Il califfo Mark confonde arte con porno

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Domani, venerdì 12 febbraio 2015, sarà una data storica per la libertà d’espressione in rete. La corte d’appello di Parigi si pronuncerà sulla legittimità della rimozione da Facebook di foto e altre opere che la policy del social network giudica indicenti o immorali. A intentare causa ai censori di Mark Zuckerberg è stato un insegnante francese che quattro anni fa si è visto rimuovere «L’origine del mondo» di Gustave Courbet dalla sua pagina Fb.

Nel corso degli ultimi anni, sono state rimosse molte immagini, sia su segnalazione di internauti, sia per l’effetto automatico degli algoritmi impostati dai braghettoni di Facebook. Dal David di Michelangelo alla mamma che allatta il proprio bambino al seno, dai capolavori del Louvre alle foto di indigene con i capezzoli scoperti, è lunghissima la lista delle opere censurate. Ne abbiamo selezionate una decina. Per non essere condannati al rogo, potrete vedere le immagini scorrere nella «Galleria dei bannati», a pie’ di pagina.

 

 

«L'origine du monde» di Courbet come piace a Facebook

 

 

L’origine del mondo e di tutto
All’origine del contenzioso c’è una condivisione. Il 27 febbraio 2011, un insegnante parigino appassionato d’arte condivide sulla sua pagina Fb un reportage sul dipinto L'Origine du monde di Gustave Courbet. La condivisione è accompagnata da una foto dell’opera, che rappresenta un sesso femminile. Nudità inaccettabile per Facebook, che sospende l’account dell’utente. Il quale vede nel provvedimento un attentato alla libertà d’espressione. Non ricevendo risposta da parte di Facebook, al quale ha inviato diverse email, l’insegnante dà inizio a una serie di azioni giudiziarie.

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Sirenetta scostumata
Il popolare personaggio della celeberrima fiaba di Hans Christian Andersen, che se ne sta nuda nel porto di Copenaghen, decapitata a più riprese dai vandali, è stata censurata da Facebook all'inizio del 2016 per la sua «connotazione sessuale». Mica male per una vecchietta che il 23 agosto 2016 compirà 103 anni. Quando la stupidità dei censori di Fb è stata messa a nudo, questi si sono giustificati accampando la scusa dei diritti d’autore. A loro dire, nessuna foto della statua potrebbe essere pubblicata senza il versamento dei diritti d'immagine agli eredi dell'artista Edvard Eriksen. Dopo di che, i difensori dei diritti altrui hanno riconfermato le restrizioni sulle nudità poiché «certi pubblici nell'ambito della nostra comunità mondiale possono essere sensibili a questo tipo di contenuti». Un modo ipocrita per dire che i seni femminili nudi restano proibiti per non turbare due miliardi di potenziali fruitori islamici di Facebook, perno di un vertiginoso giro d'affari. Mark è radice di marketing.

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Nevermind, il pene gli sta bene
Senza volerlo, Facebook ha fatto pubblicità alla casa discografica che, a vent’anni di distanza dall’uscita, ha ripubblicato Nevermind, il più celebre album dei Nirvana. Una commemorazione che non è piaciuta a Mark, a causa del pisello del pischello, tal Spencer Elden, che non trova scandalosa la foto. «Non vedo che cosa ci sia di male nel fatto che milioni persone abbiano visto il mio pene. È cool, mi sta bene». In seguito alle proteste dei fan, Fb ha poi fatto marcia indietro.

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Non siamo nel paradiso terrestre
L’artista Ai Weiwei è abituato allo scalpore che le sue opere suscitano nel suo Paese, la Cina. Non immaginava che avrebbe scatenato la stessa severa reazione con la foto che lo ritrae nudo, circondato da donne vestite da Eva. Postata nella pagina del settimanale francese L’Express nel 2011, a corredo di un articolo sul nudo come arma di mobilitazione, l'immagine ha fatto scattare la mannaia di Facebook.

 

 

Ema contro Eva
Nel luglio 2012, il Centro Pompidou pubblica sul proprio account Facebook Ema, opera di Gerhard Richter esposta al museo parigino nell'ambito di una retrospettiva del pittore tedesco. I censori del social network la cancellano. Di fronte alle risentite rimostranze dell’autorevole istituzionine culturale francese, i guardiani della risoluzione chiedono scusa per il «malinteso» e reintegrano il rimosso.

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Croce e delizia
La copertina dell’album On’n’On, del gruppo Justice, è stata ritirata dalla bacheca ufficiale del gruppo nel febbraio 2013. A detta di Facebook, «fans scontenti» avrebbero segnalato l’immagine chiedendone la rimozione.

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Studio di nudo
«Al prossimo avvertimento di Facebook, la nostra pagina rischia di essere disattivata per sempre. Perciò non pubblicheremo più nudi, anche quando pensiamo che il loro valore artistico sia grande». È con queste parole che, nel marzo 2013, il museo parigino del Jeu de Paume spiega perché non pubblicherà più foto di nudi. La pagina del museo era stata sospesa per 24 ore subito dopo la pubblicazione di una foto del 1940 di Laure Albin-Guillot in posa per uno studio di nudo.

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Troppi nudi ai Tropici
Nell’ottobre 2013, la pagina Facebook di Rue98 viene oscurata per aver pubblicato una foto di Sebastião Salgado ad alcuni indigeni ella tribù Zoe, nello Stato brasiliano del Parà. L’immagine proveniva da una mostra di opere dell’artista alla Maison européenne de la photographie.

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Louvre sotto attacco
Nel luglio 2014, avendo condiviso una serie di foto su alcune statue esposte al Louvre, l’artista tedesco Peter Kaaden, esperto di moda, vede le sue mmagini sparire tre minuti dopo averle postate. Kaaden reagisce con ironia, applicando l’effetto blur alle zone più «scabrose» delle opere d’arte. Attenendosi ai severi dettami del Codice Zuckerberg ne sottolinea l’imbecillità.

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Gelato al gusto malizia
Ice Cream, opera dell’artista belga Evelyne Axell, utilizzata all’inizio di febbraio del 2016 dal Philadelphia Museum of Art per illustrare una mostra sulla Pop Art, è stata cancellata da Facebook che vi ha colto un «contenuto esplicito». Il museo l’ha ripubblicata invitando gli abbonati della sua pagina a pronunciarsi sul carattere «esplicito» dell’immagine. A quel punto, Facebook non ha osato sopprimere la ripubblicazione, che ha totalizzato oltre un migliaio di «mi piace».

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La galleria dei bannati

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