Beirut, al Phoenicia è di nuovo dolce vita

Il celebre scalone del Phoenicia

 

 

Quando si entra per la prima volta al Phoenicia, ci si sente timidi e piccoli ai piedi del maestoso scalone che che conduce alla lobby. Una volta lassù, ci si spalanca davanti un’oasi di pace, dove si può assaporare un momento di serenità per un caffè, sprofondati nelle poltrone grigio perla disposte attorno a una fontana. Questa sontuosa scenografia è la testimonianza di una ricca storia che dura da oltre mezzo secolo.

 

Anni Sessanta, la stagione più bella

Progettato dagli architetti Edward Durell Stone, Rodolphe Elias e Ferdinand Dagher, il Phoenicia, chiamato anche «La Grande Signora» ha aperto le sue porte il 23 dicembre 1961. All’epoca è famoso per gli spettacoli al Paon Rouge, il suo cabaret, e per la bella vita. La seconda metà dei Sessanta e i primi Settanta resteranno gli anni più piacevoli di questo hotel a cinque stelle.

Tra i suoi illustri ospiti, Claudia Cardinale, Brigitte Bardot, Omar Sharif, Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg e Mohammed Ali. Nel 1962, Jacques Brel si esibisce al Paon Rouge. Nel 1963, Charles Aznavour organizza un recital attorno alla piscina «portando al collo un medaglione con la riproduzione di un’antica moneta coniata a Beirut», si legge su un libro omaggio dedicato all’albergo. (1)

 

 

La fontana della lobby

 

 

Le devastazioni della guerra civile

La guerra civile che scoppia nel 1975 non risparmia il centro della città. I miliziani occupano tutti i migliori hotel, tra cui il Phoenicia, preso a bersaglio e devastato da incendi. «Il Phoenicia ha subito tre importanti incendi», ricorda Marwan Salha, membro del consiglio d’amministrazione della Società dei Grandi Hotel del Libano e figlio del fondatore Najib Salha. «Il primo avvenne dopo il terribile sabato nero (il 6 dicembre 1975, quando una serie di massacri provocarono da 200 a 600 morti, ndr). Anche nei momenti peggiori, l’hotel restò aperto. Ci sono stati saccheggi, degrado, acqua sui tetti dove si erano spaccate le tegole. Si è tentato di mettere in salvo certi mobili e attrezzature, ma i razziatori erano più svelti. Hanno rubato tutto servendosi di rotaie su cui facevano scivolare anche caldaie e lavatrici».

 

 

Una camera del Phoenicia. In primo piano, il volume che lo celebra

 

 

La rinascita, negli anni Duemila

Alla fine della guerra civile, nel 1990. non resta granché della sontuosa Grande Signora. Vengono iniziati i lavori per rimetterla in sesto e, nel marzo 2000, è riaperta al pubblico, con tre nuove torri. «Prima della guerra civile, il Phoenicia era sempre al completo», racconta Peter Edholm, l’elegantissimo direttore delle vendite e del marketing. Spiega che la Grande Dame «da allora non ha fatto che crescere, continuando a offrire il meglio dell’ospitalità libanese». E aggiunge: «Abbiamo voluto darle un aspetto più moderno, senza cambiare l’anima del luogo: è sempre stata questa la nostra ambizione».

Dalla sua riapertura, il Phoenicia ha srotolato il tappeto rosso. E le star hanno ripreso ad affluire: Jean-Claude van Damme, Michel Platini, Sean Connery, Sting. Tuttavia, lo spettro della guerra civile non è completamente scomparso. Nel 2005, l’attentato che è costato la vita all’allora Primo ministro libanese Rafic Hariri, è perpetrato all’hotel Saint-Georges, a pochi metri dal Phoenicia, che dovrà chiudere per tre mesi in seguito ai danni provocati dall’esplosione.


Malgrado questi tragici avvenimenti, il glamour ha ripreso il suo corso, e dal 2005, Catherine Deneuve, Mika, James Blunt, David Guetta, Angelina Jolie, Shakira et 50 Cent sono saliti per i celeberrimi gradini.

 

 

Vista sul porticciolo turistico dal Phoenicia

 

 

I capricci dei clienti e il tempo ritrovato

«È vietato dire no ai clienti», sentenzia Anis Abikhalil, dal 2000 direttore del servizio Vip. «Ci diamo da fare in ogni modo per esaudire i loro desiderata. Per un matrimonio abbiamo messo a disposizione più di cento parcheggiatori per non fare attendere gli invitati. Abbiamo persino cambiato tutti i mobili di una camera per soddisfare i gusti di un ospite. Una volta siamo andati fino in Marocco a comprare arance per un cliente cui era venuta una voglia improvvisa. Un giorno abbiamo installato uno studio dentistico nel giro di un paio d’ore per un cliente che aveva mal di denti e un’altra per un signore che non si spostava mai senza portare con sé i suoi venti falconi».

Nella primavera del 2009, Julio Iglesias è tornato al Phoenicia dopo 36 anni che mancava dal Libano. «Siete sempre state meravigliose con me. Adoro i libanesi. le cameriere mi abbracciano e mi dicono«Julio, sei tornato finalmente” e questo affetto è una delle ragioni per cui torno: È una storia d’amore tra me e i libanesi che dura da parecchio. Ieri, guardando i balconi del Phoenicia, mi sono rallegrato a constatare che non sono mai cambiati. E questo mi ha fatto ricordare il passato».

 

 

La maestosa mole del Phoenicia

 

 

Tutti i numeri del Phoenicia
450 camere, tre ristoranti, vari negozi, una piscina eterna, una piscina interna, una sauna, un hammam, una sala congressi, una grande suite regale di 600 mq con tre camere, una biblioteca e una palestra.

1. Tania Hadjithomas Mehanna, Le Phoenicia, un hôtel dans l’Histoire, Éditions Tamyras 2012, 450 p.

Per maggiori informazioni, clicca sul sito dell’hotel o sulla sua pagina Facebook

 

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