Nizza, Promenade des Anglais: proposta di patrimonio

La Promenade des Anglais

 

 

Da tempo avevamo in ghiacciaia questo pezzo sul lungomare di Nizza. Dopo che i francesi ne hanno chiesto l’iscrizione nel Patrimonio Unesco, era un’occasione per rinverdirne i polverosi fasti. L'attentato del 14 luglio ha ghiacciato la nostre idea di vacanza e di umanità. Ma non ci ha dissuasi dall’intenzione di raccontare la storia della celebre passeggiata. Perché la gioia di vivere deve travolgere chiunque cerchi di soffocarla. Non cambieremo costumi e neanche il costume da bagno per colpa di uno scellerato e dei suoi catechisti. Non sputeremo sul luogo della strage, ma neanche vi deporremo fiori. La Promenade des Anglais non è un cimitero. Non deve diventarlo.

 

 

Ombrelloni sulla spiaggia della Promenade des Anglais

 

 

Quant’è lunga la Promenade? Molti nizzardi non lo sanno. Da un sondaggio son venute fuori le risposte più scompagnate. Un consigliere comunale che tutte le mattine fa jogging sul lungomare ha risposto cinque, un tassista, otto perché lui comincia a contare dall’aeroporto. In realtà, sono sette i chilometri del lungo viale che va dal quai des Etats-Unis al ponte sul Var.

Si è tutta vestita di nuovo la Promenade per essere ammessa nell’ambita lista Unesco come «patrimonio dotato di un valore universale esemplare». La nuova illuminazione, il nuovo verde e tutte le altre decorative novità ordinate dal sindaco Christian Estrosi non bastano però a occultare gli errori urbanistici del passato e gli orrori immobiliari persistenti.

Le ville eleganti si mescolano ad alberghi sgraziati con mera funzione di contenitori. Al solitario fascino Belle Epoque del Negresco fanno da contrappunto la mole grigiastra del Palais de la Méditerranée e l’infelice Hôtel Méridien, che ha preso il posto del superbo Hôtel des Anglais. E non si è cicatrizzata la ferita del 1973, quando fu raso al suolo il Ruhl, palazzo glamour il cui ricordo fa venire il groppo in gola ai locali quando ne guardano le foto in bianco e nero. I nostalgici hanno il loro cantore nell’architetto Mario Basso che con la magia del 3D ha fatto rivivere il sogno di molti nizzardi «ricostruendo» virtualmente il casinò Belle Epoque sul molo, distrutto 70 anni fa.

 

 

Nizza, la Promenade des Anglais

 

 

Ogni dieci metri l’architettura cambia e continua a cambiare mentre scriviamo. Dove c’era un cinema adesso c’è una caffetteria, il Forum che era stato ribattezzato High Club ora è una discoteca. Molte ville hanno ceduto agli appetiti della speculazione edilizia. Resistono gioielli in stile Art Déco o Belle Epoque, ma bisogna curiosare oltre i cancelli chiusi per vederne dei pezzetti. Al 167, Villa Bijou conserva il suo splendore. Qualche edificio pubblico, come la Société centrale d’agriculture o il Centre universitaire méditerranéen, con la sua bella aula magna in legno, meritano che si spengano i motori. Tiene botta la vegetazione. Le palme, anzitutto, insieme a oleandri, yucca, euforbia, aloe, pompelmi e piante mediterranee di ogni specie.

Fatte le debite proporzioni e al netto delle mode tecnologiche, il paesaggio umano è cambiato meno di quello urbanistico. Oltre ai turisti che si scattano selfie a tutto spiano con lo sfondo di hotel e macchinone altrui, ci sono i sempiterni adolescenti che hanno riscoperto il piacere di tenersi per mano, signori di una certa età che leggono il giornale, monopattini e roller sul largo trottoir che costeggia l’asfalto, passerella di sole grosse cilindrate. Cinque metri più in basso, sulla spiaggia di ciottoli, alcuni reduci dalle onde avanzano barcollando, gitanti rovistano nei cestini da picnic per abbuffarsi, altri s'allungano sui lettini per abbronzarsi. È un giorno di ordinaria estate sulla Promenade des Anglais, nella Baia degli Angeli, Nizza, città un tempo sabauda, francese dal 1860, quando i Savoia la cedettero alla Francia perché li aiutasse a prendersi l'Italia che da soli non ce l'avrebbero mai fatta e dovette dar loro una mano un tale nato proprio a Nizza nel 1807 che si chiamava Giuseppe Garibaldi. Ma son cose dell'altro ieri, non interessano più nessuno, lasciamo perdere.

 

 

Il sorgere del sole sulla Promenade des Anglais

 

 

I nizzardi sono molto affezionati al loro lungomare, ma a fare ressa sono soprattutto i turisti, nazionali e d'importazione. Per chi visita la Costa Azzurra, la Promenade è uno di quei percorsi inevitabili, come gli Champs-Elysées a Parigi o la Canebière a Marsiglia, ma la sua origine non è francese. La passeggiata oggi scenario di manifestazioni festaiole come il carnevale e le battaglie dei fiori, ha un’origine umile e molto poco allegra. All'inizio non era che un piccolo sentiero battuto dai pionieri inglesi del turismo invernale. Dalla fine del Settecento, ricchi sudditi di Sua Maestà profittavano della dolcezza del clima della Costa Azzurra, ritenuto terapeutico soprattutto per i malati di tubercolosi. Installati nei quartieri Magnan, Paillon o della Buffa, dove si trova la chiesa anglicana della Santa Trinità (Holy Trinity Church), raggiungevano il centro della città costeggiando il mare.

I benefici dell’ambiante, per chi veniva dalla piovosa e umida Gran Bretagna erano immediati e innegabili. Nella sua guida Travels Through France and Italy, lo scozzese Tobias Smollett annotava nel 1766: «Dal mio arrivo a Nizza, respiro molto più liberamente che negli ultimi anni e la mia intelligenza è più acuta». Ma non fu altrettanto generoso nei confronti del nativo, che giudicò «litigioso, sporco e chiassoso».

 

 

L'hotel Negresco, aperto 103 anni fa da un cittadino rumeno

 

 

Nel 1822, dopo molti inverni rigidi, Nizza era alla fame a causa delle intemperie e dei cattivi raccolti che ne erano seguiti. Il pastore anglicano Lewis Way lanciò allora una sottoscrizione tra i suoi connazionali per soccorrere gli abitanti senza lavoro facendo loro lastricare una carreggiata di due metri di larghezza, dal Paillon all'attuale rue Meyerbeer, per passeggiare ai bordi del mare. Sarebbe diventata ufficialmente la Promenade des Anglais nel 1860, l'anno dell'annessione di Nizza alla Francia, e sarebbe stata ingrandita e sistemata con il passare del tempo.

Tra l’Ottocento e il Novecento la Riviera raggiunse un livello di sviluppo spettacolare. Arrivarono aristocratici russi e teste coronate, sorsero numerosi hotel di lusso, tra cui spiccava il Negresco, aperto 103 anni fa da un rumeno, il casinò, palazzi residenziali e altre follie immobiliari. Nizza attirava manodopera italiana, esiliati politici degli imperi russo e ottomano, russi bianchi e armeni un fuga dai turchi, ebrei tedeschi. Era la meta preferita della villeggiatura aristocratica e culturale: Dufy, Chagall, Nietzsche, Čechov, Stravinskij, Jacques Demy… Henri Matisse arrivò a Nizza nel 1917 per restarvi fino al giorno del cambio di residenza definitivo, nel 1954. La città riconoscente gli ha dedicato un museo.

 

 

La Promenade des Anglais in una giornata con il mare in burrasca

 

 

Il successo della stazione balneare richiederà regole severe. L'articolo 4 di un'ordinanza comunale del 1887 precisava che «è espressamente vietato tenere a testa in giù gli annegati che saranno rimossi dall'acqua». Eh sì, il Mediterraneo non è mai stato mare da prendere sottogamba. Tant’è che, dopo l'inondazione del 1959, la Promenade sarà sopraelevata di cinque metri.

Dopo la Belle Epoque, il turismo comincerà a farsi estivo, grazie agli espatriati americani, come gli scrittori John Dos Passos e Francis Scott Fitzgerald di casa in Costa Azzurra. Tra le due guerre si costruiscono ville Art Déco e la città ospita artisti e musicisti. Un nuovo impulso si avrà negli anni Sessanta con il turismo di massa. La folla che si era radunata lo scorso 14 luglio per assistere allo spettacolo dei fuochi d’artificio conferma la vitalità della Promenade. Ci saranno anche il prossimo anno e poi ancora e ancora. Ci vuol ben altro di un emissario di una manica di invasati per spegnere la miccia della joie de vivre dei francesi e dei loro amici. Che siamo noi.

 

 

La Promenade des Anglais ieri e oggi (30 foto)

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