Il cielo pulito di Cortina e un’Italia che non c’è più

Panorama di Cortina. Sullo sfondo, Le Tofane

 
di Roberto Napoletano

 

È passata da poco l'una di notte in una Cortina piena di neve, con un cielo pulito e un'aria fredda piacevole, nei primi giorni dell'anno. Antonio Di Franco, mezzo secolo da barman del Posta e di storia cortinese, sta sistemando le ultime cose e mi fa strani gesti dalla finestra socchiusa che si affaccia su Corso Italia, nel cuore della perla delle Dolomiti dove tutto finalmente tace. Vuole che io e mia moglie ci fermiamo a «casa sua» per fare due chiacchiere e bere qualcosa.

«Lascia perdere Antonio, è tardi, passiamo domani», ribatto. «Direttore, è vero che è cambiato tutto a Cortina, come in Italia, ma qui, in questo locale, a metà degli anni Settanta si cenava ancora alle due o tre di notte, uscivano a frotte dal Cristallino, tavolate per dieci persone tutte prenotate! Fermatevi, almeno facciamo due chiacchiere» insiste.

Chiedo: «Black-out a parte, come va? La crisi si sente meno?». «Meglio di due anni fa, ma ripeto: è cambiato tutto. Idina Ferruzzi e le sue amiche non sciavano, ma venivano a Natale e andavano via a marzo. Il vecchio Mondadori amava e rispettava questa montagna, Montanelli ci viveva, imprenditori, artisti, scrittori, aristocratici di tutto il mondo, Roma, Milano, e poi le famiglie, belle famiglie e tanta gioventù. Cortina era la capitale delle vacanze di un Paese vivo, colto, a suo modo curioso...».

Lo fermo: «Vuoi dire che oggi siamo morti?». «Voglio dire che Andreotti mangiava pochissimo ma era Andreotti, una sera in un tavolo c'era lui e in un altro Spadolini, ai lati anche loro separati, De Michelis e Fracanzani. Prima tutti stavano a Cortina almeno una settimana. Oggi non si viene neppure più venerdì ma sabato e si scappa domenica pomeriggio, anche a Cortina c'è il mordi e fuggi. Sono meno quelli che capiscono, apprezzano e rispettano la montagna, e sono in aumento quelli che vorrebbero andare con la macchina in mezzo al bosco». «Antonio, dimmi dei cortinesi, qui mi sembra che le cose non sono cambiate...».

 

Il bar del Posta

 

Prende fiato, una smorfia, poi sembra quasi voler rassicurare: «Se la cavano, se la cavano bene, hanno tanti mestieri, maestro di sci, guida, albergatore, commercio, diciamo però che sentono la crisi dell'Italia, sono meno allegri di una volta. Quando stavano tutti bene l'oro veniva da fuori, oggi siamo rimasti noi, il fascino pieno di storia dell'Hotel de la Poste e del Miramonti, lo stile ampezzano dei nostri piccoli e grandi alberghi, il paradiso delle piste da sci e della montagna. Diciamo che uomini e paesaggio tengono botta, sopportano le mille ossessioni burocratiche e fiscali di un Paese malato, e resta per fortuna un po' di oro sopravvissuto. Per capire il morso della crisi anche nella terra dei ricchi, basta chiedere le quotazioni delle case, se vuoi vendere davvero devi scendere e di molto».

A un certo punto, Antonio appare quasi sovrappensiero e poi, di colpo, si lascia andare a una mezza risata: «Ho davanti agli occhi una principessa romana, cambia pelliccia due o tre volte al giorno, visone, leopardo, cincillà, e anche il suo barboncino bianco, Ludovico, cambia pelliccia, sempre uguale alla sua, uno spettacolo. Una notte sono a casa, la principessa mi chiama: Antonio ho perso un brillante al bar, aiutami. Alle quattro e mezzo del mattino lo troviamo sotto il piede di un tavolino e ritorno a casa. Passa meno di un'ora e mi richiama il portiere di notte: è rimasto dentro Ludovico, è in atto una tragedia, devi riaprire il bar. Diciamo che erano altri tempi, e in quei tempi di caviale a volontà c'erano anche tipi così».

 
Il treno per Cortina della Ferrovia delle Dolomiti, istituita nel 1921 e soppressa il 17 maggio 1964. Percorreva la linea Calalzo di Cadore-Dobbiaco.

 

Si è fatto tardi, Antonio, ci rivediamo comunque domani, non ho capito qual è l'Italia che ti piace davvero di più, ma intuisco che il passato, anche con il suo carico di vizi e debolezze, esercita un fascino profondo, se non altro ti fa sentire più giovane. Sulla faccia del re dei barman, partito da Villa Santa Maria, patria dei cuochi in provincia di Chieti, si stampa un sorriso amaro: «Cortina oggi corre il rischio di assomigliare a quelle donne della nobiltà che hanno conservato nomi altisonanti, ma non hanno più niente. Guai se succedesse, mi rifiuto anche di pensarlo, vorrebbe dire che noi abbiamo perso tutto, certo, ma che l'Italia non c'è più, è sparita e non si può riprendere». Il cielo pulito di Cortina ci dice che non succederà. (Da Viaggio in Italia)

 
Un manifesto pubblicitario del periodo tra le due guerre

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