Acqua, il mondo ha sete

Erbil (Kurdistan). Una ragazzina e il suo fratellino, la cui famiglia è sfuggita alle atrocità dell'Isis, tornano al campo con una scorta d'acqua. (Stringer:Reuters)

 

In Mad Max: Fury Road, si combatte senza esclusione di colpi per il controllo dell'acqua potabile in mano ai Figli della Guerra. In Quantum of Solace (2008), terz'ultimo episodio della saga di James Bond, l’imprenditore Dominc Greene cerca con ogni mezzo di impadronirsi dei bacini di approvvigionamento idrico della Bolivia per imporre al mercato il suo monopolio. In entrambi i film, l'acqua è più preziosa del petrolio.

 

Aleppo, 2013. Un ragazzo beve acqua uscita da un tubo dell'acquedotto danneggiato dai bombardamenti. Chi va ad approvvigionarsi si espone ai tiri dei cecchini. (Muzaffar Salman:Reuters)

 

Non si tratta né di fantascienza né di fantapoltica né di cinema catastrofista ma di storie di finzione basate su un dramma reale: la penuria d'acqua nel pianeta e la sperequazione tra chi ne ha in abbondanza e chi ne è privo o quasi. Basta sfogliare i giornali e gettare un occhio a certe immagini per rendersene conto. Mentre nel mondo occidentale e settentrionale l'acqua cola dai rubinetti in abbondanza e arricchisce un florido commercio di «minerali» in bottiglia, in molti Paesi si muore di sete o si muore per aver bevuto l'acqua sbagliata.

 

Abitanti di Sanjay Colony, quartiere residenziale di New Delhi, si riforniscono da un'autocisterna. La distribuzione dell'acqua viene fatta in maniera molto diseguale, a seconda dei quartieri

 

Si calcola che siano 748 milioni le persone che nel mondo non hanno accesso a un'acqua potabile nel senso più autentico della parola. Ogni anno, 2,6 milioni di persone muoiono di colera, epatiti e febbri tifoidee per essersi dissetate con acque sudicie, inquinate o comunque imbevibili. La metà delle vittime ha meno di 15 anni.

 Mumbai. Un operaio di un'unità di riciclaggio dell'alluminio a Dharavi, la più grande bidonville dell'Asia (Arko Datta:Reuters)

 

Non c'è nulla di fatale in questi dati, sono solo la conseguenza di interessi privati che godono della connivenza della politica. Quella subdola dei Paesi progrediti, dove le lobby fanno pressioni sui partiti perché l'acqua sia privatizzata. Quella dei Paesi in guerra dove l'acqua è usata come arma. L'ultima conferma viene dall'Iraq, dove l'Isis ha chiuso i condotti della diga di Ramadi, sull'Eufrate, per piegare la resistenza della popolazione di alcune località assediate.

Le immagini di questa pagina e della galleria non sono che poche gocce di una tragedia universale.

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