Finlandia, l’inverno dei laghi

pesca-ghiaccio-finlandia


Testo di Paolo Pernigotti

Terra e acqua si confondono in unico bianco: i laghi sono pianure di neve, le isole colline sfocate in un abbaglio. È una terra d'acqua il sud-est della Finlandia: la chiamano regione dei mille laghi. Forse è un mare dove sono cresciute mille isole. Un mondo intatto, silenzioso e fragile. Anche un gesto, una parola lasciano il segno. Scie di pattini e slitte tagliano i laghi sulle rotte estive dei kayak, gli alberi ghiacciati luccicano come Swarovski, segnali di fumo si alzano a sorpresa da un tetto sprofondato nella neve. Sembra ovunque montagna, in questo Paese che non ha montagne. L’aria è pulita come non la ricordavamo più, e la è anche sulle facce della gente. Hanno il bel sorriso delle persone serie. Le linee delle case hanno rigori luterani ma anche grandi vetrate  in cerca di sole: se fuori è un brivido, dentro sono ninnoli e stoffe a scaldare il cuore.  La bella è addormentata da ottobre a marzo: un lungo Natale fuori stagione, a tre ore di volo.

Per chilometro quadrato la Finlandia ha 15 abitanti. Non abbastanza per spalare tutta la neve che viene giù. E allora sono trincee i vialetti per entrare in casa, ma soprattutto orme su orme il trucco per non affondare. Trazioni anteriori, gomme giuste, mano morbida sul volante, tanto basta per andare: qui se nevica non è notizia da tg. E gli spazzaneve escono solo se proprio esagera. Così il bianco resta bianco ovunque. Né il termometro sale abbastanza da sciogliere il paesaggio e impiastricciarlo. Anche l’inverno è luterano.

Una scritta, in finlandese, sembra un codice a barre. La lingua non conosce preposizioni, le parole sono composte e lunghissime. Ce ne sono che valgono una frase, con impennate di consonanti doppie e puntini su infinite vocali: una nevicata di dieresi da farsela in apnea. Ogni tanto c’è la traduzione a lato, ma quasi sempre è in russo: dalla padella al cirillico. Perché  i trascorsi storici non sono proprio da amici per la pelle fra i due Paesi, ma il confine è pur sempre a poche decine di chilometri e rublo non olet con quei nuovi turisti rumorosi dalle tasche gonfie.

 

 

Oulu-Linnansaari

 

 

Per chi atterra a Helsinki atteso da una solida Volvo in affitto – ma per la regione dei laghi c’è anche un trenino che nel paesaggio di panna ci sta a pennello – la via da prendere non è un problema. La mappa sforacchiata di laghi ha nomi astrusi, ma poche strade obbligate: perdersi è impossibile. Le linee zigzagano sulla cartina, cercano dove il lago è più stretto per passare di là, cuciono fra loro gli esigui stracci di terra. Da un punto A a un punto B la distanza più breve è in barca, d’estate, e in slitta d’inverno. Perché c'è sempre un lago o una lastra di cielo impolverata di neve sulla propria strada.

Spesso è lo stesso lago che riappare a sorpresa. Il Saimaa, che dà il nome alla regione, è il più grande della Finlandia e il quinto in Europa: quasi 1200 chilometri quadrati. Ha la forma sfrangiata di una gigantesca esondazione, di tanti laghi legati fra loro. E in mezzo un arcipelago di isolotti, a centinaia. Quando i ghiacci si sciolgono, i battelli risalgono il Saimaa per oltre cinquanta chilometri, dalla città di Lappeenranta a quella russa di Vyborg, sul Canale di Finlandia. Quando va sotto zero è palestra di lamine e scarpe rostrate.

Mikkeli, a duecento chilometri da Helsinki, con i suoi cinquantamila abitanti, è la città più grande affacciata sul lago. Ma più che grande è larga, anzi distesa: negli spazi e nei ritmi. Le strade sono ampie vasche dove le auto si muovono silenziose, sui marciapiedi le signore fanno la spesa in bigodini e racchette da fondo, fra una casa e l'altra s'intuisce sempre un giardino o un cortile, qui dove i metri quadri non sono merce rara. Mikkeli è citata due volte nei libri di Storia: per una pace – il Trattato di Pahkinsaari, firmato nel 1300 – e per una guerra, la sanguinosa Guerra d'inverno combattuta con i russi nel '39-'40.  La città ospitava il quartier generale, come ricordano oggi due musei. Ci vanno soprattutto i finlandesi, in orgoglioso e commosso pellegrinaggio, mentre i turisti stranieri preferiscono Kenkavero, la casa del vicario. Che se la passava da Papa: un salone dietro l'altro su due piani ovattati, morbidi legni ovunque, una veranda color pastello affacciata sul lago, un giardino botanico con cinquecento specie diverse. Sulle pareti foto seppiate di parroco e signora raccontano la storia, nei secoli dei secoli: espressioni austere, come si conviene a una galleria degli antenati, basettone e chignon. L'ultimo vicario si è goduto quel paradiso lacustre trent'anni fa, oggi la casa del pastore si è trasferita in centro, per la comodità dei fedeli. Kinkavero significa la «tassa delle scarpe», perché la strada era lunga e le suole venivano messe a dura prova dal precetto festivo. A ricordo di allora, le fioriere sparse in giardino non sono vasi ma vecchie calzature da cui spuntano tulipani e ranuncoli. Le suole debitamente lise, come  ex voto senza pretese.

La casa del vicario è diventata un ristorante e la vicina foresteria ospita un grande negozio di tutt'un po': muffole di lana e bottiglie di salmiakkikossu - una specie di vodka corretta alla liquirizia salata - cappelli di feltro e portafogli in pelle di salmone, infine tutto ciò che c'è di commestibile al sapore di aneto e borse in fibra di betulla. Per i feticisti del souvenir ci sono anche le mogli dei vicari, seppiate in cornice finto antico.

La strada prosegue fra boschi cresciuti senza vento: pini e betulle sono dritti come pali della luce, e sottili come se volessero dissuadere i taglialegna. Inutile: il business delle segherie da queste parti va alla grande. Ma c'è un'anagrafe dei boschi, in tutta la Finlandia, meticolosa fino all'ultimo arbusto, e per ogni albero che diventa legno da piallare un altro viene piantato. Non si scappa: luterani anche i boschi.

Neve e ghiaccio sono vita d'ogni giorno nel lungo inverno dei laghi sud orientali. Sono anche gioco. A Kuus-Hukkala, sulla strada per Savonlinna, si sono inventati un rally per i turisti, a metà fra autoscontro e scuola guida. Avevano a disposizione una decina di vecchi fuoristrada della Germania Est, roba pre-Muro, ma in buone condizioni. Avevano a portata di mano un bosco pieno di neve e un lago ghiacciato. Hanno messo le due cose insieme e oggi, chi vuole, può divertirsi a spronare le quattro ruote motrici  su sentieri a sprofondo e lastre scivolose, con un gancio sempre pronto sul paraurti per farsi rimettere in strada.

 

 

Jeep-Safari-a-Kuus-Hukkala-©-Andrea-Lessona

 

 

Dove c'è tanto freddo c'è il piacere di tanto caldo. E in nessun posto al mondo si suda come in Finlandia. Gli alberghi non si giudicano dalle stelle, ma dalle saune. Per questo il Jarvisydan di Rantasalmi la sua la mette sui depliant in bella vista: è una sauna «di fumo», roba rara, roba da intenditori. Non come quegli sgabuzzini a termostato in ogni casa.

È una casetta di pietra, all'interno le pareti sono nere come una miniera di carbone, la luce è fioca, unico arredo due panche di legno: un po' caverna e un po' taverna. Per prepararla ci vuole mezzo pomeriggio: si fa il fuoco, si riempie la casetta di fumo, si scalda a dovere e dopo qualche ora si arieggia con una tecnica – qui la chiamano arte – che si tramanda di padre in figlio. Solo allora si può entrare, a morire, e rinascere, di caldo. Lessati a puntino, poi si sceglie: doccia fredda, rotolata nella neve, o a bagnomaria nel pentolone in giardino, a mollo come esploratori, sotto le stelle e i rami di betulla. Durante, uno si chiede chi gliel'ha fatto fare. Il giorno dopo lo vorrebbe rifare.

Ma il giorno dopo c'è il grande Parco naturale di Linnansaari che attende. Uno sconfinato pavimento di vetro, un deserto di specchio e di neve. Sono 15 chilometri da attraversare. E ci si ricorda che quella sotto è acqua, che è il grande lago Haukivesi, solo quando s'incontra un pescatore che tira fuori da un buco un  salmone o un luccio ancora guizzanti. Allora si accelera e non si calca troppo. Si può girare il parco sui pattini, sugli sci da fondo o su un tradizionale slittino a spinta, un po' monopattino, un po' girello, un po' carrello del supermercato. Alle scarpe si mettono le catene: rostri sotto le suole legati da un elastico. I finlandesi sanno – quasi sempre – dove il ghiaccio è spesso e duro a sufficienza. Per i neofiti il trucco è seguire i graffi lasciati dalle lamine. E, se i graffi si perdono in un buco, fermarsi in tempo...

Si può anche pescare: con un trapano a manubrio si trivella il ghiaccio fino all'acqua – come niente, un metro o più – poi si cala la lenza e si aspetta un eccitante strattone. Se l'attesa è troppo lunga c'è sempre un pescatore vero – e pescivendolo -  all'orizzonte: usa reti stese nel lago  in autunno, prima che ghiacci. Lunghe una ventina di metri, restano fuori solo i capi, che scorrono lungo due fori nel ghiaccio e vengono collegati fra loro in superficie, così da ritirare e ricalare  la rete in acqua con un semplice movimento circolare. Un pescatore di professione ha più «tombini» in giro e fa la spola con le sue slitta a motore. Nessuno tocca le reti, se non c'è lui: siamo in Finlandia. Poi, sull'isolotto di Linnansaari c'è un barbecue a disposizione di chi voglia accendere il fuoco e gustarsi salmone o luccio alla brace. Birra e dolcetti all'aneto sono in uno chalet a due passi, dove scaldarsi con camino e  grappa. Un picnic fra le stelle, anche di giorno: brillano nella neve, come diamanti sparsi. Da queste parti la rivendicano come una denominazione d'origine: questione di temperatura e umidità, spiegano, che è solo qui. La stagionatura giusta. Certo è che quei lampi nel ghiaccio non si vedono altrove, e sulle giacche a vento si appoggiano cristalli così perfetti che sembrano stemmi di una scuola di sci. È una neve vaporosa e morbida, gli isolotti sono meringhe nella scena immobile dei laghi ghiacciati.

 

 

Un po' pattinaggio, un po' sci da fondo, per attraversare il lago ghiacciato

 

 

C'è una sola acqua, in tutta la regione che non si lascia imprigionare dal gelo: a Savonlinna. Non c'è sottozero che riesca a  ghiacciare la corrente del suo lago sotto le mura del castello, monumento della città. Dove, naufrago al contrario, ha trovato approdo uno stormo di festosi germani reali che sono ormai parte della cartolina e vivono a briciole della comunità. Nel 1475, quando fu costruito, l'imponente fortezza doveva tenere lontani gli stranieri, oggi li richiama a frotte ogni inizio d'estate. Il festival operistico, ambientato per un mese nella sua corte coperta, è fra i più prestigiosi d'Europa. E un' Aida a quelle latitudini dà qualche brivido anche in luglio.

A Savonlinna c'è l'aeroporto, ed è di quel genere che non chiude alla prima imbiancata: peso a monte, e si decolla anche senza gomme da neve. Ma prima di partire, di lasciare questo mondo di bambagia e di invidiabili candori, resta un'ultima escursione, fuori città, per una chiesa da Guinness: la più grande del mondo, in legno.

Ha numeri da stadio: 3000 seduti, 2000 in piedi. E un chilometro e mezzo di panche, quasi trecentomila chiodi per tener su quaranta metri d'altezza per quarantadue e quarantacinque di lati. Nel 1847, quando la costruirono, i parrocchiani erano dodicimila e molto praticanti, oggi sono meno e lo sono meno. Forse perché la chiesa è anche la più fredda del mondo, ma questo non c'è sulle brochure.  Un po' neogotica, un po' neobizantina, bianca e gialla fuori, all'interno grigia, le colonne sono in finto marmo e, fatta eccezione per una grande pala, non vi sono immagini in giro, così da farla assomigliare, con la sua pianta simmetrica, a una moschea finita lì chissà come.

Molti accompagnano a una preghiera una candela accesa. È così da sempre. E ardono siepi di fiammelle davanti agli altari, in mezzo a tutto quel legno. Ciononostante la chiesa è ancora lì. Forse i miracoli esistono davvero.

Il viaggio è stato organizzato dall'Ufficio del turismo finlandese.

Rappresentante in Italia: Marco Acher Marinelli (m.acher-marinelli@tvtbpress.it.)

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