Adrian Fisher, il cervello dei labirinti

 

Adrian Fisher nel labirinto di Scone Palace

 

In trentacinque anni ne ha creati più di 700. La media è dunque di venti l’anno. Il progettista di labirinti più prolifico del mondo è inglese e si chiama Adrian Fisher. Ne ha realizzati di ogni tipo e dimensione, per i committenti più disparati, nei luoghi più svariati. Nei campi di mais, con siepi basse e siepi alte, con terrapieni e high-tech. Si è ispirato ad Alice nel paese delle meraviglie e alle piramidi d’Egitto, al gioco degli scacchi e agli inganni degli specchi. Fuorché a Minosse, il costruttore del tortuoso percorso di sola andata verso le fauci del Minotauro. Chi s’inoltra nei tortuosi percorsi di Fisher ha sempre la possibilità di scegliere, ma soprattutto di cavarsela. Ci mancherebbe altro. A lui piace confondere, disorientare, ingannare scombussolare. Per divertire chi abbocca alle sue sfide. Escogitando forme sempre più insolite.

Fisher vive e lavora nel Dorset, campagna inglese, dove si è costruito un labirinto con al centro una torre ottagonale. È sorprendente la velocità con cui butta giù un progetto. Per il labirinto con gli specchi a farfalla, una meraviglia realizzata in Arizona, non gli ci è voluto più di una settimana. Comincia sempre con uno schizzo fatto a mano. «È più vivo, più drammatico». Poi passa al software del computer per i disegni e i modelli tridimensionali. I clienti sono sempre più esigenti. «Vogliono che il loro labirinto sia bello non solo da terra, ma anche visto dal cielo. Soprattutto se hanno scelto forme stravaganti, per esempio un teschio con le ossa incrociate o la testa di un animale». Inevitabile l’uso del drone.

La carriera del mazemaker Adrian è iniziata nel 1980, quando aveva trent’anni. A dargli la scossa furono le parole pronunciate dal reverendo Ronald Runcie durante la cerimonia per la sua nomina a arcivescovo di Canterbury. Quel giorno, il numero uno della Chiesa d’Inghilterra ricordò che l’ascesa al cielo è un labirinto. Fisher ne fu colpito al punto da scrivere una lettera al Times per intrattenersi sul significato magico e mistico del labirinto nel corso della storia.

Il mito del labirinto, nato a Creta, si afferma come moda nel Rinascimento, per divertire i cortigiani. Con la Chiesa cattolica prende una piega metaforica, diventa il simbolo del complicato percorso che deve compiere il credente per accedere alle porte del Cielo. Lo spirito laico e giocoso del labirinto rinascimentale risorge nei giardini delle grandi dimore britanniche , i nobili di campagna ne fanno una sorta di rompicapo, un enigma da risolvere con la testa e con i piedi. Il più antico labirinto inglese è quello di Hampton Court. A forma trapezoidale, delimitato da siepi, risale al 1700, ma conserva inalterata la sua capacità di condurre i visitatori in vicoli ciechi o respingerli al punto di partenza.

 

 

AWGGKK Aerial view of Longleat maze.. Image shot 2009. Exact date unknown.

 

 

La dotta dissertazione di Fisher sul quotidiano londinese fu un’astuta mossa pubblicitaria? Forse neppure lui se lo ricorda più. La lettera produsse comunque effetti imprevisti. Una ex dama di compagnia della Regina Madre invitò Fisher nella sua dimora, Greys Court, vicino ad Henley-on-Thames, per parlare del labirinto che voleva farsi costruire. «Dal punto di vista tecnico non avevo esperienza, però avevo delle idee e lei doveva aver visto qualcosa in me che le ispirò fiducia». Il labirinto fu pronto un anno dopo e l’arcivescovo di Canterbury andò a benedirlo. In Gran Bretagna, notizie del genere non passano inosservate. Nulla che abbia a che fare con house and garden e country life è ignorato dall’opinione pubblica. È così che Fisher debutta in società, con i viatici dell’aristocrazia rurale e della Chiesa anglicana. Non avrebbe potuto pretendere sponsor migliori.

Quali pensieri ispirano Fisher quando gli viene chiesto un nuovo progetto: «Mi guida l’idea che perdersi piaccia un po’ a tutti, soprattutto quando si ha la sicurezza di ritrovare la via uscita. Lo smarrimento simbolico è una valvola di sfogo della nostra routine. È come se sostituissimo i binari su cui scorrono le nostre vite con percorsi imprevedibili, non programmati, che costruiamo a mano a mano che andiamo avanti, in più abbiamo la possibilità di tornare indietro, di correggere gli errori. Insomma, in un labirinto possiamo fare tutto quel che la vita ci nega». L’orientamento passando per il disorientamento. Fai la somma e hai il divertimento.

Che la ricerca della bussola dentro di sé sia un’esperienza stimolante dal punto di vista cognitivo lo sappiamo almeno dagli anni Trenta, quando lo psicologo americano Edward Tolman Chace, studiando come facevano i topi di laboratorio a trovare l’uscita da un labirintico sistema di scatole, fece un grosso passo avanti nella comprensione dei meccanismi di apprendimento del cervello umano.

Svelato il segreto intimo, scientifico, del fascino dei labirinti, Fisher sta nel suo, nel regno della fantasia. I suoi clienti vogliono restare a bocca aperta e far rimanere a bocca aperta i loro ospiti. E allora Adrian si scatena e inanella una sorpresa dietro l’altra. Come il labirinto di quel conte veronese, dove si deve raggiungere una torre nel bel mezzo di un intrico di siepi e, una volta lì, si scende per una scala a chiocciola in un sotterraneo dove si è premiati con la vista della collezione di fossili del nobile veneto.

Se i topolini del labirinti di Edward Tolman Chacecon hanno memorizzato il percorso in una decina di giorni perché non dovrebbe riuscire anche a un essere umano, che la prima volta si perde e si diverte, la seconda si perde e si diverte un po’ meno, la terza imbocca subito la strada giusta e non si diverte affatto? «È un rischio che si può scongiurare. Molti clienti mi richiamano per fare delle modifiche ai percorsi. Così chi ha già visitato il labirinto e crede di saperla lunga si trova di fronte a sbarramenti imprevisti, a nuovi rompicapi». Per funzionare, anche i labirinti, come tutti i meccanismi di precisione, hanno bisogno di assistenza. Adrian Fisher, una volta che lo chiami, lo devi richiamare. È difficile uscire dalle spire di un costruttore di labirinti. Le sue competenze danno dipendenza.

I più bei labirinti di Adrian (fotogalleria)

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