Milano Marittima, tra Fellini e felini

Milano Marittima, le antitopless

 

di Orazio Folonari - foto di Silvia Tenenti

 

A Milano Marittima ci vanno quelli di Milano e basta per sentirsi più a loro agio. Per fare cose che non farebbero a casa. Perché lì tutto è permesso. Dicono sia l'ospitalità romagnola. Lì si sentono in un film di Fellini e felini a caccia di visibilità più che vitelloni. E poi la stagione delle vaccone grasse è morta da un pezzo. No milk today.

Lungo i pascoli del mare non c'è più la mucillagine, solo scarti di piadina biascicata e di cocco fresco con le dentiere attaccate. Che gli extracomunitari, una volta chiamati vucumprà e oggi uomini d'affari, raccolgono per rivenderli ai frantoi dei cementifici dell'entroterra che li trasformano in graniglia da costruzione.

A Milano Marittima, come a Milano e basta, il cemento non manca. Ci sono grattacieli, che a Milano della Lombardia li hanno ribattezzati grattasmog, non molto diversi da quelli che si vedono dai finestrini dei treni prima di entrare in stazione centrale e ogni volta c'è da chiedersi chi mai ci abiti. Magari gente che viene poi a risciacquarsi nel mare di Milano Marittima.

Milano Marittima, bicipiti in trazione

A Milano Marittima ci vanno tanto i milanesi come le milanesi, soprattutto quelle con le tette gonfiate con la pompa da bicicletta, ché se avessero potuto permettersi il silicone sarebbero a Ibiza, mica qui. Quelle con le tette sgonfie, che qui chiamano passe, perché prima o poi incontrano quelli con il pisello passo e allora possono fare una bella passeggiata e copia fissa per due settimane e passa giù alla balera del lissio delle Passere Solitarie.

La varietà fa la ricchezza della spiaggia. Ci sono quelle che credono di averle sode e vengono qui a rosolarle a sole lento con il rischio di farle carbonizzare sulla griglia della sabbia. Quelle che un certo personaggio fuori moda definirebbe «culone inchiavabili». Quelle che sembra abbiano appena lasciato l'abito da suora al guardaroba tanto hanno la cute lattea. Quelle che sembrano senza difetti e neanche un pelo superfluo, altro che la Pamela Anderson di Baywatch, ma non appena socchiudono le labbra, apriti o cielo, se ne lasciano scappare di ogni dalla lingua sciolta e pure quella ben depilata.

Quelle che si sono comprate il copricostume intonato all'ombrellone per dare nell'occhio e se non mi notano così posso anche lasciarmi affogare che così almeno il bagnino mi tocca. Quelle che si abbronzano con i pannelli solari perché è più ecologico. Quelle che si ungono di olio come le porchette con il rosmarino in bocca. Quelle che a seno nudo sì, ma solo tra le rocce, così chi le va a vedere si graffia i piedi, ma poi capisce che se fanno le vergini delle rocce non vale la pena di graffiarsi i piedi e sfregiarsi gli occhi. Quelle che i bagnini non sono più quelli di una volta, io però da quello lì una botta la prenderei e viceversa. Dite che sono maschilista? Eh, no: ce n'è anche per quelli, i milanesi.

 

Milano Marittima, nodi da sciogliere

 

Quelli che il castello di sabbia lo fanno per i bambini, anche se non hanno bambini. Quelli che, sbrigati a fare 'sta foto del cappero che non sono Enzo Maiorca e mica posso continuare a tenere indentro la pancia ancora per molto. Quelli che fanno il bagno nell'olio delle porchette romane e il mare ha le chiazze come un brodo di cappone, anche se è gremito di galletti spiumati. Quelli che nell'acqua fanno gli sport acquatici e numeri da circo e usano l'acqua come un fazzoletto da naso e poi dicono sia la mucillagine. Tanto siamo a Milano, quella Marittima, e se non si fanno qui certe cose, dove vuoi farle?

E ce n'è per le coppie. Quelli e quelle che rifanno Scandalo al sole, un film che non si ha sempre voglia di rivedere, soprattutto se gli scandalosi non sono Sandra Dee Troy e Donahue, anno 1959, precisiamo, perché poi anche loro non so che fine abbiano fatto, fisicamente parlando. A Milano Marittima non li ho visti. Ma ci sarebbe stato posto anche per loro. Ne sono sicuro.

 

Tipi da spiaggia (galleria)

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