Londra, la Tate Modern è più global e più rosa

Costi

 

 

L’edificio non li dichiara, ma la Tate Modern ha solo 16 anni. Un’adolescente molto corteggiata, «vittima» del suo stesso successo. Nata nel 2000 dalle ceneri della centrale elettrica di Bankside, la più derelitta area postindustriale di Londra, la Tate è diventata il museo d’arte contemporanea più visitato al mondo: 5 milioni di visitatori nel solo 2015. Ragion per cui il colossale stabile che sovrasta la riva sinistra del Tamigi ha dovuto dotarsi di una nuova ala, aumentando così la propria superficie del 60 per cento.

 

 

La nuova ala della Tate Modern. Foto di Hayes Davidson e Herzog & de Meuron

 

 

Battezzata Switch House (switch: commutatore o interruttore), in riferimento ai suoi trascorsi elettrici, il nuovo ampliamento è stato inaugurato lo scorso 17 giugno 2016. «La nuova Tate è la più evidente testimonianza di ciò che il Regno Unito può fare quando rimaniamo aperti al mondo delle idee e delle culture», ha orgogliosamente dichiarato il suo Executive Chairman Lord Browne of Madingley. E il suo direttore Nicholas Serota: «La nuova Tate Modern, con la sua grande varietà di spazi, è ora una macchina capace di raccontare una nuova storia dell’arte, una storia più internazionale che riflette a sua volta una diversa lettura del mondo».

 

 

Temi

 

 

Una nuova lettura presuppone una nuova narrazione. Che Fulvio Irace ha così spiegato in un articolo su Domenica, l’inserto culturale del Sole 24 Ore del 19 giugno 2016: «Quando il racconto del passato diventa insufficiente e troppo rigido per spiegare il nostro tempo, c’è bisogno di reinventare la storia, adeguandola al politically correct della global art, che implica dismettere l’euro-centrismo con le sue radici nelle avanguardie storiche e sostituirlo con una visione allargata ai lati oscuri del mondo, dall’Africa all’Asia alle realtà emergenti delle aree del sottosviluppo». Un adeguamento al politicamente corretto che impone misure concrete e «modern», come quella di portare la partecipazione femminile dal 15 al 50 per cento. Sì, neppure la Tate Modern si sottrae all’epidemia delle quote rose.

 

 

La nuova ala della Tate Modern in 19 foto

Previous Image
Next Image

info heading

info content

Nessun commento ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi