Toscana, quei paesaggi così educati e gentili

Toscana 4

 

 

Pubblichiamo un breve stralcio di un testo che Bruno Barilli scrisse tra le due guerre, quando l’Italia, anche dal punto di vista paesaggistico, era tutt’altra cosa. Chi si trovi oggi a passare per quei luoghi, constaterà che non sono molto mutati. La Toscana è riuscita miracolosamente a preservare la sua straordinaria bellezza, che dagli scenari naturali si è riversata sulla pittura rinascimentale (e viceversa), sfuggendo alla furia iconoclasta di ricostruttori e costruttori.

L’integrità del paesaggio toscano è dimostrata dalle splendide immagini di Alberto Di Donato, fotografo da sempre innamorato della Toscana.

 

 

Alberto Di Donato, autore delle foto

 

 

di Bruno Barilli
Ogni tanto costeggiamo un bel paesino toscano appollaiato su qualche collina di cipressi. Il tempo è nuvoloso e caldo. Luce e ombra avvicendate nel cielo e sui prati giovani. la giornata non fa che variare. Non sono ancora le sei , e nell’aria c’è già la stanchezza delle sere di primavera. L’atmosfera è color cenere, ma tutta trasparente; è immobile sui vigneti nani e sui folti e giganteschi filari di alberi che accompagnano il corso del fiume, o piantonano con maestà le fattorie di questa bella campagna. E la temperatura è provvisoriamente tropicale.

Da Chiusi verso Siena si costeggiano con la «littorina» borghi meravigliosi, e straordinarie cittadine, senza poterle visitare. Siamo sulla via maestra dei prodigi edilizi, dei miracoli architettonici e pittorici dell’arte senese, che da Montepulciano, a traverso Siena, fino a Firenze, è scaglionata ai lati della piccola ferrovia.

Qui anche la natura è artista. Gli alberi vengono su vanitosi e studiosi di apparir belli. Non butta foglie senza contare - anzi le contano, religiosamente, e le dispongono a disegno fiorito come per un’offerta al Signore. Il numero, la cifra, il calcolo ornamentale emana vegetalmente dalla terra. Qui la flora cresce ad arte, prima dell’agricoltura. Così anche di spontaneo impulso terrestre furono tutte quelle acutissime menti che misurano di secolo in secolo la storia di questa esemplare regione.

Man mano le ondulate colline si avvicinano e si chiudono quasi a ventaglio intorno alla linea ferroviaria. Comincia così stretta fra i loro boscosi versanti la salita della nostra «littorina»: una salita da nulla, eppure ci sembra d’andar su a colpi d’ala. Qui magnifiche ville ad ogni momento, e parchi fittissimi di pini romani, di cipressi, di ippocastani che colpiscono la fantasia. Una vegetazione stupefacente, soffice, quasi morbosa, ammanta i fianchi e le cime delle dolci colline. Tutta la verde foresta è gonfia di respiro e gli alberi, in uno slancio leggero e stordito, animati d’emulazione, si precipitano in folla verso l’alto.

Mai vidi paesaggio più bello e fresco di questo, Che fervore di vegetazione. Un vivaio, una valanga silenziosa di piante nobili. La località si chiama Brucianese: con principesche ville sepolte e tuttavia superbe che spuntano in mezzo alla foresta volante. Ecco vecchie badie con la torretta quadrata, e compatte borgate di pietra su promontori incombenti: monumentali come Orvieto. A questo livello, che è di pochi metri più elevato di quel di Firenze, che differenza d’aria. Si respira con delizia e profitto in questa corrente di vento che trae seco il treno.

Siamo a Empoli. Nel treno vien su molta gente del luogo, pulitamente vestita. Uomini sbarbati e composti fumano il loro mezzo sigaro fino all’ultimo pezzettino. Donne belle e forti, bambini che scoppiano di salute, poi militari in congedo, così seri, ben vestiti, da sembrar figli di signori. (Lo Stivale, Franco Muzzio Editore, Padova 1999)

 

Quadri di un’esposizione

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