Sacro Monte di Varallo, una Disneyland cattolica

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di Cristina Battocletti

 

 

Nel parcheggio ai piedi del Sacro Monte di Varallo, in Piemonte, una gigantografia del faccione del sindaco con un'espressione tra il sorpreso e l'ammonitore mette subito in chiaro le cose: «I politici devono rimanere fuori da questo luogo».

 

 

Le donne

 

 

Anche lui, il primo cittadino, rientra nella filosofia del posto. Potrebbe essere una delle oltre 800 statue a grandezza naturale che costellano il primo dei Sacri Monti italiani, nato per far vivere ai fedeli il pellegrinaggio in Terra Santa senza varcare i confini. L'idea venne alla fine del 1400 al frate francescano Bernardino Caimi, dopo essere stato nel 1478 custode del sacro Sepolcro di Gesù a Gerusalemme. Caimi era sì un religioso, ma fu anche uomo politico, vicario della provincia di Milano, intimo di Ludovico il Moro.

 

 

Il manigoldo

 

 

La Valsesia gli ricordava con le sue pendici boscose e le pietre grigie la Terra Santa. Perché – si disse - non creare un itinerario che ripercorresse le tappe cimboliche della vita di Cristo nel giro di un chilometro, da Betlemme alla resurrezione, visto che la Palestina era sotto il dominio dei Turchi e il mare infestato dai pirati?

 

 

Ecce Homo (particolare), XXXIII

 

 

Frate Bernardino si mise in moto. Il primo edificio a essere costruito fu proprio la riproduzione del sepolcro che ultimò nel 1491. Una copia fedele all'originale: per entrarci bisogna farsi piccoli, rannicchiarsi e procedere accosciati, in un esercizio che ci ricorda l'ora di ginnastica alle elementari. A dire il vero non sarebbe la prima prova fisica che richiede il Sacro Monte, che è situato su un cocuzzolo sopra l'abitato di Varallo.

Lo scarto fra i veri fedeli e i turisti si capisce dal parcheggio, proprio sotto la faccia del sindaco. I devoti affrontano la salita anche in ginocchio se in vena di penitenza. I credenti acciaccati e i turisti piegano invece verso la funivia, accesso accelerato a questa specie di Disneyland del cattolicesimo, fatta di sculture e pitture che si compenetrano per spiegare vita e opere di Gesù. Ma che rappresentazioni! A realizzare le 44 cappelle furono chiamati fior di maestri, come Gaudenzio Ferrari (1475-1546) e Tanzio da Varallo (1580-1635). Ferrari prese alla lettera l'intento didascalico e creò «un gran teatro montano», come lo definì più tardi Giovanni Testori.

 

 

Piazza della Basilica, la fontana e la chiesa del Santo Sepolcro

 

 

Nel Calvario, realizzato tra il 1520 e il 1526, la gente poteva aggirarsi tra le statue in terracotta che raffigurano i pellegrini del tempo mescolati alla Madonna e ai ragazzini, mendicanti e soldati che giocano a dadi sotto le croci di Cristo e dei ladroni, sullo sfondo di pitture cje completano la scena. Visi truci o maligni, facce addolorate e tragiche, espressioni di adorazione e di sorpresa: le sculture, con tanto di barba e di capelli fatti di crini di cavallo, sono così verosimili da risultare belle e nello stesso tempo ridondanti, nel loro abbondare di colori sgargianti e particolari kitsch: come l'uomo col gozzo enorme che sta ai piedi della croce di Gesù.

 

 

Foto di Fulvio Gioria

 

 

Un modello che fu recepito anche dagli artisti che vennero dopo, perché la costruzione del Sacro Monte proseguì fino al Settecento inoltrato. Solo un elemento cambiò: dopo Ferrari non ci si può più aggirare tra le sculture, che si possono invece ammirare dai buchi delle grate, inginocchiandosi.

 

 

Il Sacro Monte di Varallo

 

 

A valere una visita sono anche gli ambienti esterni, come il palazzo di Pilato e la piazzetta in stile rinascimentale, pensata da un urbanista del calibro del perugino Galeazzo Alessi (1512-1572), che firmò palazzo Marino a Milano e Santa maria degli Angeli ad Assisi. Non per niente nel 2003 il Sacro Monte di Varallo fu riconosciuto Patrimonio dell'Unesco per i suoi capolavori. Chicche che si mescolano con opere bizzarre, come il mezzobusto di Dio che fa capolino da una nuvoletta, gli animali che con lo sguardo sembrano dissuadere Eva dal cogliere il frutto proibito e le case che riproducono Betlemme e Nazareth in stile tipico della Valsesia, riproducendo una Terra Santa in stile Walser. (Il Sole 24 ore Domenica, 17 giugno 2007)

 

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