Antico Egitto, Tutankhamon aveva un pugnale spaziale

La maschera di Tutankhamon

 

 

 

Gli antichi papiri non mentivano sul «ferro piovuto dal cielo». Ma ci sono voluti 94 anni per avere la certezza scientifica che la lama del pugnale di Tutankhamon fu forgiata con il metallo contenuto in un meteorite. Grazie a una ricerca italo-egiziana è stato risolto il mistero dell'origine di uno dei due pugnali ritrovati nel sarcofago del faraone adolescente. L'enigma faceva scervellare gli archeologi dal 1922, quando la sua tomba fu scoperta nella Valle dei Re.

«All'epoca di Tutankhamon gli oggetti di ferro erano rari, gli egizi non avevano sviluppato la metallurgia e non c’erano cave. Perciò il ferro era considerato più prezioso dell'oro», spiega Francesco Porcelli, professore di Fisica al Politecnico di Torino e per otto anni, dal 2007 al 2014, addetto scientifico dell’ambasciata italiana al Cairo. Proprio a causa della sua eccezionalità il pugnale di Tutankhamon ha continuato a suscitare interrogativi e accesi dibattiti tra gli studiosi. Al di fuori degli ambienti accademici, chi si provò a tirare in ballo la spiegazione extraterrestre fu trattato da fanta-scienziato. Ora, con la fluorescenza a raggi X, gli scienziati devono ammettere che un filo di vero c'era in quella supposizione basata sul rigo di un antico papiro: ebbene sì, il ferro della lama di quel pugnale arriva dallo spazio.

 

 

Il pugnale di Tutankhamon fabbricato con il mettalo di una meteorite. Risale a 3.300 anni fa

 

 

Il pugnale, lungo circa 35 centimetri e per nulla arrugginito, fu ritrovato tra le bende della mummia, come se nell'aldilà l'augusto sovrano, morto che non aveva ancora vent’anni, dovesse difendersi da qualcuno o da qualcosa.

Il mistero ha cominciato a dissolversi nel 2008, quando Vincenzo De Michele, curatore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, scoprì il cratere che fu all’origine di tutto. «Stavo analizzando in maniera dettagliata la zona su Google Earth, alla ricerca di villaggi neolitici, quando ho notato questa formazione del tutto simile al cratere prodotto da una bomba di grande potenza. Poteva trattarsi di un bombardamento o dell’esplosione di un missile, visto che è una zona calda dal punto di vista politico», racconta De Michele. «Decidemmo di andare a vedere con i nostri occhi e, una volta sul posto, fu subito evidente che si trattava di un cratere provocato dalla caduta di un meteorite. La bomba era arrivata dallo spazio». Il Cratere Kamil, così si chiama dal 2008, è un piccolo «cratere lunare», molto raro sul nostro pianeta dal momento che alla lunga l’erosione finisce per cancellare i segni degli impatti dei meteoriti.

 

 

Il Cratere Kamil, scoperto nel 2008

 

 

Alla spedizione parteciparono studiosi di Pisa e dell’osservatorio astronomico di Pino Torinese. «La scoperta del cratere riportò alla luce l’interrogativo sul pugnale, decidemmo allora di fare delle analisi, vincendo la riluttanza delle autorità egiziane, gelosi dei loro reperti», spiega Porcelli. E aggiunge: «L’indagine, grazie alla fluorescenza a raggi X, non è stata invasiva, i dati raccolti sono stati poi esaminati in Italia». Nel 2010, sarà confermata l'origine extraterrestre del cratere con la pubblicazione di un articolo sulla prestigiosa rivista Science.

Come si è giunti alla conclusione che il metallo è di indubbia provenienza spaziale? «Grazie alla sua composizione», spiega il professor Porcelli, «il ferro contiene nichel al 10% e cobalto allo 0,6: sono le concentrazioni tipiche dei meteoriti. Pensare che possa essere il frutto di una lega è impossibile, considerando che la civiltà egizia non aveva dimestichezza con la manipolazione del ferro».

Gli echi della scoperta fioccano e rimbalzano sul web da un capo all'altro del mondo. Non capita tutti i giorni che i misteri dello spazio entrino in felice collisione, anzi di collusione, con gli enigmi dei faraoni. Ma i guastafeste non mancano. Per lo storico e archeologo Clément Salviani, specialista di armi antiche, non è il caso di scaldarsi tanto. Un filo indispettito dal clamore mediatico e dalla ricerca dello scoop a tutti i costi non esita a gettare acqua sul fuoco.

Essendosi occupato di armi dell’antica Italia, si è imbattuto in lance fatte dello stesso metallo «celeste». Perciò non si è scomposto. E ha twittato, citando il minerale immaginario nel film di fantascienza Stargate: «Mi spiace, ma il coltello di Tutankhamon non è di Naqahdah». Pascal Riché lo ha intervistato per Le Nouvel Observateur.

 

 

Un altro pugnale di Tutankhamon

 

 

Si può spiegare il fatto che il pugnale di Tutankhamon sia fatto di un metallo meteoritico?
«Che sia confermato da uno studio serio, va molto bene. Ma questo non è insolito. La metallurgia del ferro è iniziata tra il 1500 e il 1400 a. C. È una tecnologia che non si è sviluppata in Egitto, quanto in Mesopotamia e sull’altopiano anatolico. In compenso, in Egitto si potevano lavorare metalli ferrosi meteoritici. Per trovare questo metallo non c’era bisogno di scavare: cadeva dall’alto a caso. Poteva trovarsi lì da milioni di anni. Di interessante c’è che questo metallo era “nativo”, vale a dire quasi puro, una lega di ferro e di nickel: della taenite (che contiene molte nickel) o della camacite (che ne contiene poco). Non era necessario depurarlo riscaldandolo ad alta temperatura, come si deve fare con i materiali terrestri, a oltre mille gradi. Bastava passarlo alla fiamma e martellarlo con la forgia».

Ma questo ferro meteoritico non era estremamente raro?
«Sì, certo. Era un metallo di prestigio, riservato alle élite più elevate. Non serviva a fare gli utensili dei contadini. Non stupisce infatti che sia stato ritrovato nella tomba del faraone. È interessante perché prova soprattutto quale grande problema avesse l’antico Egitto a procurarsi metalli sul suo stesso territorio».

Sapevano allora che era caduto dal cielo?
«Non c’era alcun modo di saperlo. Quel minerale non cadeva sotto gli occhi dei faraoni. Era presente sulla terra da secoli, anzi da milioni d’anni. Chi lo raccoglieva, lo rivendeva».

 

 

Il geroglifico egizio che può essere tradotto «ferro venuto dal cielo».

 

 

L’Egitto non aveva vene di minerali metallici?
«C’erano pochissimi giacimenti metallici nell’antico Egitto. Gli Egizi lavoravano il bronzo, lo stagno, il rame, l’oro. Ed è stato soprattutto per approvvigionarsi di metalli che sono partiti in seguito alla conquista del Sinai. Quanto al metallo nativo, terrestre, era inesistente in questa regione. In ogni caso, è molto raro: può affiorare quando certe quantità di magma s’infiltrano in filoni di carbone o di lignite, provocando un processo chimico particolare, detto riduzione. Si è trovato così un giacimento di ferro nativo terrestre in Groenlandia, che gli Inuit hanno sfruttato per secoli. Ma non in Egitto».

Intervista interessante, ma ci pare che il professor Salviani, non confuti quanto è stato scoperto da italiani ed egiziani sull’origine extraterrestre del pugnale di Tutankhamon. Ha solo menato il can per l’aia, dimostrando di essere più ferrato in materia (e materiali) geologici e metallurgici che archeologici. Dunque, non si capisce perché la scoperta lo abbia tanto irritato. Non è che i francesi debbano sempre arrivare primi. Qualche volta possono anche non partire.

Per saperne di più sulla ricerca condotto dall'equipe formata da studiosi italiani ed egiziani (testo in inglese), clicca qui

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