Isola di Wight, chi c’era e chi no

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di Ivano Sartori e Fausto Giaccone - foto di Fausto Giaccone

 

 

Wight non era Policoro

Avevo i capelli lunghi e un po’ ricci come alcuni dei ragazzi di queste foto, ma non ero insieme a loro. In quei giorni di fine agosto del 1970, anziché essere a culo nudo sui ciottoli della spiaggia dell’isola inglese, ero a scottarmi le piante dei piedi sulle sabbie ardenti e grigie di Policoro, provincia di Matera, Basilicata ex Lucania. Mi trovavo lì per ragioni sentimentali e tra un sentimento e l'altro mi sorbivo i pipponi di un amico locale, acquisito attraverso la ragazza motivo della mia trasferta. Enzo voleva convincermi a tutti i costi dell'assoluta superiorità di Lucio Battisti. Suonava e componeva canzoni sulla falsariga del cantautore di Poggio Bustone mentre io, stonato e con dita negate per qualsivoglia strumento musicale, difendevo strenuamente la poetica di Francesco Guccini che mi era apparso in un alone radioso nella sua casa bolognese di via Paolo Fabbri 43 solo qualche mese prima. Ci si accapigliava sui massimi sistemi, sulle sorti del mondo e sulla possibilità di avere una donna per amica. Dispute da liceali. Il Sud contro il Nord? Giammai.

Negli stessi giorni, il ventisettenne Fausto Giaccone partecipava (seminudo?) al terzo raduno musicale sull'isola di Wight, luogo di villeggiatura di bancari in pensione, prima che iniziasse a odorare di marijuana e a risuonare delle note del menestrello Donovan o di quegli sfasciachitarre degli Who. Fausto, che veniva dalla Sicilia, era lì con una macchina fotografica, e probabilmente con qualche accessoria intenzione latina, non molto dissimile da quelle che avevano animato le gite di tanti italiani verso la Svezia come controffensiva all'invasione barbarica delle spiagge romagnole da parte delle scandinave. Tu chiamali, se vuoi, gemellaggi culturali.

 

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Ero dunque sceso al Sud, mentre Fausto era salito al Nord. Senza incontrarci. Cercavamo entrambi la diversità ideale lontano dai rispettivi cortili di casa. All'epoca non pensavo che avrei fatto lo scribacchino di mestiere. Non so se Fausto pensava che sarebbe diventato un importante fotografo. Insomma, che saremmo finiti giornalisti, a raccontare più o meno le stesse cose con mezzi differenti e convergenti. Ci trovavamo nei medesimi giorni ai capi opposti di un'Europa ancora di là da venire (per l'Italia era l'anno del debutto della Regioni, intese come istituzioni), che immaginavamo libertaria e un po' nudista anziché liberalista e catafratta nella sua armatura di latta com’è poi diventata.

Nella ricerca di quell'utopia era più avanti Fausto che era andato ad ascoltare i Jefferson Airplane e a fare amicizia con le bionde nordiche o io che avevo seguito una ragazza meno bionda delle mie parti e pretendevo di catechizzare un lucano sulla maggior qualità della musica anglosassone e dei suoi emuli emiliani?

 

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In realtà, in questa storia non ci sono né avanti né indietro, né buoni né cattivi. Ci sono solo ricordi e il tentativo di dare loro un senso. Di incasellare storie personali nella Storia maiuscola. Io, compilando questa nota; Fausto, esponendo le foto dell’isola di Wight nella città dove sono nato e nel cui territorio (come si dice oggi) ho abitato per oltre vent'anni. Non ci conoscevamo, io e Fausto, alla fine di quell’agosto del 1970 e sarebbero trascorsi oltre vent'anni prima che ci incontrassimo a Milano. Ora che stiamo per rivederci a Salsomaggiore, dai giorni di Whigt e Policoro ne sono passati 45. Di anni che non sono microsolchi.

Prima di cedere la parola al compare Fausto, ricordo che quell'anno mi risciacqui le orecchie al Vigorelli di Milano. Il primo ottobre, con la Cinquecento di mia sorella, la ragazza di Policoro che non era di Policoro, e altri due, andai al concerto dei Rolling Stones. Edizione pomeridiana. Dovevo riportare la 500 prima che fosse buio. Quella gita milanese mi riscatterà mai dall’assenza all’isola di Wight? (Ivano Sartori)

 

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Wight fu un bagno mistico

L’ agosto 1970 segnò per me il primo vero anno da fotoreporter. Avevo iniziato solo due anni prima, in quel fatidico 1968, in cui a Roma abbandonai l’idea di fare l’architetto e decisi che avrei fatto il fotografo, o meglio il fotoreporter. Il ’68 passò saltando da una storia all’altra, una più appassionante dell’altra. Gennaio in Sicilia per il terremoto nel Belice, febbraio e marzo a Roma seguendo le lotte del movimento studentesco. In agosto e settembre, in Egitto e Giordania, a realizzare il primo reportage sulla resistenza palestinese a un anno dalla Guerra dei Sei Giorni, che finì sulle pagine di Paris Match, allora per noi un mito insieme a Stern e Life.

 

 

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Nell’estate del 1970 decisi di passare un periodo in Gran Bretagna. A Londra mi divisi tra servizi sui Black Panthers, gli skinhead, la City ancora popolata da tube e bombette. Poi lessi che si sarebbe svolto un festival musicale nell’isola di Wight. L’anno prima, negli Stati Uniti, c’era stata Woodstock, e avevo ancora in mente le immagini che avevo visto su Life: grandi masse di giovani pazzi per la musica, le droghe e l’amore, una in particolare, del fotografo Burk Uzzle, di una coppia in piedi abbracciata sotto una coperta, con sullo sfondo centinaia di coetanei in sacco a pelo.

 

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Credo che mi diressi verso il luogo del raduno, East Afton Farm, Freshwater, con quelle aspettative. Sapevo che ci sarebbero state presenze musicali indimenticabili, da Jim Morrison a Leonard Cohen, ma non arrivai mai sotto il palco, tale era la calca. Preferii restare ai margini cercando delle immagini significative di contorno, e così riuscii a essere presente a quel bagno mistico di giovani nudi nelle acque dell’isola al tramonto, seguito da balli tribali sulla spiaggia, che rimase per me come la sintesi di quei giorni. (Fausto Giaccone)

 

Fausto Giaccone ad Hyde park (Londra) nel 1970

 

La mostra di Fausto Giaccone dedicata al festival dell’Isola di Wight, edizione 1970, si terrà al Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore (Parma) il 26 e 27 settembre 2015 nell’ambito del Frame Foto Festival.

 

Fausto Giaccone a Chandigarh, Punjab (India), nel 2009

 

 

Per saperne di più sul clima controculturale degli anni Sessanta-Settanta, si consiglia la lettura del libro di Matteo Guarnaccia Re Nudo Pop & altri festival (Vololiberoedizioni), nel quale si trova il capitolo «Sai cos’è l’isola di Wight?»

 

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