The Floating Piers, il caso non è chiuso

16052016-p1010870

 

 

Finita la cuccagna, scoppia la magagna. La notizia è passata inosservata perché i giornali l’hanno pubblicata il 17 agosto, quando gli italiani avevano ormai tirato su i piedi dal lago d’Iseo per intingerli in acque più balneabili.

La notizia era che, in seguito a denuncia del Codacons, associazione di consumatori, la Corte dei Conti ha aperto un’indagine sui costi dei moli galleggianti di Christo. Quanto è costata quell’opera alla collettività? Pare infatti che non sia stata regalata come ideatore, enti locali, albergatori e commercianti hanno strombazzato prima, durante e dopo l’evento che si è consumato dal 18 giugno al 3 luglio.

 

 

16052016-p1010830

 

 

Si ha motivo di credere che il decantato strabiliante successo possa essere stato sopraffatto da un profondo rosso. Peraltro difficile da dimostrare. Si conosce infatti l’importo delle uscite ma non quello delle entrate. L’ingresso era gratis e i benefici economici dell’indotto sono difficili da quantificare. Che ci siano stati è indubbio, ma i vantaggi degli operatori privati potrebbero essere andati a scapito dei servizi pubblici.

Per il Codacons si sarebbe trattato di uno spreco pagato dalla collettività. Sulla quale graverebbero le spese per i disagi provocati dall’affollamento, dalle prestazioni dei mezzi di soccorso e da altre misure di straordinaria amministrazione.

Insomma, anche se l’artista bulgaro non ha intascato nulla, l’operazione avrebbe svuotato le casse degli enti pubblici. La Corte dei Conti, com’è nei suoi compiti istituzionali, farà i conti e ci dirà. Quando? Probabilmente il 17 agosto del 2017 o di qualche altro anno. Quando la memoria sarà ormai scivolata lentamente nei fondali dell’oblio e l’onda di un nuovo evento avrà sommerso gli ultimi ricordi e le code delle polemiche.

 

 

16052016-p1010826

 

 

Per chi c’è stato, l’importante è esserci stati. Avere vissuto quei momenti memorabili, avere sudato, essersi risciacquati i piedi, avere fatto il pieno di energia e di panini portati da casa o acquistati sul posto. Dove tutto un apparato di salmerie e generi di conforto era stato allestito per soccorrere i visitatori che non avessero provveduto, per inesperienza o smemoratezza, a portarsi da casa l’acqua, lo zainetto, le ciabatte infradito, le guide, le T-shirt e, soprattutto, le «calze del ponte», arancione, il colore dei guru.

È questo, mi pare, che ci racconta con straordinaria sensibilità e inesorabile acume  Filippo Tosi, che ha pedinato e implacabilmente placcato i visitatori, cogliendone le debolezze, non solo fisiche, ma anche psicologiche fino ad afferrare e atterrarne l’anima, straziata dalla canicola e dalla fatica del rito. Di forzati dell’evento il fotoreporter riesce a farci vedere gli stati d’animo, i sentimenti e i risentimenti, forse i cedimenti e i pentimenti, riassumibili in una frase di Bruce Chatwin che ha dato il titolo a uno dei suoi più celebrati libri: Che ci faccio qui?

 

 

16052016-p1010925

 

 

Più le guardo, queste foto, e più mi chiedo perché. Perché quasi un milione e mezzo di persone ha sentito la chiamata? Cioè il bisogno impellente di uscire di casa, di mettersi in cammino, di rischiare la disidratazione nei giorni più caldi dell'estate, di fare code di ore, di pagare la bottiglia d'acqua un occhio della testa, di inebriarsi dell’afrore delle ascelle del vicino, di sentirsi appiccicati al prossimo. Per poter dire anch'io c'ero e me ne vanto? Non credo.

Che sotto l’ostentata soddisfazione dei reduci covi lo scontento, per non dire la delusione, lo dimostra secondo me il loro comportamento. Chi ha criticato la carnevalata lacustre inviando lettere ai giornali o commenti ai blog ha dovuto vedersela con le reazioni sbilenche, scomposte, persino un po’ isteriche, di chi asserisce di essersi portato a casa la pace interiore e una ritrovata energia positiva come i più bel souvenir della passeggiata sulle acque. Forse anche le emozioni perdono forza strada facendo, si scaricano come i telefonini.

 

 

16052016-p1010909

 

 

Se la pace interiore è data da un affollamento non inferiore, per densità demografica, a quella riscontrata sulla metropolitana di Tokyo nelle ore di punta, tanto vale andare a meditare a Rimini, Ipanema o Lloreet de Mar, che sono tra le spiagge più intasate del mondo. Ma questo è meglio non dirlo ai fortunati sperimentatori dell’Esperienza Unica. Non è bello farsi beffe di chi è stato truffato. E poi, chi si contenta gode e i crucci sono suoi. (is)

 

 

I forzati del lago d’Iseo (58 foto)

Previous Image
Next Image

info heading

info content

Nessun commento ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi