Difensori della Terra

Sandra Bessudo 2

 

Non tutti sono celebri come Robert Redford e Leonardo DiCaprio. I più la notorietà se la sono guadagnata con la dedizione a studi e ricerche trasformati poi in cause. Senza Jane Goodall non ci sarebbe stata forse l’etologa Dian Fossey. Qualcuno la fama se l’è conquistata lasciandoci la pelle. È il caso di Chico Mendes e della stessa Dian Fossey.

Chi lotta per difendere la Terra prima o poi si scontra con chi ne saccheggia le risorse. Per chi avvelena, disbosca e distrugge, il difensore dell’ambiente è solo un intralcio sulla strada del profitto, da eliminare senza scrupoli. Ci sono governi solidali con gli ambientalisti e governi complici dei distruttori. Multinazionali sensibili alla biodiversità e multinazionali che considerano le ricchezze del pianeta un loro privato bottino.

Ognuno degli uomini e delle donne di questa lista ha dato un enorme contributo alla nostra difesa della Terra. Chi ci ha messo i soldi, chi una vita, chi una performance entrata nella leggenda, come Julia Hill, che aveva 23 anni quando salì su una sequoia e 25 quando ne ridiscese. Restare aggrappata a un albero di 1500 anni a 55 metri dal suolo per 738 giorni al fine di impedire l’abbattimento non è una performance che si possa liquidare definendola una ragazzata. Val più di mille manifestazioni estemporanee di piazza. A impressionare è la sua durata. E la fede coniugata all’ostinazione lascia il segno. La costanza è una forza generatrice.

In altri, la forza è più contenuta, discreta e distribuita nel tempo. Ma prima o poi destinata a manifestarsi. A esplodere nei media. A suscitare rabbia e reazioni scomposte. Per esempio, nel proprietario terriero che fece ammazzare Chico Mendes.

Povero quel pianeta che ha bisogno di eroi e martiri per proteggersi dai suoi aggressori. nemici interni, extraterrestri. Che abbiano già in tasca un biglietto di sola andata per il pianeta cugino della Terra appena scoperto? Dev’essere per questo, perché il problema non li riguarda, che non ci lasciano quelle obsolete comodità cui siamo abituati. E cioè i lussi di respirare aria pulita, di bere acqua che è acqua, di godere dell’ombra di un vero bosco. Non di quelli verticali che architetti dissennati pensano di far crescere sui grattacieli. A proposito, chi raccoglierà le foglie che cadranno sul suolo pubblico? Eh, già gli architetti non hanno previsto che gli alberi in autunno si spogliano, che le foglie cadono verso il basso e che il vento le fa volare. Già che ci sono, perché questi geniali architetti non mettono a punto un tipo di alberi con le foglie perennemente attaccate ai rami? Artificiali come i loro artificiosi progetti.

 

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