Valdidentro, tra le montagne che illuminano Milano

 

Val Viola, Alpe Funera

 

testo e foto di Gianluigi Sosio

 

 

Quattromilacento e pochi altri sono gli abitanti della Valdidentro, più o meno quanti ce ne stanno in un palazzone di città, ma non ditelo ai portalettere del comune che ogni giorno con le loro Panda quattro per quattro percorrono il territorio comunale in lungo e in largo senza sosta né pause per poter consegnare in tempo la corrispondenza.

Se gli abitanti vi sembrano pochi, i chilometri quadrati del comune son così tanti da regalare alla Valdidentro il primato del più vasto territorio tra tutti i 1528 comuni dell’intera Lombardia. E tanti son anche i paesi, le contrade e le frazioni che a macchia di leopardo occupano la valle ma soprattutto le numerose ramificazioni collaterali che spesso si inerpicano così in alto da contendere i prati ai cervi e gli stambecchi. Ogni paese ha la sua parrocchia ogni frazione la sua chiesa e ogni incrocio tra piccole valli la sua cappella votiva. E tanti e millenari son i reperti storici che ci raccontano il passato di questa terra.

 

 

Cima Piazzi

 

 

Le più conosciute probabilmente sono le sorgenti termali scoperte da Plinio il Vecchio nel primo secolo d.C. Sembrarono quasi magiche al naturalista dell’Impero quelle acque che che a 40 gradi sgorgano direttamente dalla parete del monte Reit. E di pari importanza storica sono le torri di Fraele, imponenti fortificazioni che dal 1391 fanno da sentinelle all’ingresso della Via Imperiale nella valle di San Giacomo. Non ultima per importanza è la chiesa fortezza dei santi Martino e Urbano a Pedenosso, autentico baluardo dalla straordinaria bellezza nella sua razionale semplicità.Ha pure una sua lingua la Valdidentro, una lingua che Marcello Canclini, odontoiatra con la grande passione dell’etnologia, ne studia da tempo le origini e l’evoluzione.

 

 

I laghi di Cancano_09

 

 

E ora entriamoci, in questa straordinaria terra. Si sale verso Bormio dove la Valtellina termina allargandosi nella conca della Lute che come un’enorme piazza ricoperta d’erba funge da geometrico incrocio a tre grandi valli di cui una è la Valdidentro.

Si attraversa Bormio piegando poi a manca per immettersi nella piana di San Gallo dove ad attenderci, proprio al confine tra i comuni, c’è l’omonima chiesa. Quella di San Gallo è un autentico monumento storico nonché simbolo della Valle. Un’aura di mistero ne avvolge l’origine e la funzione poiché le prime citazioni risalgono al 1243, più di due secoli dopo la probabile costruzione che dovrebbe risalire a prima dell’anno Mille. Bellissimi sono gli affreschi d’epoca medievale che ne ricoprono le pareti laterali mentre all’ingresso ci si imbatte nella visione un po’ inquietante di un grande scheletro adagiato in una fossa che ne fu anche la tomba. Non se ne conosce la vera identità anche se alcune ipotesi fanno pensare ad un soldato Lanzichenecco.I Lanzichenecchi, provenienti dalla confinante Svizzera, occuparono per secoli queste terre.

 

 

I laghi di Alpisella_05

 

 

Proseguendo e volgendo lo sguardo a est, dove le valli del Braulio e dello Stelvio prendono forma, è impossibile non notare i due grandi complessi termali e alberghieri dei Bagni Vecchi e dei Bagni Nuovi. Il primo ripropone sin dal primo secolo d.C. la cultura e la filosofia delle terme romane, mentre il secondo, autentico gioiello ottocentesco in stile Liberty, è anche un albergo a 5 stelle.

Ancora pochi pochi chilometri e si arriva al paese di Premadio, dove il torrente Viola confluisce nell’Adda che proprio nel comune di Valdidentro, nella brulla e lunare Alpisella, ha la sua sorgente. Si continua poi verso ovest sin quando all’improvviso, in alto, a quasi duemila metri di quota, le torri di Fraele si impongono alla vista per bellezza e imponenza. Qui la strada si biforca. Seguendo la segnaletica per Cancano,vi arrampicherete per quasi dieci chilometri e una ventina di tornanti sino alle torri, dove la strada spiana verso il lago Scale e subito dopo raggiunge le dighe e i laghi di Cancano e di San Giacomo.

Le dighe, costruite rispettivamente negli anni Cinquanta e Trenta, raccolgono nei loro bacini l’acqua che scende dalle montagne tutt’intorno per venire poi incanalata in enormi condotte che la fanno precipitare violentemente per 800 metri sulle turbine delle centrali idroelettriche che l’attendono in fondo alla valle per trasformarla in energia elettrica, quell’energia che darà poi luce e potenza a tutta Milano.

 
Diga di San Giacomo

 

 

Si torna giù e si continua il viaggio verso Isolaccia, sede del municipio e poi di nuovo su verso Semogo, San Carlo e Arnoga dove, andando verso occidente, si imboccherà la Val Viola, una delle più famose mete per escursionisti e contemplatori della natura. Piegando invece sulla sinistra si procederà verso una sequenza di valli e vallette che attraversando boschi e foreste vi condurranno fin sotto le cime delle montagne tra le più alte e imponenti delle Alpi Retiche. La loro regina è la Cima Piazzi, che con il suo abbagliante ghiacciaio fa bella mostra di sé da ovunque la si guardi ogni volta che si sbuca da selve di pini cembri, betulle e larici.

Tanto ci sarebbe ancora da raccontare di questi luoghi ma il viaggio a volo d’aquila adesso si ferma qui, sotto la mole della cima Piazzi.

 

La fotogalleria delle meraviglie

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