Peggy Guggenheim, drogata d’arte

Peggy Guggenheim

 

 

di Federica Polidoro

 

Arriva nelle sale italiane Peggy Guggenheim Art Addict, il nuovo documentario della regista Lisa Immordino Vreeland

Benvenuti nel favoloso mondo di Peggy Guggenheim! titolava Time Out London, impossibile resistere al richiamo della sua storia così singolare. Tra le donne più influenti dell’arte del XX secolo, nipote di Solomon R. Guggenheim, fondatore dell’iconico museo newyorkese, diventa materia per lo schermo cinematografico nella pellicola dal titolo Peggy Guggenheim: Art Addict.

Il capostipite della sua famiglia, ebrei aschenaziti, si era arricchito con le vendite porta a porta e tutti i suoi figli erano riusciti a moltiplicare la ricchezza con esiti straordinari, nel giro di una sola generazione. Non si può dire che nell’albero genealogico Peggy Guggenheim (1898-1979) si fosse distinta di meno. Perso il padre con la tragedia del Titanic, si trasferì giovanissima prima a Parigi, dove divenne frequentatrice di tutti i pittori e gli scrittori d’avanguardia, e poi a Londra dove aprì la sua prima galleria, dedicandosi principalmente all’arte astratta e al surrealismo. Il suo altro grande amore fu Venezia, dove stabilì la sua casa museo (Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande), ancora oggi fra le più prestigiose istituzioni d’arte astratta.

 

 

Palazzo Venier dei Leoni

 

 

Dopo aver raccontato nel suo esordio alla regia Diana Vreeland, l’imperatrice della moda, Lisa Immordino Vreeland dedica il suo nuovo film, presentato ai festival di Telluride, Tribeca e San Francisco, ad un’altra figura carismatica del XX secolo. La Vreeland, ammanicata nelle alte e potenti sfere del bel mondo borghese, ha avuto accesso a materiali d’archivio fin ora gelosamente custoditi. In particolare, è venuta in possesso delle registrazioni di una lunga intervista, che si riteneva o si era voluta far credere perduta, rilasciata dalla collezionista a Jaqueline B. Weld poco prima della morte. Il documentario ha un taglio diverso da tutti gli altri racconti circolati negli anni.

L’eccentrica che racconta se stessa e i suoi eccessi, la sua natura inquieta e schietta sullo sfondo dei grandi avvenimenti del secolo (dal naufragio del Titanic, in cui perse la vita il padre, alla Seconda guerra mondiale). Nessuno più di Peggy Guggenheim ha segnato un’intera epoca, con la spiccata capacità di riconoscere il talento e fare affari: la sua esistenza è intrecciata con quella della storia dell’arte, degli artisti e degli intellettuali come Samuel Beckett, Max Ernst, Jackson Pollock, Alexander Calder, Marcel Duchamp, alcuni dei quali esistono proprio grazie al suo straordinario fiuto per l’eccezionale. Il film arriva nelle sale il 14 marzo, qui trovate in anteprima un estratto di tre minuti.

 

 

 

 

Peggy Guggenheim Art Addict: un documentario di vita e arte

 

 

di Paula M. Levine
Quando ho sentito del nuovo documentario su Peggy Guggenheim ho subito drizzato le orecchie. Da 25 anni vivo a due miglia dalla Pollock Krasner House a Long Island e a poco più di un miglio dal Green River Cemetery, dove è sepolto Jackson Pollock. Quest'ultimo proprio da Peggy Guggenheim ebbe il suo primo incarico nel 1943 e poi anche un prestito per acquistare una casa a Springs. Grazie a quell'aiuto la sua arte ha potuto crescere e prosperare. E questo esaurisce quanto sapevo di Peggy, la celebre collezionista d'arte ed ereditiera.

Ciò che non sapevo era con quanti altri artisti e scrittori fosse andata a letto, quanti ne avesse sposati e aiutati ad affermarsi rendendo celebri le loro opere. La regista Lisa Immordino Vreeland dà vita a questi legami attraverso le stesse opere d'arte, vecchi filmati, spezzoni di film e lunghe interviste audio andate perdute di Jacqueline Bogard Weld a Peggy, tratte dal suo libro Peggy: the Wayward Guggenheim.

Lungo il tragitto incontriamo Marcel Duchamp, Robert Motherwell, Chuck Close, Lucien Freud, Yves Tanguy, Henry Moore, Salvador Dali, Giacometti, Max Ernst, Man Ray e Picasso. Il film accenna ai suoi rischiosi tentativi di salvare le opere d'arte nella Parigi occupata dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale e mostra come proprio la sua passione per il lavoro abbia contribuito a foggiare e definire l'arte moderna come la conosciamo noi oggi.

I suoi amici raccontano le parti più intime della sua storia, mentre storici dell'arte, galleristi e direttori di musei si soffermano sull'eredità che ha lasciato. Il film ci porta a scoprire quanto si celava dietro il denaro, il glamour e i viaggi. Nella sua vita c'era molta tristezza: dalla morte prematura del padre sul Titanic, alla perdita della sorella ventenne, dalla brutalità del marito alla perdita della figlia. L'arte è andata a riempire quel vuoto e a darle uno scopo nella vita.

 

 

Peggy Guggenheim a Venezia

 

 

È proprio questa la motivazione dietro uno straordinario numero di collezioni: la Guggenheim Jeune a Londra (1938); la galleria Art of This Century di New York (1942) e naturalmente la splendida Collezione Peggy Guggenheim a Venezia nel Palazzo Venier dei Leoni (1951), ciò che Peggy definiva il suo più grande successo dopo la scoperta di Jackson Pollock. Per citare la regista Vreeland: «Ha sempre voluto creare collezioni che la gente potesse vedere. Questa era il suo modo di dare qualcosa in cambio al mondo».

Dal punto di vista cinematografico, nel documentario c'è del materiale davvero prezioso. In apertura, i primi minuti combinano abilmente i titoli di testa con omaggi visivi agli artisti. L'utilizzo dei filmati d'archivio è di grande impatto, fornendoci uno spaccato della vita dell'alta società newyorchese e di quella bohémien parigina degli anni '20. La musica dell'epoca ci guida da un decennio all'altro. L'unica nota dolente è la voce incorporea di Jacqueline Weld durante l'intervista a Peggy Guggenheim, le cui parole sono, a dir poco, difficili da distinguere.

La vita di Peggy Guggenheim è stata lunga e complessa. Una personalità colorita ed eccentrica, senza dubbio anticipava i tempi «afferrando la vita e vivendola alle sue condizioni». Eppure sembra ci sia ancora chi voglia dibattere il suo reale impatto sul mondo dell'arte. Ha davvero aperto la strada al passaggio dal Surrealismo all'Espressionismo astratto? Aveva veramente un gusto innato o un talento per l'arte o semplicemente si trovava nel posto giusto al momento giusto? Era una ribelle o una ragazza sola in cerca di attenzioni?

Per sua stessa ammissione, Peggy condusse una vita folle. Ma come amava dire «Il segreto è arte e amore». E, come il film chiaramente dimostra, i risultati si vedono. (7 novembre 2015)

 

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