Londra ha un cuore d’oro

La regina Elisabetta II in un caveau della Banca d'Inghilterra

 

 

di Enrico Franceschini

 

 

Da qualche parte nel sottosuolo di Threadneedle street, la via simbolo della City, si dipana un labirinto di otto immensi caveau della Banca d’Inghilterra in cui sono custoditi lingotti per un valore di duecento miliardi di dollari. Altri sotterranei corazzati, dislocati in siti della cittadella finanziaria e altrove, mantenuti rigorosamente segreti, salvaguardano un quinto delle riserve aurifere mondiali.

 

 

 

 

Almeno trenta nazioni e venticinque grandi banche internazionali preferiscono parcheggiare il proprio oro nella capitale britannica: perché è la piazza più importante in cui viene acquistato e perché è considerata più sicura di altri posti. Le frotte di pendolari e turisti che affollano il quartiere lo ignorano, ma svariati metri sotto il marciapiede sul quale camminano è nascosto uno dei tesori più ricchi della Terra.

 

 

Le chiavi che aprono tutte le porte della Banca d'Inghilterra

 

 

Per dargli un’occhiata bisogna sottoporsi a un trattamento da film di 007: viaggiare su auto dai finestrini oscurati per non capire dove si va, consegnare il telefonino e ogni altra apparecchiatura digitale, passare attraverso un metal detector. Pesanti chiavi aprono serrature di cancelli d’acciaio: un sistema antiquato, ma preferito a codici elettronici più facilmente scassinabili dagli hacker. C’è ancora una barriera da superare: il funzionario incaricato della visita dice una frase in un microfono, un computer riconosce la voce, l’ultima porta si apre. Manca solo che ti mettano un cappuccio in testa. Quando per così dire te lo levano, la visuale ricompensa di ogni restrizione e controllo: uno stanzone pieno di file di lingotti d’oro a perdita d’occhio, perfettamente allineati su scaffali numerati di colore blu, ciascuno leggermente diverso dall’altro, ma tutti con lo stesso peso (circa dodici chilogrammi) e lo stesso valore (mezzo milione di dollari).

 

 

Reg Shaw, addetto alla sicurezza, nella hall della Banca d'Inghilterra

 

 

Il caveau è immenso, con una ragione: Londra, diversamente da altre città, giace su una superficie d’argilla. Se i lingotti fossero disposti da terra fino al soffitto, il terreno gradualmente cederebbe sotto il loro peso. Perciò ce ne sono al massimo sei uno sull’altro, dall’alto in basso, e serve spazio in orizzontale per ospitarne abbastanza. Da fuori non arriva alcun rumore: le pareti sono di cemento armato, a prova di bomba. L’aria sembra immobile. E non c’è alcun odore: pecunia non olet, come dicevano i latini, ma in senso letterale. Pare di essere nel forziere di Paperon de’ Paperoni.

 

 

Nella Banca d'Inghilterra si cammina lentamente e si sussurra come in una chiesa

 

 

Eretti negli anni Trenta, originariamente i sotterranei di Threadneedle street erano la mensa degli impiegati della Banca d’Inghilterra. Durante la Seconda guerra mondiale, quando Churchill ordinò di trasferire le riserve d’oro in Canada nell’eventualità che Hitler conquistasse anche la Gran Bretagna, furono adibiti a rifugi anti aerei. Da allora queste cripte misteriose (si sussurra che ce ne siano anche al di fuori della City: tre sarebbero sotto la M25, la sterminata autostrada che corre tutto attorno a Londra) rappresentano una sorta di assicurazione contro le incertezze dell’economia globale. (Da la Repubblica del 15 maggio 2016, per leggere la versione integrale dell'articolo, clicca qui)

 

 

Ogni lingotto pesa 12 chili

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