Alain Mességué, erede naturale

Alain Mességué

 

Somiglia a suo padre, stesso sorriso, stessa imponenza fisica, stessa fiducia nei benefici delle erbe. Dunque perché Alain Mességué non avrebbe dovuto seguire le orme di papà Maurice (foto sotto), pioniere del benessere in quegli anni Cinquanta dove essere scampati alla guerra era già ben essere e il ritorno alla buona tavola era il colpo di spugna sui sacrifici degli stentati Quaranta?

Tanto più che Mességué è un nome, una griffe, da tenersi stretta in anni di mercati globalizzati e di sceicchi arraffatutto. Un piccolo impero cui aggiungere un'altra colonia. Eccola. È il Parkhotel Delta, aperto lo scorso ottobre ad Ascona, sul lago Maggiore. A 196 metri di altitudine, è il luogo più basso di tutta la Svizzera. E uno dei più vicini all'Italia, dove Alain ha vissuto a lungo.

In questo centro, circondato da 80 mila metri quadrati di vegetazione subtropicale, Alain prosegue l'opera del padre novantaquattrenne, vivo e vegeto in Francia. «Di centri che si fanno chiamare Mességué ce ne sono un po' ovunque nel mondo, ma perché sia autentico deve esserci un Mességué, come in questo o in quello italiano, diretto da mio fratello minore Marc». La dinastia è tutto, il marchio non si cede, Mességué non è franchising.

Nato il 2 luglio a Bergerac, la cittadina del Périgord dove Edmond Rostand ambientò le imprese del suo Cyrano, Alain Camille (dal nome del nonno, contadino, che insegnò a Maurice i segreti delle erbe medicinali), ha tre anni quando i suoi genitori divorziano. «Mia madre, Elena, insegnante, era di origine italiana. Suo padre era arrivato in Francia per lavorare alla costruzione della linea ferroviaria del Sempione. Dopo il divorzio, mio padre, che nel suo lavoro era già stimato, si è trasferito a Parigi. Lo vedevo di rado, all'incirca una volta ogni tre mesi. Durante le vacanze estive mi portava con sé nel Gers, dove c'era una rete di persone che raccoglievano piante per lui. Mi ha insegnato i suoi segreti, trasmessi di padre in figlio da generazioni, e, dopo aver terminato i miei studi a Tolosa, era naturale che seguissi la sua strada».

 

 

Maurice Mességué

 

 

Laureato in fisioterapia al Centro ospedaliero universitario di Tolosa, nel 1971 Alain apre uno studio di fisioterapia ad Antibes, dove suo padre aveva raggiunto la notorietà. «I miei clienti continuavano a paragonarmi a lui e così alla fine, nel 1974, ho esposto il mio nome completo sulla targa specificando “cure con le erbe”, dato che quell'anno avevo cominciato anch'io a praticare la fitoterapia. Oggi i miei raccoglitori sono i figli e i nipoti di quelli che raccoglievano piante per mio padre. Va da sé che nel frattempo la raccolta è diventata industriale. Le piante non provengono solo dal Gers, ma da campi coltivati biologicamente in Marocco e in Argentina. Comunque, le erbe che uso per i bagni dei piedi e delle mani, e i cataplasmi praticati nel mio centro crescono nel Gers e sui Pirenei. Sono essiccati e poi immagazzinate e mi vengono spedite una volta l'anno. Le più utilizzate sono il ranuncolo e la celidonia».

Con tutta questa storia francese alle spalle, com'è che Alain finisce per stabilirsi nel Canton Ticino? «È una lunga storia. Nel 1981, François Mitterrand è eletto presidente della Repubblica. Forse un po’ troppo imprudentemente, non ho nascosto la “mia allergia” al governo socialista». In seguito a controlli fiscali «estenuanti», come li definisce nel suo ultimo libro La dieta del sorriso, la mia vita, i miei segreti, Mességué Junior decide di lasciare la Francìa. Sceglie l’Italia, Paese d’origine di sua madre e finisce per installarsi a Soligo, in provincia di Treviso, dove suo nonno materno aveva combattuto durante la Prima guerra mondiale.

Qui, in una storica dimora, inaugura il primo centro Alain Mességué in Italia. «Ho curato Marcello Mastroianni, che mi era stato mandato da Federico Fellini, perché voleva fargli perdere qualche chilo prima di girare Ginger e Fred con Giulietta Masina. Ho rimesso in forma Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Lino Banfi per non citare che gli attori, poi il giornalista Maurizio Costanzo, l’industriale Flavio Briatore e lo stesso Silvio Berlusconi».

Nel 1993, problemi strutturali all’edificio costringono Alain a chiudere il centro di Soligo. «Mi sono allora trasferito a Cuasso al Monte, sulla sponda italiana del lago di Lugano». Nel 2008, deve lasciare la chiave sotto lo zerbino. «Il proprietario dello stabile voleva vendere, ma non ci siamo messi d’accordo sul prezzo».

In un primo tempo Alain, Mességué aveva pensato che a 60 anni sarebbe andato in pensione. Ma, diventato papà per la seconda volta nel 2002 del piccolo Massimiliano, avuto da Paola, la sua terza moglie, cambia idea. «Quando smetti di lavorare, cominci a morire». Salendo sempre più a nord, Alain arriva nel Canton Ticino. «Un luogo che conoscevo già. Un posto ideale per continuare ad accogliere la clientela italiana». Dopo un breve passaggio ad Agra, nel Malcantone vicino a Lugano, regione dove Hermann Hesse ha vissuto fino alla sua morte, nel 1962, Alain Mességué è giunto ad Ascona. La sua clientela è soprattutto italiana, russa, danese e francese. «Devo ancora conquistare la gente del posto, ma succederà». Non ne abbiamo dubbi. Chi mai può resistere alla dieta del sorriso, trasmessa di padre in figlio?

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