Guam, trofeo americano

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«Sulle targhe delle auto dell’isola o sulle T-shirt per i turisti si legge: «È qui che il giorno americano comincia». Vero. Guam è il territorio americano più a occidente, a sette ore di volo dalle Hawaii, ma un giorno prima. Questa «fortezza americana nell’Asia del Pacifico», come titola uno studio dell’Us Army War College, è il più formidabile avamposto militare degli Stati Uniti nella regione.

È da Guam, durante la Seconda Guerra mondiale, che decollarono un migliaio di bombardieri B-29 per andare a sganciare i loro micidiali carichi sull’arcipelago giapponese. Qui erano acquartierati mezzo milione di GI pronti a dare l’assalto a Okinawa e Iwo Jima. E sempre da Guam e dalle isole vicine si sono involati i B-52 che cosparsero il Vietnam di bombe e napalm.

La storia di Guam è sorprendente. Sulle alture delle cale dove i galeoni gettavano l’ancora per rifornirsi di acqua e viveri, si trovano ancora i resti di qualche fortino spagnolo. Scoperta da Magellano nel 1521, l’isola restò per circa tre secoli e mezzo sotto tutela spagnola, prima che qualche colpo di cannone la facesse passare in mani americane nel 1898.

Per circa mezzo secolo, Guam fu essenzialmente un punto avanzato di approvvigionamento di carbone per la Marina americana. La storia vi sbarca di nuovo con le truppe giapponesi che s’impadroniscono dell’isola nel 1941. Guam sarà l’unico pezzo di territorio americano occupato per due anni e mezzo.

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Oggi qui non si parla d’altro che della «superbase» di cui l’America dispone nel cuore strategico dell’Asia del Pacifico. Il generale John Doucette, comandante della base aerea di Andersen, nel nord dell’isola, mostra la carta appesa al muro. «Se si traccia un cerchio con centro Guam», dice l'ex pilota di caccia, «si può vedere che tutte le zone sensibili sono a meno di sei ore di volo». La posizione di quest’isola dell’arcipelago delle Marianne è strategica. A uguale distanza dal Giappone e dalle Filippine, che si trovano a meno di tre ore di volo. E, naturalmente, a distanza interessante sia dalla Cina sia dalla Corea del Nord.

La grande base, operativa dal 2014, ha dato alloggio ai primi marine in partenza dal Giappone. Ed è stato proprio il Giappone a finanziarne il trasferimento con sei miliardi di dollari. È il prezzo pagato per togliersi dai piedi 8500 marine di stanza a Okinawa, anche se sull’isola giapponese ne resteranno 10 mila. Per gli americani è un effetto delle manifestazioni di proteste contro gli sgraditi occupanti.

Guam, che è «territorio non incorporato», ospita circa 18 mila militari ai quali vanno aggiunti oltre 19 mila familiari. L’inquilino americano ha sollevato dunque il tallone dal territorio giapponese per affondarlo in un’isola che per tanto tempo è stata di tanti e che solo da poco più di un secolo deve sopportare usi, costumi e armi lontani sette ore di volo. Che non sarà una gran distanza in tempo di guerra, ma è un bel pezzo d’oceano Pacifico in tempo di pace. (is)

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