Europa, turisti cinesi a passo di carica

Chinese Tour

 

 

Alla fine di aprile del 2015, il fotografo Jeremy Suyker seguì un gruppo di turisti cinesi attraverso l’Europa. «L’idea di quel reportage non era di sottolineare i luoghi comuni, ma di capire perché viaggiano così, di corsa, scattando migliaia di foto».

Suyker incontrò Lan Wei, un cinese che vive in Francia, che lo aiuta a trovare un’agenzia e gli fa da interprete. Viaggeranno insieme per dieci giorni sfiorando sei Paesi: Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Liechtenstein, Austria e Italia. «Andava tutto troppo in fretta per fare le foto, dovevo scattare frettolosamente, come un turista cinese. All’inizio, ero deluso per non avere il tempo di prendere immagini migliori, ma con il distacco ammetto che ho vissuto quel tempo come loro e questo non è stato male».

 

 
Londra (Gran Bretagna), foto di Jeremy Suyker
 

Londra (Gran Bretagna), foto di Jeremy Suyker
«A Londra il gruppo disponeva di una giornata per fotografare Buckingham Palace, Westminster e il British Museum. Era il caos, andava tutto troppo in fretta per me. Non si fermavano, ma camminare fotografando è complicato. Di fatto, più Paesi visitano, questi turisti, e più sono contenti. È per questo che le agenzie propongono cinque o sei destinazioni in pochi giorni. Così possono giustificare i loro prezzi in funzione del numero di Paesi visti. Ma in Liechtenstein, per esempio, siamo rimasti mezz’ora in un parcheggio. Sul programma, c’era scritto “visita del castello di Vaduz dal bus”».

 

 

Parigi (Francia), foto Jeremy Suyker

 

Parigi (Francia), foto Jeremy Suyker
«Per molti, era la prima volta che viaggiavano all’estero e spesso l’ultima in Europa. Questo viaggio è un po’ come un trofeo, ma ho avuto l’impressione che non avrebbero riportato a casa dei ricordi ma solo delle immagini su una scheda SD. Durante il viaggio abbiamo visto pochi monumenti. La guida li conduce nei punti con i migliori posti di osservazione, fanno le foto davanti ai monumenti e ripartono».

 

 
Versailles (Francia), foto di Jeremy Suyker

 

Versailles (Francia), foto di Jeremy Suyker
«I gruppi disponevano di un’ora per visitare Versailles. In alta stagione, hanno solo un quarto d’ora. Nel nostro programma, la visita della reggia non era compresa. Quelli che volevano visitarla, dovevano pagare un supplemento. Gli altri aspettavano sul bus o nel parcheggio. Va tutto molto in fretta, in media si resta in una città da una a tre ore».

 

 

Sul Monte Titlis (Svizzera), foto di Jeremy Suyker

 

Sul Monte Titlis (Svizzera), foto di Jeremy Suyker
«Mi sono chiesto perché la Svizzera fosse una tappa ricorrente in queste formule di viaggio. Di fatto, questo Paese rappresenta per i cinesi quel che loro inevitabilmente non hanno: la prosperità, il verde e gli chalet. hanno anche l’impressione che gli svizzeri non lavorino e allo stesso tempo abbiano tutto: i fiori, i monti, etc. E poi è il Paese degli orologi e lo shopping è la parte più importante del viaggio».

 

 

Parigi (Francia), foto di Jeremy Suyker 2

 

Parigi (Francia), foto di Jeremy Suyker
«Nel programma sono previste più soste per lo shopping che per visitare i monumenti. Per esempio, abbiamo passato più tempo alle Galeries Lafayette che per la torre Eiffel, il Louvre e Versailles. In questi grandi magazzini, i turisti cinesi ritrovano il loro spazio ideale. Ho incontrato una ragazza che si rimborsava il viaggio rivendendo in Cina i prodotti acquistati in Italia o a Parigi».

 

 

Innsbruck (Austria), foto di Jeremy Suyker

 

Innsbruck (Austria), foto di Jeremy Suyker
«Il nostro viaggio costava duemila euro a testa, tutto compreso, anche il biglietto aereo. Altri sono ancora meno cari: 1.200 euro per dodici giorni e dieci Paesi. Stando così le cose, gli hotel, per esempio, sono sempre lontano dal centro della città. Il fatto strano è che l’agenzia giustifica queste scelte dicendo ai turisti che i centri sono pericolosi e che la periferia, essendo più vicina all’autostrada, permette di guadagnare tempo per raggiungere le altre città. La maggior parte del viaggio, la si trascorre sull’autobus».

 

 

Sauvigny-le-Bois (Francia), foto di Jeremy Suyker;

 

Sauvigny-le-Bois (Francia), foto di Jeremy Suyker
«Fanno economie su tutto. Per tutti e dieci i giorni, per dirne una, hanno mangiato cinese a pranzo e cena. Prima di unirmi a loro, pensavo che mangiassero sempre cinese perché non erano curiosi. Di fatto, impongono loro stanze sul retro di mense economiche dove il pasto (talvolta immangiabile) costa cinque euro a testa. Si mangiava in dieci minuti e io ero sempre l’ultimo. Dopo Parigi, era previsto che si dormisse a “Digione (villaggio francese)”. In definitiva, l’hotel si trovava lungo l’autostrada nella Yonne, a Sauvigny-le-Bois. La sera, con Lan, si è deciso di accompagnare due turisti a cenare al Relais Fleuri, un buon ristorante nelle vicinanze dell’hotel, senza la guida, per far scoprire loro la gastronomia francese. Al nostro ritorno, la guida non era per nulla contenta. All’indomani ho ricevuto un’email dall’agenzia: se si fosse ripetuto, sarei stato escluso dal gruppo».

 

 

Venezia (Italia), foto di Jeremy Suyker

 

Venezia (Italia), foto di Jeremy Suyker
«Complessivamente, sono rimasto abbastanza sbalordito dalla rassegnazione delle persone. Non bisogna creare problemi. Il capo è considerato un capo al quale bisogna obbedire e che non bisogna mai contraddire. Il nostro aveva 34 anni e si era lanciato nel turismo per convenienza, per denaro. Non sapeva nulla dell’Europa e passava il tempo a raccontare aneddoti fatti di luoghi comuni sulle città. Si sbagliava persino sui nomi dei monumenti. Il suo unico scopo era vendere opzioni supplementari, come un giro in gondola, per ricavarne la cresta».

 

 

Autostrada per Digione (Francia),  foto di Jeremy Suyker

 

Autostrada per Digione (Francia), foto di Jeremy Suyker
«Di fatto, la maggior parte delle guide non è lì per insegnare. I cinesi, una volta a casa, non hanno imparato granché; al contrario, tutti i loro pregiudizi ne escono riconfermati. In più, sono persone che non comunicano facilmente. È dovuto alla loro cultura? Perché se ne stavano sempre in gruppo e diffidenti? Alcuni si lamentavano dei pasti e di non poter visitare i mercati, per esempio, ma erano critiche molto limitate. È un peccato perché l’unico contatto che hanno con i locali è alla cassa, quando acquistano qualcosa».

 

 

Roma (Italia), foto di Jeremy Suyker

 

Roma (Italia), foto di Jeremy Suyker
«Al loro arrivo in Europa, i turisti consegnano i loro passaporti alla guida, con la scusa che sono più al sicuro. Li riavranno al momento di partire, ma dovranno restituirli alla guida, una volta in Cina, che li tratterrà da dieci giorni a due settimane per verifiche. I turisti sono tenuti a osservare un codice di buona condotta e vengono incoraggiati a denunciare i loro compagni di viaggio che si siano comportati male in Europa». (Fonte: slate.fr)

 

 

Altre immagini del tour de force dei cinesi in Europa

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