Venezia, la laguna dei mostri

Acqua alta

 

La notizia cattiva: il sindaco Luigi Brugnaro blocca la mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin Mostri a Venezia sul passaggio delle grandi navi da crociera nel bacino di San Marco di cui era stata prevista l'inaugurazione il 18 settembre al Palazzo Ducale.

La notizia buona. Le foto scomode saranno esposte, dal 22 ottobre al 6 gennaio 2016, nel Negozio Olivetti progettato da Carlo Scarpa e gestito dal Fai (fondo ambientale italiano). La mostra è stata ribattezzata Venezia e le grandi navi.

 

 

di Sandro Cappelletto

 

 

Alle sette di sera quattro turisti norvegesi scodinzolano felici in canoa lungo il Canal Grande, tra San Marcuola e la Ca’ d’Oro. Devono essere rematori esperti, perché il Canalazzo sopporta ormai il rischioso traffico di un’autostrada.

Passano i vaporetti pubblici, le gondole, le barche da lavoro e da diporto, i motoscafo-taxi, i barconi del Venice City Sightseeing, il nuovo giocattolo offerto ai turisti. Cinquanta cinesi ricchi, sistemati in sei diversi motoscafi, ascoltano nell’auricolare la voce della guida che annuncia la vista del Ponte di Rialto, che però non si vede, coperto dall’enorme pubblicità di una marca di jeans, affidata allo sguardo che sembra un po’ ebete ma evidentemente deve intendersi molto cool di un annoiato adolescente asiatico.

Ai banchi del mercato del Ponte delle Guglie giovani cingalesi vendono a un gruppo di lituani bicchieri di macedonia fresca, mentre due ragazzi senegalesi, nell’universale inglese basico, contrattano il prezzo di tre borse griffate e taroccate con tre belle donne pakistane, molto divertite. In nome del commercio e del quattrino, che non hanno patria, e indifferente ai proclami leghisti, Venezia sembra diventata la capitale mondiale dell’accoglienza e della convivenza. Forse Marco Polo poteva nascere soltanto qui: dopo tanti anni trascorsi in Cina, lasciò ad ognuna delle sue tre figlie, oltre alle case, un quintale e mezzo di oro zecchino.

 
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Sette secoli dopo, una ragazza centroafricana vestita in abito da Settecento fa pubblicità ad un concerto «tutto Vivaldi». Meraviglie del «barocco veneziano» annunciate anche nella locandina davanti alla Chiesa di San Vidal: in programma arie da Traviata, Bohème, Tosca. Ballano un paio di secoli di differenza e qualche capriola del gusto e dello stile, ma non è il caso di fare i pedanti. Si tratta sempre di «great italian music».

Venezia celebra stasera la propria apoteosi. Consegna del Leone d’oro alla Mostra del Cinema del Lido, proclamazione del vincitore del Premio Campiello al Teatro la Fenice. Feste e ricevimenti ovunque, in spiaggia, negli alberghi, nei palazzi, nei panfili ormeggiati lungo la riva dell’Arsenale. «Non so dove andare. Alla fine sceglierò il Campiello. Devo», dice Barbara Valmarana, infaticabile presidente dell’Associazione Amici della Fenice.

La città, da giorni, è tutta esaurita. Ormai i posti letto quasi eguagliano il numero dei residenti, poco più di 50 mila, e ancora non bastano, se è diventato difficile trovare una stanza anche a Mestre, al di là del ponte che collega Venezia con la terraferma, lì dove, dicevano i più sussiegosi patrizi della Serenissima, «xe tutta campagna». «Noi non finiremo come Venezia. L’assedio dei turisti va fermato, come il degrado e l’abusivismo. Non potremo tollerare una pressione così violenta sulla nostra città», ha dichiarato Lada Cau, la nuova sindaco di Barcellona, eletta nella lista di Podemos. Venezia accoglie ogni anno 25 milioni di turisti, Barcellona 7,5. Luigi Brugnaro, sindaco nuovo anche lui, ha invitato la collega in Laguna, per ricredersi.

 

 

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Imprenditore e uomo d’azione, l’architetto Brugnaro - che sceglie di presentarsi così: «Padre di cinque figli, figlio di Maria, maestra elementare e di Ferruccio, operaio, leader sindacale e poeta» - non sopporta le brutte notizie, i problemi, le critiche. Se Gianni Berengo Gardin propone una mostra delle sue fotografie di denuncia sul rischio delle Grandi Navi in Laguna, Brugnaro frena, rimanda, invita l’artista a ripensarci. Ed è meglio non dare troppa enfasi ai tre incidenti subiti negli ultimi mesi dal Mose, la struttura che dovrà salvare la città dalle acque alte: rottura di una delle gambe d’acciaio del Jack-up, la zattera, costata 37 milioni di euro, che dovrà ancorare al fondale le grandi paratoie; scoppio di un cassone di calcestruzzo alla bocca di porto di Chioggia; danneggiamento della porta della chiusa all’altezza della conca di navigazione di Malamocco.

Mentre nessuno è in grado di quantificare i costi della sua manutenzione dopo il 2018, quando dovrebbe entrare in funzione, sappiamo che dal 2003 al 2014 il Mose è costato una media di 30 milioni di euro l’anno, con punte di 46 milioni nel 2008 e di 43 nel 2011. Gli «anni grassi», li chiama il magistrato Carlo Nordio, protagonista dell’inchiesta che ha portato in carcere imprenditori e politici, a cominciare dall’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, battagliero anche dopo il patteggiamento.

I canoisti norvegesi non si vedono più, mentre sul ponte dell’Accademia un giovane, magrissimo maghrebino vende i selfie-stick. Non sono mai abbastanza le foto e gli abbracci avendo alle spalle l’orizzonte più bello del mondo, verso la Basilica della Salute, la Punta della Dogana, il bacino dove si affacciano Piazza San Marco e il Palazzo Ducale, rosa nella luce della sera. (Questo articolo è uscito sul quotidiano La Stampa il 12 settembre 2015 con il titolo «La festa triste di Venezia tra Disneyland e bivacco»)

 

I numeri
56.683
i residenti nel centro di Venezia (il minimo storico); nel 1951, erano quasi 175 mila (il massimo)

25 milioni
i turisti, in maggioranza stranieri, registrati ogni anno a Venezia

10 milioni
i turisti che Venezia non è in grado di sopportare, secondo uno studio di Italia Nostra

 

 

Le foto di Gianni Berengo Gardin messe al bando dal sindaco di Venezia

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