Kenya, avorio in cenere

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Ieri, sabato 30 settembre 2016, il presidente keniano Uhuru Kenyatta ha dato fuoco a 105 tonnellate d’avorio accatastate nel Parco nazionale di Nairobi. Il più grande quantitativo d’«oro bianco» mai incenerito in un sol colpo. Un gesto simbolico e spettacolare nella lotta al bracconaggio degli elefanti decimati dalla caccia spietata alle loro zanne.

Di fronte alle telecamere del mondo intero, il presidente Kenyatta e il suo omologo del Gabon, Ali Bongo Ondina, il cui Paese ospita oltre la metà degli elefanti da foresta africani, hanno conficcato le torce che tenevano in pugno in una delle dieci piramidi di zanne alte più di tre metri.

 

 

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Insieme alle zanne anche corni di rinoceronti. In totale, è andato in fumo circa il 5 per cento della riserva mondiale di avorio. Le fiamme non hanno risparmiato neppure una scultura intagliata nel prezioso materiale, messa in primo piano per dimostrare la determinazione dei cacciatori di bracconieri e trafficanti.

 

 

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«Nessuno, ripeto nessuno, deve poter pensare di fare commercio d’avorio, perché questo commercio è sinonimo di morte per i nostri elefanti e di morte per il nostro patrimonio naturale», ha dichiarato il presidente keniano durante la cerimonia destinata a promuovere la lotta contro il bracconaggio e il divieto totale del commercio di avorio. «Per noi l’avorio non ha alcun valore, se non sui nostri elefanti», ha insistito Kenyatta. Rivolgendosi ai bracconieri, il presidente Bongo ha detto: «Il vostro business è finito, la cosa migliore che possiate fare è andare in pensione».

 

 

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Le 16mila zanne mandate al rogo sabato scorso rappresentano la quasi totalità della riserva di avorio keniano sequestrato dal 1989 in avanti, dopo che ne è stato proibito il commercio internazionale.

Kenyatta ha invocato il divieto assoluto per impedire. È un gioco la sopravvivenza di 450-500mila elefanti africani che potrebbero estinguersi nel giro du due generazioni. Sono 30mila, infatti, gli esemplari che ogni anno vengono abbattuti da bracconieri sempre meglio equipaggiati. Con conseguenze letali: le morti naturali sommate a quelle imputabili al bracconaggio superano il tasso di riproduzione della specie.

 

 

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Nel corso della cerimonia, il celebre paleoantropologo Richard Leakey, che dirige il Servizio faunistico keniano (Kws), ha detto: «È un’azione dannatamente buona, dal punto di vista comunicativo. Se voglio raggiungere sei miliardi di spettatori, è di questo tipo di avvenimenti che ho bisogno». Si è rivolto ai Paesi africani affinché non permettano mai più traffici di zanne o di corni di rinoceronti. E ha definito «vergognoso» il comportamento delle nazioni che continuano conservare i loro stock, riferendosi soprattutto a diversi Paesi dell’Africa australe: «Speculano su una merce illegale e diabolica».

 

 

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L’avorio non brucia

Il traffico d’avorio è provocato soprattutto da una forte domanda proveniente dall’Asia, principalmente dalla Cina, dove viene pagato circa mille euro al chilo. La Cina ha di recente inasprito la sua legislazione sull’importazione d’avorio, ma permette la rivendita di quello che è stato importato prima del 1989. Secondo i difensori degli elefanti questo commercio legale fa da paravento alle importazioni clandestine.

Se il falò organizzato sabato non è durato che qualche ora, l’incenerimento potrebbe durare parecchi giorni. «L’avorio non brucia», ha spiegato Robin Hollister, responsabile tecnico della cremazione. «Se tentate di bruciarlo con un fiammifero o gettandolo in un fuoco di legna, non succederà nulla. Sarà carbonizzato all’esterno, ma all’interno resterà intatto», spiega. «Se volete davvero ridurlo in cenere, bisogna ricorrere a temperature elevatissime».

 

 

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Le temperature necessarie saranno raggiunte grazie a una miscela di diesel e cherosene iniettata con aria compressa nel cuore di ciascuna piramide. Alte volute di uno si sono innalzate sabato dalle pire di avorio, segno che la distruzione era iniziata bene, nonostante la scelta di una data a prima vista bizzarra. Nel pieno della stagione delle piogge, acquazzoni torrenziali si erano abbattuti su Nairobi nelle ultime 24 ore precedenti lo spettacolare incendio. Ma quando è venuto il momento di dar fuoco all’avorio, il cielo su Nairobi si è schiarito. Applausi.

 

 

Un elefante del Kenya privato delle sue zanne

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