Tokyo, fabbrica di solitudini

Tokyo. Foto di Guillaume Flandre 6

 

 

Chiunque abbia visitato Tokyo si è fatto l'idea che i suoi abitanti siano parti inscindibili di uno stesso meccanismo perfettamente oliato da riti, abitudini e soprattutto dall'ossessivo rispetto degli altri e delle regole sociali. Insomma, i giapponesi, si comporterebbero da perfetti esseri collettivi. Rotelle indispensabili di quel macchinoso e rumoroso ingranaggio che è la capitale giapponese.

In realtà, a guardare bene, ogni uomo e ogni donna è come sprofondato nel proprio mondo, immerso nei propri pensieri e impegnato in una sua personale missione. Questo almeno è quel che ci par di capire guardando le foto di Guillaume Flandre, vincitore del primo premio dell'edizione 2015 di un concorso fotografico bandito da Libération. Immagini che abbiamo ripreso dal numero del quotidiano francese del 20 novembre.

Può darsi che l'apparente solitudine dei giapponesi, questo loro ritrarsi nei propri pensieri o farsi compagnia con uno smartphone, sia solo una pausa, un momentaneo isolamento dopo la piena e in attesa della nuova ondata di folla.

Può darsi dunque che queste considerazioni siano campate per aria, dettate dalla suggestione che hanno esercitato su di noi le bellissime immagini di Guillaume. Può darsi. Tutto può darsi, quando non sai.

La giuria del premio era composta quest'anno da Anne Yvonne e Benedict Donnelly, Brigitte Ollier, Sandrine Mercier, Florence Donnarel, Francis Latreille (presidente), David Caméo e Fabrice Drouzy. Il secondo premio è stato assegnato a Lise Duat.

 

 

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