40 mila anni or sono, sono stati ritrovati nella Caverna Generosa ribattezzata Grotta dell'Orso. Il villaggio in quanto tale è stato fondato tremila anni fa, ossia 300 anni prima di Roma e mille anni prima di Como. Dalla fine del Trecento, Erbonne è appartenuto al Ducato di Milano e gli svizzeri che vi abitavano erano esenti da imposte. La definizione del confine italo-svizzero risale al Cinquecento. Il cimitero di Erbonne è stato aperto nel 1918, la chiesa nel 1922. La festa del villaggio si tiene la prima domenica d'agosto e richiama gente da tutta la Val d'Intelvi e dal Ticino. (Gemma d'Urso, Le Temps, 2 ottobre 2015)

 

 

Lungo il sentiero che in 20 minuti di cammino porta da Erbonne a Scudellate.

7 responses

  1. molto bello e un po' stravagante andro' a visitarlo ...ci si arriva col camper'
    • Fino a qualche fa c'era un Ristorante gestito de ben ricordo da un milanese e si gustava un cibo "antico" con erbe locali e sapori particolari, originale e buono. E' un paesino che merita di essere rivalorizzato per la sua storia e per la sua localizzazione tra Italia e Svizzera
    • Certo ci si può arrivare anche con il camper ... anche se a volte è difficoltoso incrociare poiché in certi punti la strada è stretta ... cmq è asfaltata sino in cima della valle!
    • ti conviene lasciare il camper a Pian D'alpi e proseguire a piedi. Ci sono punti che può passare una maccina alla volta in unico senso. giù c'è una scarpata super peruviana se vai giù non vieni su nemmeno con l'elicottero.
  2. Mi spiace che lo abbiate definito "fantasma".che da un'idea negativa di abbandono: E' un piccolissimo borgo che con molta dignità vuole continuare ad esistere. Anche i titoli fanno la differenza...
    • Ivano Sartori
      Ci pentiamo del titolo, Cristina, se questo può dare adito a interpretazioni negative. È solo un modo per agganciare il lettore, che dal testo ricaverà comunque un'impressione positiva. Grazie, in ogni caso, per il tuo avvertimento
      • Il termine " fantasma" è stato utilizzato dagli stessi abitanti del posto per rendere l'idea dello spopolamento del paesino. Alcuni decenni fa ad Erbonne c'era ancora la scuola, oggi l'abitante più giovane ha 52 anni ...

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