Fezzano, l’altra faccia del Golfo

Il lungomare di Fezzano

 

 

di Davide Barilli

 

Fezzano, il mio buen retiro estivo. Mi piaceva molto perché era un luogo nascosto, segreto, lontano anni luce dal concetto di industria del turismo. Ne ho goduto i silenzi, la ruvida discrezione ligure, l'atmosfera semplice da costa dei saraceni. È durato finché Dio ha voluto. Da qualche anno hanno costruito un porto turistico, aperto B&B e ristorantini. Quest’anno la squadra di calcio è stata promossa in serie D (mica male, per un paese di 800 abitanti, giocarsela nello stesso campionato del mio Parma che, per la cronaca, è già a quota 5000 abbonati) e dulcis in fundo domenica scorsa i fezzanotti hanno trionfato nel palio marinaro. A questo punto tanto vale scoprire le carte e pubblicizzare il paesello.

La chiamano la costa dei Saraceni. Ci si arriva lungo la vecchia strada Napoleonica, che unisce La Spezia a Portovenere. Niente a che vedere con le straconosciute «perle» del golfo dei poeti. Meno charme, eventi mondani e birignao, eppure terra e mare sono gli stessi. Qui, i paesi si susseguono aspri lungo le curve, costeggiano gli arsenali, pezzi d'Italia scheggiati dalla storia. Posti double face, come Fezzano: ripopolati nel dopoguerra da allevatori di cozze venuti su dal tarantino, ma pure buen retiro dove svernarono gli Amfiteatrof, esuli moscoviti, intellettuali esponenti dell'emigrazione antizarista. E poi ci sono Acquasanta, Marola, Cadimare. Dopo di loro, i borghi di Fezzano e Le Grazie aprono la via verso Portovenere di cui fanno frazione. Paesi a mezza costa, gusci salati di ruvidezza, che la strada taglia in due, aprendo altrettanti mondi. Verso la montagna, carruggi che si inerpicano su boscaglie in odore di cinghiale, muretti a secco ed orti. Sotto, il mare fa solletico alle case.

 

 

Un equipaggio femminile al Palio del Golfo 2015. Foto di Giacomo Checchi

 

 

Non aspettatevi grandi spiagge, da queste parti: sono golfi da approdo, dove lo scoglio regna sovrano. Acque di calafatori, palombari, maestri d'ascia, cantieri navali, enclavi militari (basti pensare all'aeropoema futurista di Marinetti, inno alle gesta di Balbo pilota di idrovolanti decollati dall'aeroporto di Cadimare). A Fezzano, attratti dai suoi scogli scabri, dalle sue storie e dal suo essere un'enclave di vita rustica, lontano anni luce dalle atmosfere ricercate di altre località del golfo dei poeti, molti milanesi e parmigiani - negli ultimi anni - hanno scelto di comprar casa. Il paese - una delle tredici borgate marinare che partecipano ogni anno al Palio del Golfo: e Fezzano è una delle più forti - è situato in un'insenatura, alla base del monte Castellana. Il borgo è un susseguirsi di piccole case, molte a torre, d'antica data. Di rilievo la parrocchia di San Giovanni Battista (dal 1739) e la chiesa di San Nicola (XVII secolo) che con la sua piazzetta fa pensare ad atmosfere messicane.

Oltre le ripide scalinate ci si ritrova in uno splendido e sconosciuto (ai più) sentiero che conduce, regalando una vista mozzafiato, tra antichi frantoi, capre e cinghiali, fino a Portovenere. In marina, dove regna la pace anche a ferragosto, ottimi ristorantini offrono specialità del territorio. «Fezzano è un luogo speciale; i ragazzi che arrivano per imbarcarsi scoprono subito un posto dove il mare è sulla porta di casa e dove la marineria è attività viva e non attrazione turistica. E questo fa la differenza», dice il presidente della «Nave di Carta», Marco Tibiletti, milanese, da decenni di casa a Fezzano, comandante di Goletta Verde di Legambiente. «Qui si mescolano tante culture del mare, quella da diporto, quella della pesca e degli allevamenti di muscoli e quella remiera. Insomma non un borgo museo ma un borgo di mare vivo». Ma da qualche anno, l'aria è cambiata, anche qui. Il borgo marinaro ha scoperto la vocazione del porto turistico per yacht e fuoribordo. Nella rada è ospitato un porto turistico privato, struttura all'avanguardia con alcune centinaia di posti barca su pontili galleggianti.

 

 

Fezzano, una striscia di colori tra mare e montagna

 

 

Il porticciolo è stato realizzato riconvertendo l’area dove si trovavano gli antichi cantieri navali, un tempo di demolizione e in seguito di riparazione: pur destinando l’area nel suo complesso ad un uso diverso, la tradizione cantieristica, e con essa la manodopera specializzata, è stata conservata ed è quindi possibile poter contare su un cantiere attrezzato per ogni tipo di riparazione. Con il porticciolo, sono comparsi a Fezzano i primi B&B e anche il turismo di settore, con le sue contraddizioni, ha cominciato a farsi strada. Cosa impensabile fino a trent'anni fa, quando Fezzano era un luogo di nicchia, da scovare: per pochi amatori. A quei tempi, chi voleva trovare la parmigianità colta, con i suoi riti e miti oggi quasi scomparsi doveva recarsi a Lerici o a Tellaro, sotto l’oratorio di Santa Maria in Selàa. A un tiro di cannocchiale, dall'altra parte del golfo, l'atmosfera di Fezzano era una «linea d'ombra», forte delle sue asprezze. La borgata dove visse Simonetta Cattaneo, la più bella donna del Rinascimento, era un autentico avamposto dell'anti-turismo.

Bastavano le atmosfere conradiane, da cuore di tenebra, esaltate dalla presenza di enormi bastimenti in disarmo, bestioni arrugginiti arenati nel cantiere, che venivano a morire nel cimitero di ferraglie del golfo, presidiati da solitari e spaesati marinai provenienti dalla Malesia, dal Borneo, dal Congo. Gente di mare dal passato misterioso che si andava a rintanare, di sera, nella fumosa saletta con il biliardo dell'Elsa su cui troneggiava un enorme e polveroso pellicano impagliato. Era il posto pubblico telefonico. Un lavabo di stagno, qualche bottiglia di vino bianco fatto in casa per dimenticare. Allora, alticci, li sentivi parlare, in una sorta di torre di babele d'altri tempi. Ora, al posto delle evocative lingue degli scalcinati marinai venuti da lontano, nella borgata riecheggia (misto al dialetto del posto) il birignao di qualche sciura milanese in cerca di un bancomat (che non c’è).

Fezzano vince il Palio del Golfo 2015 (fotogalleria)

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