Arabia Saudita, come distruggere La Mecca senza l’Isis: bastano le gru

Le gru dominano la Grande Moschea
 

 

Quel che è accaduto in Arabia Saudita, lo hanno raccontato profusamente giornali e tv. Quella di cui si sa molto poco è il luogo della sciagura, cioè La Mecca, inavvicinabile per chi non sia di fede islamica. Può aiutarci a saperne di più la ripresa di una articolo pubblicato lo scorso anno dal New York Times ed eloquentemente intitolata «The Destruction of Mecca». Ne è autore Ziauddin Sardar, intellettuale britannico di origine pakistana, che lo scrisse nei giorni dello hajj, il pellegrinaggio che i fedeli musulmani sono tenuti a fare, secondo quanto prescritto dal Corano, almeno una volta nella vita nella città santa della Mecca.

 

 

Ziauddin Sardar

 

 

Un incrocio tra Disneyland e Las Vegas
La Mecca è il luogo di nascita di Maometto, e in una grotta a poco più di tre chilometri dalla città è avvenuta – secondo la tradizione islamica – la prima rivelazione del Corano al profeta. Per questo motivo, è il luogo più importante per l’Islam. La città ha oggi circa 2 milioni di abitanti – senza contare i milioni di pellegrini – e si trova in una stretta valle, circa 300 metri sopra il livello del mare, a poche decine di chilometri dalla costa occidentale dell’Arabia Saudita. Dal 1925, la città fa parte del regno dell’Arabia Saudita.

«I pellegrini che arriveranno» scrisse Ziauddin Sardar nel suo articolo sul New York Times, «cercheranno invano la storia della Mecca». Al suo posto troveranno un sorta di mix «tra Disneyland e Las Vegas». Nell’articolo, Sardar spiegava poi come e perché La Mecca sia cambiata radicalmente, soprattutto a partire dalla metà degli anni Settanta.

 

Bir e Tuwa, un luogo sacro associato al profeta Maometto in via di demolizione. Foto di Irfan al-Alawi

 

 

Il simbolo della trasformazione è rappresentato dalle sette torri dell’Abraj Al Bait, un complesso di edifici con al centro la Torre dell’Orologio del Royal Hotel della Mecca: terminato nel 2012, alto poco più di 600 metri, è per altezza il terzo del mondo e detiene anche il record mondiale di edificio con la maggior estensione di spazio calpestabile. Questo complesso, con i suoi «centri commerciali di lusso, alberghi e ristoranti per super-ricchi» dice Sardar, domina la città al posto della Moschea Sacra, dove si trova invece la Kaaba, il centro simbolico dei musulmani di tutto il mondo.

L’orizzonte non è più dominato dalla sagoma frastagliata delle montagne, ma «dalla brutalità e bruttezza di strutture rettangolari in acciaio e cemento». I lavori proseguono nell’area della Grande Moschea. L’ultima novità è rappresentata da una passerella sospesa a 13 metri da terra, larga 12, per consentire anche ai pellegrini disabili di girare intorno al centro della Moschea.

 

 

La biblioteca costruita sul luogo di nascita di Maometto. Foto di Irfan al-Alawi peg

 

 

A quando la Grande Ciambella?
La fase iniziale di quella che Sardar definisce «distruzione della Mecca» è iniziata a metà degli anni Settanta, quando iniziò la demolizione di molti edifici antichi risalenti al tempo del profeta Maometto. Le vecchie case ottomane, con le eleganti finestre e porte scolpite, sostituite da edifici «orribili» e nel giro di pochi anni La Mecca fu trasformata in una città «moderna», senza più vicoli medievali, con ampie strade a più corsie, svincoli, alberghi e centri commerciali.

In tempi più recenti, sono stati cancellati i pochi edifici e luoghi superstiti con un significato religioso e culturale, compresi alcuni luoghi legati alla vita di Maometto. La casa di Khadijah, la sua prima moglie, è stata abbattuta per far posto a strutture per i pellegrini (tra cui i servizi igienici). Sopra la casa di Abu Bakr, compagno del profeta e suo successore come primo califfo, è stato costruito un albergo. Nel luogo tradizionalmente identificato come la casa natale del profeta, si trova una piccola biblioteca con un cartello in cinque lingue che dice: «Non esistono prove che il profeta Maometto sia nato qui, perciò è vietato farne un luogo di preghiera o di supplica».

Quel che resta è il nucleo più interno della Grande Moschea, con la Kaaba: un edificio a forma di cubo che, secondo il Corano, è stato costruito da Abramo (Ibrahim) e dal figlio Isacco dopo che questi si era trasferito in Arabia. Nei secoli successivi, intorno alla Kaaba, è stata costruita la Grande Moschea. Secondo Sardar, è solo questione di tempo prima che l’interno della Sacra Moschea venga sostituito «con un edificio ultramoderno a forma di ciambella».

 

 

Distrutte le colonne della Grande Moschea che risalivano a 500 anni fa, all'epoca abbaside. Foto di Irfan Al Alawi

 

 

Materialismo commerciale e ortodossia omicida
Ziauddin Sardar spiega che questa metamorfosi non legata solo alla naturale crescita della città. «I “guardiani” della Città Santa, i governanti dell’Arabia Saudita e i sacerdoti, hanno un odio profondo per la storia. Vogliono che tutto sembri nuovo di zecca». A differenza di altre città come Baghdad, Damasco e il Cairo, La Mecca non è mai stata un grande centro intellettuale e culturale dell’Islam, «ma è sempre stata una città pluralista in cui il dibattito tra le diverse sette musulmane e scuole di pensiero non era insolito». Ora prevale un’interpretazione letterale, monolitica e astorica dell’islam: i fanatici minacciano i pellegrini di sette diverse. «L’anno scorso, un gruppo di pellegrini sciiti dal Michigan è stato attaccato con i coltelli e nel mese di agosto, un gruppo di musulmani americani ha scritto al Dipartimento di Stato per chiedere protezione durante lo hajj di quest’anno».

La cancellazione della storia della Mecca ha avuto un enorme impatto sulla stessa pratica del pellegrinaggio ormai svuotato e ridotto a un banale esercizio di rituali: si tratta solo di un «pacchetto turistico» dice Sardar, «in cui ci si sposta da hotel a hotel, e durante il quale raramente si incontrano persone di culture ed etnie diverse». Quello che è avvenuto e sta accadendo a La Mecca ha anche un profondo effetto sui musulmani di tutto il mondo e aiuta a spiegare o a capire la diffusione del fondamentalismo.

La ragione sta in una reazione alla prevalenza degli interessi sauditi, in cui si mescolano materialismo e ortodossia religiosa. Il tutto nella convinzione che i siti storici promuovano l’idolatria. «Il cuore spirituale dell’Islam è un modernissimo e monolitico enclave, dove la differenza non è tollerata, la storia non ha alcun significato, e il consumismo è fondamentale. Non c’è da stupirsi se la traduzione letterale e le interpretazioni omicide dell’islam ad esso associate sono diventate dominanti».

 

 

Fotogalleria

Previous Image
Next Image

info heading

info content

Nessun commento ancora

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi