Grecia, gli antichi greci usavano il computer portatile: ecco la prova

 

Stele funeraria greca del 100 avanti Cristo

 

Chiunque abbia letto l'Iliade o l'Odissea o abbia un'infarinatura di mitologia greca, sa quanto le divinità dell'Olimpo interferissero con le vicende degli antichi greci, sia che si trattasse di guerre come di relazioni erotiche. Tant'è che da questi stretti rapporti sessuali ebbe origine la schiatta dei semidei, una categoria di superuomini che da allora si è estinta e non è stato più possibile riprodurre.

Se questa comunione, fatta di intrighi, dispetti e complicità tra un Olimpo litigioso e tifosi delle varie divinità fu possibile, è grazie a un gadget che pensavamo frutto della nostra epoca e della Silicon Valley, mentre era già noto agli abitanti dell'Ellade. Ebbene sì, il laptop, il computer portatile, era già in uso tra gli antichi greci. Non che ce ne fosse uno in ogni casa, come da noi oggi, però i sacerdoti ne erano sicuramente provvisti e li usavano per connettersi con le divinità. Sull'Olimpo c'era campo. E forse è proprio a causa di questo esclusivo uso religioso, tenuto nascosto al popolo così a lungo, se siamo venuti a conoscenza della cosa con tanto ritardo.

Mai avremmo osato sostenere una tesi che ai soliti increduli sembrerà folle se non ne avessimo le prove scolpite nel marmo, dunque ancora più solide del proverbiale nero su bianco. Il documento, tutt'altro che apocrifo, è databile all'incirca a cento anni prima della nascita di Cristo ed è conservato nel Jean Paul Getty Museum di Los Angeles.

Si tratta di una stele funeraria la cui immagine è stata messa in circolazione sul web dal sito anglosassone Inquisitr, presa da un video di due anni fa. Raffigura una schiava che porge alla sua padrona un oggetto che ha tutta l'aria di essere un computer portatile aperto. Figurati se, con gli assetati che circolano su Internet, la scoperta non poteva essere sfruttata a chi te la dà a bere. Bisogna infatti sapere che il video proviene dalla rete YouTube StillSpeakingOut, gestita da gente con una spiccata predilezione per i complotti. Lo stesso Daily Mail, che è un giornale serio, ha scritto comunque che «guardando la scultura non ci si può impedire di pensare all'oracolo di Delfi, i cui sacerdoti si pensava potessero connettersi con gli dei per carpire loro informazioni riservate e confidenziali». Le assurdità, si sa, hanno un fascino contagioso.

 

 

Particolare della stele funeraria

 

 

Secondo questi due media, non si tratterebbe dunque di una tavoletta di cera ma di un laptop, per giunta munito di due ingressi (vedi dettaglio) per chiavette Usb. Forse per memorizzare e archiviare il viavai di email tra Olimpo e oracolo. E scaricare tutto quell'arsenale di filosofia, matematica e geometria, quei teoremi di Euclide e Pitagora, forse le stesse Iliade e Odissea sono veline e bollettini di guerra prodotti dall'ufficio stampa di Zeus. Tutta roba di produzione divina, mentre loro, i greci, si sarebbero limitati al download. Fino a che il sistema, per qualche ragione ancora ignota, forse la mancanza di assistenza, non è andato in bomba.

«Gli occhi della donna sono rivolti verso la parte interna del coperchio, il che dimostrerebbe che si tratta di uno schermo», precisa il quotidiano britannico facendosi scherno (o forse no) del lettore. L'interpretazione, che sarebbe tanto piaciuta al compianto Peter Kolosimo, ha comunque il merito di aver messo in movimento dei veri esperti, che hanno provato a spiegare il significato del bassorilievo in maniera un po' meno fantasiosa.

La stele funeraria in questione raffigura una donna deceduta, seduta in poltrona, mentre tocca il coperchio di un oggetto sorretto da quella che sembra una ragazza ma, vista la pappagorgia, potrebbe trattarsi anche di persona più matura. Di certo è una schiava, come lasciano intendere il taglio dei capelli e i vestiti. Che la signora di fronte a lei sia ricca, e perciò la sua padrona, lo si deduce dai bracciali a serpentina e dai minuziosi dettagli che decorano la sua sedia, come le zampe di leone e l'aquila reale.

Ma che cos'è l'oggetto misterioso che collega le due? Gli studiosi pensano che si tratti di un cofanetto per i gioielli o di uno specchio. «La raffigurazione di un defunto che tende la mano verso un oggetto, tema ricorrente nell'arte funeraria greca, evoca la speranza di poter continuare a godere dei piaceri terreni anche nell'aldilà», spiega un esperto del museo californiano.

Nel suo libro dedicato alle sculture funerarie greche, Janet Burnett Grossman spiega che il defunto era alleviato dalle sue pene se toccava «il coperchio di una scatola o di uno specchio aperto». Sempre che i greci con un certo tenore di vita e una certa capacità di spesa non potessero addirittura permettersi di postare le loro anime per email. Con wetransfer se erano pesanti.

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