Alan McFadyen, cacciatore di martin pescatore

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A vederlo così, con quell'aria vagamente goffa e quasi addormentata, potreste essere tentati dal sottovalutarlo. Sopratutto se non siete ornitologi. E poi chi immaginerebbe mai che un uccello di nome martin e di cognome pescatore (in inglese common kingfisher), va ad appollaiarsi su un cartello dove sta scritto «pesca privata». Il martin pescatore, come il Geordie della canzone di Fabrizio De André, se ne impipa di divieti e riserve. Quando ha fame, pesca e inghiotte. E solo allora persino chi è a digiuno di ornitologia strabuzza gli occhi a vedere quel pugno di piume colorate assumere la forma aerodinamica del dardo e sfrecciare verso la preda alla velocità del proiettile.

 

 

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Gli inglesi vanno pazzi per il birdwatching: osservano gli uccelli con il binocolo, ne registrano le abitudini, li disegnano alla maniera dei naturalisti del Settecento e, naturalmente, li fotografano. Quando possono, come possono. Il più delle volte mentre gli oggetti delle loro brame se ne stanno immobili su di un ramo. Alan McFadyen, appassionato di fotografia naturalistica e più ambizioso di tanti suoi colleghi, sei anni fa si è messo in testa l'impossibile, e cioè riprendere il martin pescatore mentre scende in picchiata e nel momento esatto in cui acciuffa il pesce per farne un sol boccone. Insomma, lo scatto perfetto, il sogno di qualsiasi fotografo voglia passare dallo status di dilettante a quello di plaudito professionista. Prova che ti prova, c'è riuscito. Ma gli ci sono volute 4.200 ore di tentativi e 720 mila clic per ottenere il risultato che vedete in queste immagini.

 

 

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La passione di Alan McFadyen per il martin pescatore risale a quarant'anni fa (oggi ne ha 46), quando andava con il nonno ad ammirarne il volo sopra le acque di un lago vicino a Kirkcudbright, in Scozia. Diventò lui stesso pescatore, mestiere che ha dovuto abbandonare a causa di un infortunio. Lasciata l'attività, ha comprato una macchina fotografica, è tornato sui sentieri dov'era stato con il nonno e si è messo a riacchiappare ricordi con la fotocamera, sempre con quell'idea fissa in testa: catturare l’istante preciso in cui il becco del martin pescatore sembra baciare lo specchio dell'acqua.

 

 

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«Non ci sono molte persone al mondo che sono riuscite a ottenere questi scatti», spiega Alan, «il martin pescatore si tuffa alla velocità di un proiettile, riuscire a prendere una buona foto richiede un sacco di fortuna e ancor più pazienza». Né l'una né l'altra gli sono mancate. «La foto che volevo era quella di un martin pescatore che si tuffa in perfetta picchiata verticale, senza sollevare spruzzi, con stile da tuffatore olimpionico. In una sola seduta poteva capitarmi di scattare fino a 600 immagini e che non ce ne fosse una decente». Ora che ce l'ha fatta, le sue foto fanno il giro del mondo.

 

 

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Per saperne di più, consultare il sito internet e la pagina Facebook di Alan Alan McFadyen.

 

 

 

 

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