Calendario Pirelli, dai camionisti ai comunisti

Pirelli 2013, foto di Steve Mccurry
 

Non cercatelo in libreria. «The Cal» non è mai stato in vendita. Pochi fortunati lo ricevono graziosamente in omaggio, in seguito circola sottobanco o su eBay, dove può raggiungere cifre irragionevoli. Per i molti rimasti a bocca asciutta e con il desiderio negli occhi, l’editore Taschen propone un’antologia scelta delle sue migliori foto: 480 su 576 pagine.

 

La copertina del libro sul Calendario Pirelli edito da Taschen
 

È dal 1964 che davanti agli obiettivi dei più celebrati fotografi del mondo sfilano belle donne e top model incaricate di attizzare la fantasia maschile, a dimostrazione che l’iconografia erotica di un camionista non è poi tanto diverso da quello di un top manager. Una playmate fa lo stesso effetto, sia nella cabina di un Tir come appesa in ufficio.

 

Pirelli 1986 (maggio) foto di Helmut Newton
 

Tra i fotografi che si sono succeduti nella delicata corvée, vanno ricordati Richard Avedon (1995), Bruce Weber (1998 e 2003), Brian Duffy (1965 e 1973), Annie Leibovitz (2000) ed Helmut Newton, le cui foto scattate nel 1986 non sono apparse che nel 2014, per ragioni rimaste oscure. E poi lo svizzero Hans Feurer, che firmò l’edizione 1974 : «Conservo un ricordo commosso dei dieci giorni di shooting alle Seychelles. Avevo carta bianca, un privilegio. Essere incaricato da Pirelli era già molto prestigioso negli anni Settanta, e ancora oggi avverto l’impatto di quel lavoro». I suoi suggestivi cliché di ragazze dai corpi tonici continuano a ispirare i giovani fotografi. Lusingato da queste attenzioni, Feurer si appresta a esporre le sue foto (tra cui una stampa d’epoca) in una mostra che sarà inaugurata a Londra a metà settembre.

 

Pirelli 1974 (marzo), foto di Hans Feurer
 

Nel 1968, quando Harri Peccinotti realizza il suo primo calendario, i mezzi a disposizione non sono faraonici. «Ero un ragazzo e per me si trattava solo di un calendario», scherza. «Siamo partiti per Djerba, dove era in costruzione il villaggio del Club Med, senza parrucchiere né truccatore né stilista. Bisognava uscire dallo stereotipo della pin-up per la cabina del camionista, e ci proteggeva un alibi culturale: dovevamo illustrare una poesia per pagina».

 

Pirelli 1969 (gennaio), foto di Harry Peccinotti
 

Confortato dal successo della comanda, Pirelli innova l’incarico a Peccinotti per l’anno successivo. Destinazione Big Sur, California. Le sue americane anonime dalla pelle dorata leccano ghiaccioli con un’aria vogliosa che sghiaccia il desiderio. Immagini che fanno compiere una giro di boa alla fotografia erotica. È un furto bello e buono. Le «modelle» sono perfette sconosciute riprese a loro insaputa. Un grave reato per i giorni nostri. Così come sarebbe politicamente scorretto fotografare una ragazza con la sigaretta tra le labbra o tra le dita. Fu comunque una svolta che attirò l’attenzione dei fotografi di moda stanchi di donne troppo vestite.

 

Pirelli 1984 (luglio) foto di Uwe Ommer
 

Oggi fotografare e farsi fotografare per «The Cal» è un traguardo prestigioso nel mondo della moda. Che si divide tra chi il Pirelli l’ha fatto e chi non l’ha fatto. I budget per le produzioni, paragonabili a una sfilata di Victoria’s Secret o all’annuale numero sui «costumi da bagno» di Sports Illustrated, raggiungono cifre astronomiche. «Un business a tutto tondo», spiega il direttore artistico Patrick Remy. «Pirelli centellina le immagini in rete, alimenta il buzz, svela il making of, distribuisce i calendari in esclusiva e in questo modo si assicura ogni anno un enorme ritorno di immagine». Sarà così anche nel futuro, ora Pirelli ha due cinesi nel consiglio d’amministrazione? Più che mai. Tutto ciò che è occidentale li affascina. Tutt’al più, si limiteranno a consigliare uno spostamento più a Oriente delle location.

 

Pirelli 2005 (cover), foto di Patrick Demarchelier
 

L'indice del libro

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