Lituania, nei villaggi ai confini del nulla

A Road Not Taken

 

 

Nel febbraio 2015, Bastian Jasper ha raggiunto i villaggi della Lituania vicini alla frontiera con la Bielorussia di Aleksandr Lukašenko. Zone incerte tra il nuovo ordine europeo-occidentale e gli stretti legami con i vicini dell’Est. «Gli abitanti di queste zone fanno fatica a riconoscersi nel resto della Lituania, sia nei cambiamenti iniziati dopo l’indipendenza sia nella sua politica», racconta il fotografo. L’istituzione di una nuova «cortina di ferro» nel 2004, quando la Lituania è entrata nell’Unione europea, ha separato popolazioni confinanti abituate a mescolarsi, a vivere e lavorare insieme. Famiglie e amici vivono ora a pochi metri gli uni dagli altri, ma separati dal confine. Il mercato ha distrutto l’economia locale, indotto i giovani all’emigrazione, spopolato i villaggi. La vita è stagnante, i segni del degrado, del declino e dello sconforto sono evidenti ovunque. (Fonte: Fanny Arlandis, Slate, 7 aprile 2016)

Le immagini della serie A Road not Taken saranno esposte durante il Festival Circulation(s). Mostra fino al 26 giugno 2016 al CentQuatre di Parigi (5, rue Curial, XIX).

 

 

Stalgonys, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 1

Stalgonys, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 

«I ripetuti cambiamenti di appartenenza di questi territori e la fluttuazione del tracciato della frontiera negli ultimi cento anni mi interessavano. Gli abitanti più anziani di queste zone hanno vissuto sotto i regimi polacco, tedesco, sovietico e lituano».

 

 

Stalgonys, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 2

Stalgonys, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 

«Volevo lavorare sulla transizione post-sovietica dei territori posti tra la Lituania e la Bielorussia, venticinque anni dopo la caduta dell’Urss. prima ho concentrato il mio progetto sulla costa lituana perché la composizione multietnica di quei territori mi affascinava».

 

 

Sakhalin, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 3 .

Sakhalin, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian

«Questi villaggi sono isolati e scollegati dalle altre regioni della Lituania e dalle comodità urbane. Questo stagno gelato, per esempio, si trova nella località lituana di Sakhalin, uno dei tanti “villaggi fantasma” lungo la frontiera europea. Questi luoghi sono abitati perlopiù da persone anziane».

 

 

Sakhalin, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 4

Sakhalin, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian

«Con il crollo dell’Unione sovietica nel 1991 e l’erezione della frontiera europea nel 2004, numerosi villaggi sono stati divisi, come Sakhalin (sul versante lituano) e Kulkishki (su quello bielorusso). Durante la guerra fredda, però, queste due località erano unite. I loro abitanti crescevano, si sposavano e lavoravano insieme. nessuno si preoccupava della frontiera, a quell’epoca era soltanto una linea sulla carta».

 

 

Un granaio in rovina a Jakubiskes trasformato in un pollaio di fortuna, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 5

Un granaio in rovina a Jakubiskes trasformato in un pollaio di fortuna, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian

«Oggi, per gli abitanti di questi villaggi, è diventato difficile attraversare la frontiera. Le persone hanno bisogno di un visto per spostarsi e devono percorrere lunghe distanze per raggiungere l’altra parte. I severi controlli lungo la frontiera impediscono lo anche di parlare attraverso la barriera».

 

 

Stalgonys, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 6

Stalgonys, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian

«La vita armoniosa degli abitanti è stata turbata. Parecchie famiglie sono state lacerate. Mogli, fratelli e sorelle, amici e parenti, vivono oggi in mondi differenti benché le loro case si trovino a pochi metri le une dalle altre. Questa foto, scattata nel 1992, mostra i cugini di Ona e di Terese, originari del vicino villaggio di Kanbaliskes. È stata l’ultima volta che le loro sorelle li hanno visti».

 

 

Norviliskes, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 7

Norviliskes, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian

«Stanislav (62 anni) vive da solo con il suo cane a Norviliskes, nell’ultima casa prima della frontiera. Sua zia, Yanina, vive a 400 metri da lì, ma in Bielorussia. Per andare a trovarla a Pizkuny, deve fare 150 chilometri tra andata e ritorno. Il posto di frontiera di Norviliskes non apre infatti che tre volte l’anno. a Pasqua, il primo novembre e a Natale. Solo allora si può attraversare direttamente, ma bisogna avere il visto, che è molto caro».

 

 

Sakhalin, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 8

Sakhalin, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian

«Il tempo sembra oggi stagnare in questi villaggi. la maggior parte delle persone che ho intervistato ha più di 60 anni. Come molti abitanti di Sakhalin, Juzefa (82 anni) è cresciuta a Kulkishki. A 20 anni si è trasferita a Sakhalin e ha lavorato in una cooperativa locale. Dall’indipendenza della Lituania non è più tornata in Bielorussia. Secondo lei, la Bielorussia è troppo influenzata dall’ex sistema sovietico. Benché la sua casa si trovi a pochi metri dalla frontiera, non ha mai desiderato rientrare nella sua vecchia patria».

 

 

Jakubiskes, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian 9

Jakubiskes, Lituania, 2015. Foto di Jasper Bastian

«Ogni estate, Viktor ritorna nel villaggio delle sue origini, Jakubiskes, per prendersi cura della casa dei suoi genitori. Ha dei bei ricordi dell’infanzia che vi ha trascorso. All’epoca ci viveva un nutrito gruppo di giovani e nel villaggio si tenevano regolarmente delle feste. Il cambiamento verso l’economia di mercato ha provocato un aumento della disoccupazione e una forte nostalgia per il governo e l’economia precedenti. prima della dissoluzione dell’Unione sovietica, gli abitanti delle due parti lavoravano nelle stesse collettività. Oggi, le collettività si trovano in Bielorussia e i villaggi lituani sono in pieno declino. la maggior parte dei giovani è emigrata a Vilnius o in altri Paesi europei per cercare lavoro. la Lituania ha uno dei tassi d’emigrazione più elevati d’Europa».

 

 

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