Rotterdam, rinata sotto il segno del design

Veduta aerea di Rotterdam

 

di Gabriele Romagnoli

 

 

Esiste una città che in pochi visitano o, avendola visitata, amano. Io sono tra quelli e la città è Rotterdam.

Atterro nel suo piccolo aeroporto con un volo low cost proveniente da Fiumicino. Trasporta orde di giovani italiani in marcia verso il quartiere a luci rosse e marijuana libera di Amsterdam. Qualcuno li ha convinti che questa è la terra delle libertà. Appena messo piede sul tarmac uno si accende la sigaretta. L’addetto in giacca arancione fosforescente gli fa segno di spegnere: è vietato fumare. Quello, stupito, obbedisce, butta dopo un tiro e schiaccia con la suola. L’orange gli si avvicina e gli intima di raccogliere quel che ha gettato.

Benvenuti nella città che ha tutte le leggi e sa come e quando farle rispettare, dove la discrezionalità si applica quando è il caso e non per caso. Benvenuti nella capitale europea della gioventù, dove un terzo degli abitanti ha meno di ventotto anni. Dove Erasmo non è solo un progetto di scambio, un antenato, un ponte, ma è anche un sistema di vita. Aperto a tutti. A centosessanta diverse nazionalità che circolano nel più grande melting pot umano di questo continente, scaldando il freddo, mischiando linguaggi, senza perdere personalità.

 

Rotterdam, iil ponte Erasmus

 

 

Ma soprattutto: benvenuti nella città che non c’era. E se non c’era, bisognava (re)inventarsela. Rasa al suolo dai nazisti, Rotterdam come la conoscevamo non esiste più. Rotterdam è la capitale del qui e ora. È la città progettata, non venuta su come poteva, tra rovine di civiltà sepolte buone solo per ostacolare l’avanzata delle metropolitane. Rotterdam è linee perfette lungo cui scorrono i trasporti sopra e sotto le strade. È una magia di parcheggi che ci sono ma non li vedi perché stanno, quelli sì, sepolti, sotto il parco, sotto il ponte, visibili soltanto ai piani bassi dei grattacieli, dove sostituiscono gli appartamenti, schermati da vetri verdi che fanno tanto Matrix, universo alternativo.

Rotterdam è rinata nel segno del design, dell’architettura innovativa e della memoria compassionevole. Poteva stare lì a piangere su se stessa, invece è andata avanti, verso l’ineluttabilità del futuro: container e grattacieli, fibre ottiche e pensiero agile. Università cosmopolite, venite ragazzi d’Europa, Asia e Africa, per studiare, non per sballare. Per quello, proseguite fino ad Amsterdam. Io mi fermo qui, a cercare di capire l’effetto della memoria compassionevole, quella che consente di ricordare senza traumi.

 

Il suite hotel Pincoffs

 

 

Un pomeriggio luminoso finisco a prendere un caffè nel bar dell’ultimo suite hotel aperto nella zona del porto: il Pincoffs. La gentile ragazza alla reception mi dà una brochure dell’albergo. Tra le foto delle eleganti stanze c’è anche quella della statua di Pincoffs, nella piazza sottostante. Ai suoi piedi una targa reca un’incisione in inglese, traducibile come: «Un campionario di splendori e vergogne». Leggendone la biografia scopro che questo Pincoffs, ultimo di nove figli in una famiglia ebrea, fu politico, giornalista, massone, ma soprattutto geniale commerciante.

Fu lui a dare impulso al porto di Rotterdam creando la prima compagnia di navigazione cittadina, salvo poi falsificarne i bilanci, fuggire in America e lì morire dopo aver mandato in bancarotta perfino un negozio di sigari. Guardo la receptionist e chiedo: «Perché avete preso il nome di un truffatore, come mai ne andate così fieri?». Scuote la testa bionda: «Per metà truffatore, per metà genio. Conteneva il male e il bene, come tutti noi, no?».

 

Il pavimento del Watt, discoteca a energia pedestre

 

 

È lei a consigliarmi di passare la serata al Watt, la prima discoteca eco-sostenibile d’Europa. Tradotto: più la gente balla e più la carica. Sotto il pavimento c’è un generatore elettromagnetico costato duecentomila euro che trasforma le pedate in energia. O almeno dovrebbe. Finché resisto a bordo pista, domina l’oscurità.

«Non importa», mi insegna la dj Helen Firenzi. «Questa città è un lavoro in corso. Quando tornerai non sarà più la stessa che hai conosciuto ora. Se ti portano via la tua storia non ti stanno facendo del male, ti stanno dando una possibilità per ripartire da capo. E questo è quel che è successo qui. Rotterdam non è mai finita e mai lo sarà, è in ricostruzione permanente». Come tutti noi, no? (Da Solo bagaglio a mano, libro di Gabriele Romagnoli, per gentile concessione dell'editore Feltrinelli)

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