Sammezzano, il Grande Oriente di Toscana

Foto di Krys Mantovani 0

 

 

Prima la decadenza silenziosa, il degrado che ne sbriciola muri e affreschi, poi l'allarme, infine le voci di speranza e rilancio che da giorni si rincorrono nei titoli dei giornali. Sembra un melodramma italiano e lo è. Protagonista, il castello di Sammezzano, che si trova a Reggello, in provincia di Firenze, ed è l’ennesimo scampolo di arte dimenticato e lasciato all’incuria del tempo e dei reggitori della cosa pubblica.

«Sammezzano, il castello dei sogni finirà all’asta il 24 maggio», titolava allarmato il Corriere della Sera alla fine dello scorso aprile. E nel sommario precisava: «Unico esempio di architettura eclettica e orientalista d’Italia, viene snobbato dalle amministrazioni locali e statali, e rischia di rimanere per sempre chiuso al pubblico. Lasciato nell’abbandono, viene difeso da un comitato di cittadini e una petizione online». Sintesi perfetta. È successo poi che l’asta non c’è stata, ma il problema è rimasto.

 

 

Foto di Krys Mantovani 7

 

 

L’asta del 24 maggio, la terza, è stata infatti sospesa dopo che le due precedenti erano andate deserte. Sammezzano spaventa i potenziali acquirenti: 15 milioni di euro già in partenza non sono una bazzecola. Senza contare tutti quel che occorrerebbero per rimettere in sesto e rendere agibile questo fastoso e acciaccato palazzo che, dopo essere stato dimora privata e hotel di lusso, è chiuso dal principio degli anni Novanta. La società italo - inglese Sammezzano Castle Srl, che l’aveva acquistato nel 1999 e avviato i lavori di restauro più urgenti, si è infatti arresa per la mancanza di fondi necessari a completare l’ambizioso piano di recupero che si era prefisso.

 

 

Foto di Krys Mantovani 1

 

 

Dietro questo edificio atipico, una persona altrettanto singolare, il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (1813-1897), che si costruì l'Oriente a sua immagine e somiglianza, come se lo immaginava o lo aveva visto dipinto e illustrato, giacché non mise mai piede fuori dall’Europa. Eppure, passando da una sala all’altra di quella che fu la fortezza della sua scontrosa solitudine, si resta colpiti da quelle che sembrano copie conformi di decori, intarsi, pavimenti, pareti e soffitti persiani, mozarabici, andalusi e indiani, strappati dall’Alhambra di Granada o dal Taj Mahal.

 

 

Foto di Krys Mantovani 3

 

 

Edificata nel 1605 dalla famiglia Ximenes d’Aragona, quella che era la fattoria di una grande proprietà terriera, nella seconda metà dell’Ottocento divenne lo specchio del suo proprietario, un intellettuale che fu politico, architetto, botanico, ingegnere, imprenditore, bibliofilo e linguista, a cavallo tra il Granducato e il neonato Stato italiano. Un sognatore che pensò di far incontrare in casa sua Oriente e Occidente, coniugando il Rinascimento a scenari da Mille e una notte.

 

 

A scuotere le autorità sul degrado di Sammezzano è stato un comitato spontaneo di cittadini, denominato FPXA, che è riuscito con piccole donazioni a realizzare alcuni lavori urgenti e ad aprire il castello al pubblico un paio di volte. Poi la raccolte di firme per Save Sammezzano su Facebook e, apice della mobilitazione, i 3700 voti raccolti nell'annuale «censimento» Luoghi del cuore del Fai.

 

 

Foto di Massimo Listri 1

 

 

Solo a questo punto, la politica è saltata sul carro già in movimento profondendosi in promesse, anche se ambigue e di fragile consistenza. «La giunta regionale», ha spiegato Valentina Vadi, consigliera di maggioranza della Regione Toscana, «ha risposto positivamente alla richiesta della mozione, e si attiverà per verificare ogni opportunità affinché al bene culturale possa essere garantita fruibilità pubblica». Ma la consigliera mentre promette frena: «Questo non significa che diventerà un bene pubblico, l'acquisizione non è mai stata sostanzialmente nemmeno contemplata: però ci sarà un impegno istituzionale nei confronti della proprietà, perché di fatto non si chiudano del tutto le porte». Messa così, non c'è da stare molto allegri.

 

 

Crescono le erbacce e gli infissi sono in cattivo stato

 

 

È di ieri, 8 luglio 2016, l’ultima dichiarazione della consigliera Vadi: «Data la rilevanza del Castello, la giunta regionale si attiverà per verificare ogni opportunità affinché al bene culturale possa essere garantita fruibilità pubblica». È già qualcosa. Purché ai visitatori, mentre «fruiscono», non debbano assistere al triste spettacolo dello sfacelo.

In attesa che le istituzioni facciano la loro parte e augurandovi di essere tra i prossimi fortunati «fruitori pubblici», vi offriamo una galleria di foto e il video realizzato nel 2012 dalla rai per la trasmissione«Bella Italia».

 

 

Gli splendori del castello di Sammezzano (34 immagini)

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