Gaza, animali prigionieri di un Paese in gabbia

La tigre dello zoo di Khan Yunis

 

 

Le gabbie dello zoo di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza, sono vuote e i pochi animali ancora vivi soffrono la fame: un pellicano, uno struzzo, due istrici e una tigre che non mangia carne da giorni.

Nella Striscia di Gaza, zona costiera schiacciata tra Israele e l'Egitto, grande appena 360 chilometri quadrati, sono ammassate circa un milione e 700 mila persone di origine araba. Formalmente governate dall'Autorità nazionale palestinese, di fatto tenute in ostaggio da Hamas e sempre sotto tiro degli israeliani.

Non c'è trattato internazionale dei tanti firmati negli ultimi decenni che sia stato rispettato o abbia alleviato le penose condizioni di vita della popolazione di questo ghetto, dove violenza e miseria si alimentano a vicenda. Per quanto possa essere paradossale che un popolo rinchiuso in gabbia ricavi divertimento dalla reclusione di animali, Gaza ha il suo zoo. O meglio: lo aveva e sta per perderlo. Una città che non riesce a nutrire se stessa, ancor meno può permettersi di mantenere animali la cui funzione è puramente ornamentale.

In un luogo abitato dalla sofferenza, dominato da guerra e soprusi, nessuno ha più il tempo, la voglia e il denaro per visitare lo zoo. «Non interessa più a nessuno, dobbiamo chiuderlo. Non riusciamo più a nutrire gli animali, non sappiamo più come fare, dobbiamo vendere la terra e il parco», spiega il proprietario Mohamed Awida. Mantenere gli animali costerebbe 60 euro al giorno, una cifra impossibile in questa tormentata terra dove la popolazione vive al di sotto della soglia di povertà con un reddito pro capite di due dollari al giorno.

La ripresa del conflitto fra Israele e Hamas ha fatto numerose vittime non solo tra la popolazione: alcuni animali sono morti sotto i bombardamenti, altri di fame. Qualcuno si è fatto avanti per acquistare i sopravvissuti fra cui la tigre, unico esemplare di questa specie nella Striscia.

 

 

La tigre

In passato erano un centinaio gli «ospiti» dello zoo di Khan Younes, nel sud della Striscia di Gaza. Ma negli ultimi anni, segnati dalla guerra e dal blocco economico, il luogo è caduto a pezzi e oggi non resta che una manciata di animali in una situazione drammatica. Tra di essi, questa tigre, che il proprietario ha deciso di mettere in vendita per 30 mila dollari. Dopo di che chiuderà bottega.

 
Digiuno forzato

 

Mohamed Awida (nella foto) racconta che la tigre è sottoalimentata e trascorre parecchi giorni senza mangiare. «Come posso spendere 60 dollari al giorno quando, negli ultimi due mesi, lo zoo non ha avuto che un visitatore?». Quanto alla vendita, si dice «aperto a tutte le ong che possano prendersi cura degli animali».

 

 

70 centesimi

Aperto nel 2007, il piccolo zoo copre una superficie di duemila metri quadrati. All'epoca del suo splendore dava la possibilità, per tre shekel (70 centesimi di euro), di vedere leoni, aquile, cervi, pellicani, coccodrilli.

 
Superstiti

 

Ormai, gli animali superstiti si contano sulle dita di una mano, o quasi.

 
La puzza

 

Mohamed Awida dice di aver perso ottanta animali durante i bombardamenti israeliani. Al termine dell'offensiva, racconta di aver dovuto «attendere giorni prima di poter entrare nello zoo talmente era forte la puzza delle numerose carogne che infestava l'aria».

 

 

Animalisti inquieti

 

Come ha riferito il quotidiano Jerusalem Post, la sorte degli animali della Striscia preoccupa da tempo le associazioni di animalisti. Qualche giorno fa un leone è stato trasferito da Gaza a uno zoo israeliano.

 

 

Animali imbalsamati nello zoo di Khan Yunis

Imbalsamati

 

Dopo la guerra del 2014, Mohamed Awida non ha rinunciato a ricavare profitto dalla morte dei suoi animali esponendoli impagliati. Una macabra iniziativa che non ha avuto successo.

 
L'imbalsamatore

 

«Non padroneggio bene la tecnica della tassidermia e non dispongo di buoni prodotti per eseguirla, perciò queste bestie continuano a decomporsi», spiega Mohamed Awida. Lo zoo, diventato ormai un cimitero a cielo aperto, chiuderà definitivamente non appena la tigre avrà trovato un acquirente.

 

 

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